Incontro sulle mutilazioni genitali femminili con l’Associazione Mediterraneo all’Urban Center

LA SPEZIA- Le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono pratiche tradizionali che vengono eseguite principalmente in 28 paesi dell’Africa sub-sahariana, per motivi non terapeutici. Tali pratiche ledono fortemente la salute psichica e fisica di bambine e donne che ne sono sottoposte. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che siano già state sottoposte alla pratica 130 milioni di donne nel mondo, e che 3 milioni di bambine siano a rischio ogni anno.

Nel nostro Paese c’è una legge del 2006 che vieta queste pratiche, ma a volte vengono perpetuate in maniera illegale. Il direttore del centro per le MGF dell’ospedale fiorentino di Careggi ha dichiarato: “Il numero di donne con mutilazioni con cui veniamo a contatto è cresciuto di pari passo con l’aumento degli sbarchi degli immigrati”.

L’Associazione Culturale Mediterraneo, per contribuire a conoscere e a combattere il fenomeno, ha organizzato l’incontro dal titolo “La violenza di genere: parliamo delle mutilazioni genitali femminili”, che si terrà venerdì 18 novembre alle ore 17 all’Urban Center.
Interverranno Laila Abi Ahmed e le altre donne dell’Associazione Nosotras. L’incontro si tiene in collaborazione con il Comune della Spezia, nell’ambito delle iniziative “25 novembre Giornata Mondiale contro la violenza alle donne. Insieme si può!!!”.

L’Associazione Nosotras, costituita da donne africane e italiane, è attivamente impegnata in Africa e in Italia su questo fronte. Ha pensato, tra l’altro, alla campagna “Ex Ex”, adotta un’ex mutilatrice. L’idea alla base del progetto è una raccolta fondi. Versando cioè una cifra destinata a una mutilatrice, la donna riceve un sostentamento economico e può “abbandonare il coltello”. E il fatto che questo avvenga fa pensare che le mutilazioni possano effettivamente diminuire in Africa.

L’impegno dell’Associazione in Italia è innanzitutto culturale. Le MGF in Africa spesso sono considerate consuetudini per entrare nell’età adulta. Sono utilizzate per venire accettate nella società, per sposarsi ad esempio. In alcuni contesti invece, può accadere che siano usate per spingere le donne verso una condizione di subalternità. E questo può accedere, per esempio, durante periodi di conflitto armato tra gruppi sociali. Le motivazioni che si trovano alle base delle MGF, insomma, possono cambiare. Quando una donna emigra invece, la pratica può essere risignificata. “A questo punto -dicono le donne di Nosotras- bisogna capire perché le persone continuino a praticarla. Bisogna interrogarsi sul perché una cittadina straniera che vive da anni in un Paese come l’Italia decida comunque di escidere o infibulare sua figlia. E’ un compito innanzitutto culturale che spetta alle istituzioni e alla società civile”.

Ma in Italia c’è anche un problema collaterale connesso alle MGF, che “sta emergendo solo negli ultimi tempi”, spiegano le donne di Nosotras: è quello delle adozioni. “Se gli italiani adottano una bimba che poi scoprono essere mutilata provano un senso di disagio, la famiglia italiana ha una propria cultura, avere una bimba così non è facile. Una famiglia italiana ha rifiutato una bambina perché non sapeva come gestirla. I genitori lamentavano di non essere stati avvertiti al momento dell’adozione. La piccola è stata rifiutata, ed è tornata a casa. Così si è trovata a soffrire due volte”.

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