Vittoria di Trump, il vento sta cambiando nelle politiche ed economie mondiali

Donald Trump ha vinto alla grande, stravolgendo, come si è visto, ogni pronostico a favore di Hillary; il New York Times, giornale più importante del mondo, che dava la possibile vittoria alla Clinton, ha dovuto ricredersi. Lo stesso vale per i nostri politici, Renzi e compagni, patetici nel loro tifo sfrenato e nella faziosità arrogante, si sono spesi per una facile vittoria di Hillary, ora tutti intenti a rinfrancarsi; lo stesso Barack Obama si è speso in questa campagna elettorale con tutta la famiglia.

Pertanto il partito democratico Usa/Italia ha preso una batosta eclatante e clamorosa. Trump ha detto di non amare la UE e l’euro, ciò significa che la Brexit diventa più forte, il No al referendum costituzionale diventa più forte, Marine Le Pen in Francia diventa più forte e Putin sarebbe grato a Trump di tutto questo.

Trump nella sua campagna elettorale interpretava la media borghesia, il ceto medio impoverito, da questa crisi mondiale, prodotta da una finanza irresponsabile a matrice Hillary, diventando un punto di riferimento per quelli che non hanno più il posto fisso di lavoro. Trump afferma che il problema è l’incapacità e l’avidità di coloro che hanno imposto e voluto una globalizzazione senza senso, ( l’elite globalista di Bill Clinton e dei democratici USA), pertanto sostiene, non più frontiere aperte, non più fabbriche delocalizzate e mercati aperti, in nome e per conto del grande nemico da abbattere, “la globalizzazione”. Il mito della globalizzazione tecnologica finanziaria non è più il Sogno Americano, non ci crede più nessuno.

Per l’Italia i danni della globalizzazione sono stati quelli di essere entrata in un sistema monetario fondato su una moneta forte e non svalutabile, l’euro. Ormai da 25 anni abbiamo perso le leve della nostra antica competitività: il costo del lavoro italiano è di gran lunga più elevato rispetto alla Cina, India e paesi del sud est asiatico; non abbiamo più una moneta debole svalutabile, ma al contrario una moneta forte e stabile, l’euro. L’Italia esporta sempre meno beni a media e bassa tecnologia e importa più beni ad alta tecnologia. Da qui la morte di molte piccole e medie impresa, mentre le imprese grandi, come la Fiat, delocalizzata. In questo panorama non certo favorevole per il nostro paese, l’Italia con un governo Renzi che non sa che pesci prendere, sarà solo un fuscello in mezzo al nuovo fiume in piena.

Mario Bonelli dottore commercialista in La Spezia

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