I grandi solisti (9): Stevie Wonder

Tra i tanti artisti ancora in attività con una lunga carriera alle spalle, uno dei più influenti, sebbene dimenticato negli ultimi anni, è sicuramente Stevie Wonder. Un innovatore della musica soul, uno dei massimi esponenti della black music che ha saputo distaccarsi dai cliché di questo genere musicale grazie ad una sensibilità fuori dal comune. Non vedente a causa di una retinopatia aggravatasi nell’incubatrice, a soli tre anni il piccolo Stevland, questo il nome di battesimo, si appassiona alla musica e a quattro già suona il pianoforte. Con queste premesse da bambino prodigio, la carriera di Stevie Wonder inizia presto, tant’è che a tredici anni è già in vetta alla classifica rhythm ‘n blues con il brano targato Motown “Fingertips”, il primo di una lunga lista di successi. Gli anni d’oro sono i Settanta dove sbaraglia le classifiche con classici come “Superstition” e la romantica “You Are The Sunshine Of My Life”: “…devi aver saputo che ero solo, perché sei venuta in mio soccorso e so che questo dev’essere il Paradiso. Come potrebbe esserci così tanto amore dentro di te, altrimenti?”.

Stevie Wonder infila una serie di album consecutivi che lo consacrano come una stella di prima grandezza come “Talking Book” che contiene i due brani sopraccitati, come “Innervisions” e soprattutto “Songs In The Key Of Life”. Quest’ultimo disco, contiene delle hit mondiali come il brano dedicato ad una delle figlie (sarà padre ben nove volte!), “Isn’t She Lovely?”: “Non è adorabile? Non è bellissima? Non è preziosa? Ha meno di un minuto. Non avrei pensato che l’amore avrebbe creato qualcuno cosi adorabile come lei. Ma non è adorabile lei creata dall’amore?”. Questa canzone ariosa, proietta definitivamente Stevie Wonder al top delle classifiche mondiali ma nell’album ci sono altri brani importanti come “I Wish” e “Sir Duke”; considerato dalla critica e da tante star come Michael Jackson, Prince, Elton John come uno dei migliori album di sempre, vi parteciparono musicisti del calibro di Herbie Hancock e George Benson, tanto per citarne alcuni. Il successivo lavoro è un disco molto sofisticato, colonna sonora di un documentario, “Journey Through The Secret Life Of Plants”; si tratta di un doppio dal sapore new-age che si discosta dai precedenti album e che giunge dopo una pausa di tre anni e chiude degnamente un decennio di trionfi. Con gli anni ottanta, Stevie Wonder pare adeguarsi al disimpegno generale pur mantenendo una personalità ed una classe inimitabili e fa centro con “Hotter Than July”, disco che contiene la hit “Master Blaster”, brano che strizza l’occhio al reggae così in auge in quel periodo e la funkeggiante “Happy Birthday”. Passano altri quattro anni, siamo nel 1984 e Stevie compone la colonna sonora del film “La Signora in Rosso” di Gene Wilder; in questo disco, troviamo quello che è sicuramente il brano più popolare in assoluto del nostro cantante di colore, “I Just Called To Say I Love You”, brano che vola in cima alle classifiche di mezzo mondo, dal testo semplice e dalla musica orecchiabile: “…ti ho chiamata per dirti ti amo, ti ho chiamata per dirti quanto ci tengo, ti ho chiamata per dirti ti amo e lo dico dal profondo del mio cuore…”. In mezzo a questi due lavori, bisogna ricordare lo strepitoso successo del duetto con Paul McCartney nella celeberrima “Ebony And Ivory”, canzone sull’uguaglianza tra bianchi e neri che raggiunse una fama planetaria.

Gli anni Novanta saranno avari con Stevie Wonder, troppe nuove tendenze hanno offuscato molti grandi della musica ed anch’egli non è rimasto immune. La riscossa arriverà solo nel 2005 con l’album “A Time To Love”, ma i numeri da record sono appannaggio dei decenni precedenti con la bellezza di 25 Grammy Awards nelle categorie più disparate, inoltre dischi d’oro e di platino a bizzeffe. Un grande innovatore si diceva, ha introdotto l’uso del sintetizzatore e del clavinet nella musica nera, ha affrontato generi musicali spaziando tra il soul, il funky, il pop, la fusion e il rhythm and blues con impegno ed originalità, oltre ad avere una delle voci tra le più belle del panorama mondiale. Tra le collaborazioni di Stevie Wonder vanno ricordate la presenza al Sanremo 1969 in coppia con Gabriella Ferri (Se tu ragazzo mio), ha duettato con Michael Jackson e Lionel Richie nell’album “Usa For Africa”, quello di “We Are The World”; altri duetti famosi quelli con Whitney Houston, con Frank Sinatra e con Luciano Pavarotti.

Un elenco sterminato di suoi colleghi ha dichiarato apertamente di essersi ispirato a lui, oltre a già citati M. Jackson, Prince e W. Houston, anche Sting, il gruppo dei Toto, Mariah Carey, Beyoncè, i Red Hot Chili Peppers e numerosi altri. Da sempre impegnato nelle campagne a favore dei non vedenti, Stevie Wonder è stato ospite del Trattato di Marrakech tenutosi in Marocco nell’estate 2013, conferenza internazionale dove moltissimi Paesi hanno sottoscritto regole a favore di una maggiore accessibilità ai testi stampati per le persone con disabilità visiva. Un artista amato, sempre gioviale e positivo, seduto al pianoforte davanti al mondo.

(Fabrizio Bordone)

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