I grandi solisti (10): Eric Clapton

“Eric Clapton is God”, Eric Clapton è Dio. Questa scritta comparve in una stazione della metropolitana di Londra tanti anni fa. Considerato il secondo miglior chitarrista della storia, prima di lui viene Jimi Hendrix, Clapton è l’unico musicista al mondo ad essere entrato nella famosa Rock and Roll Hall Of Fame tre volte. Da solista, come membro dei Cream e degli Yardbirds, due dei fantastici gruppi dei quali ha fatto parte, autentici mostri sacri della grande stagione musicale degli anni sessanta. Detto anche “Slowhand”, Mano lenta, per il suo modo di suonare, è stato definito dal grande Chuck BerryL’uomo del Blues” ed ha suonato e collaborato con i nomi più influenti della musica di ogni tempo. Proprio il blues ha influenzato l’Eric Clapton ragazzino e le prime esperienze sono state come suonatore di strada, degno prosieguo di un’infanzia triste e solitaria vissuta con i nonni; la sedicenne madre lo aveva lasciato lì, il padre non lo conobbe mai, era un militare di passaggio ed il bambino Eric, in un contesto del genere, cresceva alquanto timido ma con una certa rabbia interiore.

La scalata al successo inizia con la sua entrata nei succitati Yardbirds, si consolida con i Bluesbreakers di John Mayall e si completa quando fonda i Cream insieme a Ginger Baker e Jack Bruce. Le grandi collaborazioni invece cominciano con Frank Zappa, agli inizi e non ancora acclamato e con George Harrison dei Beatles con il quale scrive “Badge”. La grande stagione dei Cream lascia ai posteri brani immortali come “Sunshine Of Your Love” e “White Room”, ma la band si scioglie all’apice del successo ed Eric Clapton continua a vagabondare nei supergruppi formando i Blind Faith, quelli di “Presence Of The Lord” e finisce nei “Derek & The Dominos”.

Intanto era uscito il primo album solista omonimo ma sarà il seguente, “Layla and Other Assorted Love Songs” a consacrarlo definitivamente grazie al brano “Layla”, uno dei pezzi più famosi ed inconfondibili della storia musicale. La fama di Clapton lievita a dismisura e diventa il rivale numero uno di Jimi Hendrix, ma, alla morte precoce ed improvvisa di quest’ultimo, Eric rimane molto scosso e, per celebrare il grande rivale, apre i concerti con “Little Wing”, brano dell’amico-nemico, per lungo tempo.

La vita di Eric Clapton è costellata da alcune morti che lasceranno il segno; di quella più dolorosa parleremo dopo, tra queste quella di Duane Allman, il chitarrista che suonava con lui nei Derek. Questo episodio spinse Clapton nel tunnel della droga e ci vorrà parecchio tempo prima che reagisca, aiutato anche da molti colleghi, ma la rinascita sarà notevole. Quando esce l’album “461 Ocean Boulevard”, ha inizio la vera carriera solista di Clapton che spopola nelle radio con la sua versione di “I Shot The Sheriff” di un ancora sconosciuto Bob Marley. La bravura a rilanciare in modo personale brani di altri artisti porterà Eric a comporre il brano più famoso e popolare in assoluto, “Cocaine” del grande J.J. Cale: “Se vuoi esser fuori devi procurartela; cocaina. Se vuoi essere a terra, a terra sul pavimento; cocaina. Lei non mente, lei non mente, lei non mente; cocaina. Se hai ricevuto brutte notizie, e vuoi cacciarle via; cocaina. Quando il giorno è finito e vuoi correre; cocaina…”. Il testo, che da sempre è stato equivocato come un inno di elogio per questo tipo di droga, in realtà è un modo ironico per far arrivare un messaggio, lo si evince nella frase “se vuoi essere a terra sul pavimento”; lo stesso Clapton disse che parlare dell’argomento in tono paternalistico avrebbe sortito l’effetto opposto ma da qualunque angolazione si guardi il tutto, resta un brano blues magistrale.

Oltre al famoso Concerto per il Bangladesh organizzato da George Harrison, Clapton partecipa a quello per i 70 anni di Nelson Mandela, in seguito anche al celebre Live Aid, sebbene avesse criticato molto Bob Geldof e Bono Vox definendoli dei politici, in senso spregiativo. A proposito di politica, fece scalpore una sua presa di posizione contro gli immigrati presenti in Gran Bretagna e questo gli costò diversi boicottaggi sia dall’ambiente che in alcune zone del Paese.

La pagina più amara della sua vita è legata alla perdita del figlioletto Conor avuto dalla storia con la soubrette Lory Del Santo; il piccolo, di quattro anni, cadde dal 53° piano del grattacielo di New York dove si trovava con la madre e questa tragedia sarà celebrata nel toccante brano “Tears In Heaven”: “Oltre la porta c’è pace, ne sono certo, e lo so che non ci saranno più lacrime in Paradiso. Saprai il mio nome se ci vedremo in Paradiso? Sarà lo stesso se ci vedremo in Paradiso? Devo essere forte e andare avanti…”. Pensare che solo pochi mesi prima di questo tragico evento, Clapton cedette il posto ad uno stanco Steve Ray Vaughan sull’elicottero per l’albergo dopo un concerto in Wisconsin, elicottero che si schiantò non lasciando superstiti.

L’arte di Eric Clapton è presente nei dischi di giganti come i Rolling Stones, Bob Dylan, Aretha Franklin, Roger Waters, Sting, Beatles, Santana e tanti altri. Un carattere brusco, ma schietto, come quel suo modo inimitabile di suonare la sua preziosa chitarra.

(Fabrizio Bordone)

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