Variazione sul tema 2, la mostra di Roberta Signani in una recensione di Valerio P. Cremolini

LA SPEZIA-  Variazione sul tema 2 di Roberta Signani, alla BAG-Brandi Art Gallery (via Vanicella 37), sino al 3 dicembre p.v. Da martedì a sabato, dalle 16.00 alle 19.30.

Purezza, autenticità, poesia

Lo sguardo d’insieme sulle tele di Roberta Signani suscita un’aura di rilassatezza e di piacevole abbandono. I suoi lavori, esigenti sul piano tecnico e dall’alta raffinatezza compositiva, inducono ad affermare, non esprimo nulla di nuovo, come l’arte sia pensiero e cultura, che si fondono nella progettualità dell’artista, momento fondamentale che anticipa l’esecuzione di appaganti dipinti. Essi perseguono una precisa grammatica formale, sviluppando le originali idee del vortice, della spirale e della parabola. Ecco alcuni titoli di opere che li richiamano: Vortice sonoro, Spirale Fibonacci, Spirale policentrica, Parabola in luce, Confine parabolico, ecc.

Al libero e ordinato concatenarsi di forme, generate da combinazioni di linee e colori che partecipano al laborioso e riflessivo processo creativo della pittrice, si addice la medesima “operazione di sofisticata e razionale pulizia” attribuita a Mondrian. Le diverse fasi processuali, mai affrettate, conducono, infatti, alla graduale definizione della struttura delle opere, svelate da disuguali forme geometriche sulle quali si distinguono sia il colore uniforme (verde, rosso, rosa, azzurro, bianco, ecc.) sia una misurata luminosità, che talora sembra accarezzarlo.

Quel che conta è attribuire consapevolmente valore al procedimento operativo messo in atto, “la cui validità – afferma Giulio C. Argan – dipende dalla bontà della metodologia e della serietà dell’operazione”. Quanto a senso di responsabilità la Signani ha tutte le carte in regola, allorché, ad esempio, colloca tra i fondamenti della sua ricerca, lo ha argomentato molto bene Mara Borzone, l’applicazione delle regole dell’antica Sezione Aurea. Ciò per attribuire connotati di scientificità ai suoi lavori dagli esiti estetici che, alla fin fine, richiamano i duraturi e inviolabili requisiti classici dell’armonia, della perfezione e della bellezza.

La geometria, è ben noto, occupa nella pittura capitoli non esigui e la sua differenziata elaborazione, grazie ad eccellenti artisti che hanno celebrato a loro piacimento linea, spazio e, ancora una volta, il colore, ha offerto un succedersi di espressive forme elementari, da considerare alla stregua di singolari e differenti volti della nobile scienza matematica.

Ho citato Mondrian, ma quando si avvicina l’ambito dell’Astrattismo geometrico, viene d’obbligo evocare sia l’assolutismo teorizzato da Kazimir Malevic sia altre derivazioni che conducono, ad esempio, alle geometrie astratte ed essenziali o, come è stata definita, alla “poetica della forma” del Neoplasticismo di De Stijl, corrente artistica che ha inequivocabilmente influenzato anche l’architettura. Non è marginale, inoltre, l’apporto sul piano teorico e formale delle tipicità degli astrattisti italiani, tra cui Mario Radice, Mauro Reggiani, Manlio Rho, Atanasio Soldati e Luigi Veronesi. Facendo un passo a ritroso incontriamo, peraltro, un primissimo teorico, già consapevole del significato dell’astrazione, cioè quel Maurice Denis, esponente dei Nabis, che ricordava che un quadro “avant d’être un cheval de bataille, une femme nue ou une quelconque anecdote est essentiellement une surface plane recouverte de couleurs en un certain ordre assemblées”. Sì, “superfici piane ricoperte di colori”, affrontate razionalmente dalla nostra pittrice inseguono, come emerge da ogni variante formale dei suoi dipinti, l’obiettivo della purezza della pittura.

Purezza che significa chiarezza e autenticità, valori non disattesi nel già citato Astrattismo geometrico, linguaggio nobilitato dalla Signani durante la sua matura esperienza tuttora in divenire. In effetti, percorrendo il suo itinerario, sempre visibilmente attratto da questa opzione, sono scanditi vari cicli di opere, che segnalano mutamenti tematici, forse non sempre percepibili, appartenenti alla sua inconfondibile ricerca dalle caratteristiche apertamente sperimentali.

Risuona, infine, nella trama ordinata delle composizioni, tra quadrati, rettangoli, triangoli, linee rette e curve, il silenzioso respiro della poesia, che ha il suo apice nel chiarore, nella dissolvenza, nei ponderati rapporti e nel tangibile equilibrio dell’esemplare Rotazione quadrati. Ben altro, dunque, che la freddezza imputata alla geometria.

Valerio P.Cremolini

parabolando-2016

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