Libia, quale futuro? Incontro con Farid Adly

LA SPEZIA- Proseguono le iniziative del progetto “Mediterraneo diviso. Prove di dialogo”, a cura dell’Associazione Culturale Mediterraneo: il prossimo ospite sarà lo scrittore e giornalista libico Farid Adly, che affronterà il tema “Libia, quale futuro?” in due incontri, il primo a Vernazza, martedì 15 novembre alle ore 17 nella Chiesa dei Frati, il secondo mercoledì 16 novembre alle ore 10,30 nell’Auditorium del Liceo Cardarelli, in via Montepertico 1. Gli incontri sono organizzati in collaborazione con il Parco Nazionale delle Cinque Terre, il Comune di Vernazza e il Liceo Cardarelli.

Adly, residente in Italia dal 1966, collabora con il Corriere della Sera, Radio Popolare Network e Il Manifesto. Dirige inoltre Anbamed, un servizio stampa bilingue, italiano e arabo, che copre gli eventi del Mediterraneo. Ha fondato nel 1971 la prima rivista dedicata alle questioni mediorientali: Al-Sharara (la Scintilla). Ha pubblicato in italiano racconti e poesie ed è autore di “La Rivoluzione Libica“.

La Libia è un disastro alle porte di casa nostra: un Paese dilaniato dalla lotta tra le diverse milizie libiche, ognuna tutelata da potenze straniere a loro volta in conflitto tra loro. Il tentativo di dar vita a un governo di unità nazionale è fallito, e tutte le mosse sul campo vanno in ben altra direzione, la tripartizione della Libia. A preoccupare, in questi giorni, è soprattutto la situazione della città costiera di Benghazi, da dove era partita la ribellione contro Gheddafi, ma che ora è teatro di scontri senza prospettiva di fine. Il 6 ottobre il rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Libia, il diplomatico Martin Kobler, ha chiesto una pausa umanitaria del conflitto nella città per consentire di portare assistenza ai civili intrappolati nel quartiere di Qanfouda, dove alcune milizie legate ad Ansar al-Sharia si stanno scontrando con l’esercito governativo. “È una piccola Aleppo libica -racconta Adly- e la popolazione è vittima del fuoco incrociato tra l’esercito e i miliziani assediati all’interno di questo quartiere. È una tra le situazioni più preoccupanti sul territorio della Libia”. “Il vero problema della Libia -continua Adly- è la presenza di tantissime milizie che sono condizionate non da ragioni di scontro politico, ma semplicemente dal controllo del territorio per avere più potere e maggiore disponibilità finanziaria. Oggi fare il miliziano in Libia garantisce uno stipendio che è il doppio di quello di un medico, e di conseguenza moltissime milizie in Libia non hanno una strategia politica, ma semplicemente puntano al controllo di parti del territorio. Questa situazione crea quelli che io chiamo ‘gli emiri della guerra’, persone che sfruttano la loro situazione per avere più soldi dallo Stato”. Se a ciò si aggiungono i diversi interessi economici tra i Paesi europei tutor delle fazioni libiche, è difficile immaginare che sia possibile l’unità dello Stato.

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