Intervista all’attore lericino Roberto Bocchi. Di Alberto Bonfigli

LERICI – Solare, socievole, una voce suadente e una cadenza della parola chiara e rassicurante, ho incontrato l’attore Roberto Bocchi a Lerici, sua cittadina natale, dove ha la sua casa e dove torna ogni volta che può.

Roberto è un attore approdato nel mondo dello spettacolo per puro caso, finalmente facendo il mestiere che sognava già da ragazzo, anche se la situazione di vita che stava vivendo nell’età scolare lo ha portato, come poi asserisce, a laurearsi in un qualcosa verso il quale non aveva alcun interesse.

D. Sei laureato in Scienze dell’Informazione e dopo la laurea il tuo primo lavoro è stato l’informatico.

R. Si. All’inizio ho insegnato informatica alla Spezia, all’istituto tecnico programmatori, in qualità di supplente. In seguito, visto che l’incarico non mi era stato rinnovato, sono stato prima a Modena dove ho lavorato nel centro elettronico di un’azienda per un anno e mezzo, poi mi sono trasferito a Parma per un incarico in una Software House in qualità di programmatore e analista. Quindi sono giunto a Milano, dove per molti anni ho praticato il mio mestiere per molte aziende americane, andando anche molto spesso a lavorare all’estero. Purtroppo, dopo l’11 settembre 2001 – l’attacco alle torri gemelle di New York – l’azienda è entrata in crisi ed ha iniziato a tagliare sul personale e anch’io sono rimasto senza un posto di lavoro.

D. È stata dura, immagino, rimettersi alla ricerca di un impiego.

No. Non ho più avuto bisogno di reperire un nuovo lavoro in campo informatico. Il caso ha voluto che – eravamo nel ’95 – un mio conoscente che lavorava in un’agenzia di pubblicità mi ha detto che avevo un viso che poteva essere adatto per interpretare certi tipi di personaggi, pertanto ho iniziato a collaborare con la sua agenzia pubblicitaria. Un lavoro che mi piaceva molto, e così ho iniziato i casting.

D. Nei tuoi programmi di ragazzo c’era mai stato quello di fare l’attore?

R. Sì. Quando ero giovane il mio sogno era proprio quello di fare l’attore. Tuttavia la situazione familiare e ambientale mi ha impedito di dedicarmi subito agli studi in questo senso. Abitando in un paese come Lerici, figlio unico, genitori anziani, la scelta obbligata è stata l’Università, perché se vuoi fare l’attore devi andare a Roma, non è che c’erano tante scelte, quindi a vent’anni non l’ho fatto. Però, dopo l’opportunità che mi è stata concessa nel mondo pubblicitario, ho rinunciato all’informatica, che non mi è mai piaciuta, per fare una cosa che mi piaceva.

D. Quindi il licenziamento è venuto, come si suol dire, “a fagiolo”.

R. Esatto. Visto che non lavorando avevo tutto il tempo necessario, mi sono iscritto a corsi di recitazione, e ho cercato di fare anche delle cose più serie. Fare l’attore non è come fare la pubblicità, dove fai vedere la tua faccia e fai due battute. Perciò mi sono iscritto a corsi di recitazione a Milano al Centro Teatro Attivo e ho partecipato a molti seminari teatrali sia in italiano sia in inglese.

D. La tua attività è molto nutrita fra televisione, cinema, teatro e cortometraggi. Hai lavorato anche con Anna Galliena e Luca Argentero.

R. Con Anna Galliena ho lavorato a un lungometraggio dal titolo Sleeping Around con la regia di Marco Carniti, in cui facevo la parte del suo chirurgo plastico. Poi l’anno scorso ho girato il film Poli opposti con la regia di Max Croci, insieme a Luca Argentero, dove ho interpretato un onorevole. Come protagonista ho interpretato il film Velvet Morgue per la regia di Dario Russo. Le ultime cose che ho fatto un po’ fuori dal normale sono un film di produzione filippina dal titolo Imagine you and me. Ho lavorato tre giorni con questa troupe filippina che ha girato il film sul lago di Como ed io interpretavo lo zio di un’amica della protagonista, una parte recitata un po’ in italiano e un po’ in inglese. Ha avuto successo, una cosa un po’ diversa. In televisione ho partecipato a una cosa strana, una fiction in 35 puntate per la TV cinese. Un investimento di 13 milioni di euro, realizzata a puntate girate in Italia e in Francia. Le puntate italiane sono state realizzate tutte in Toscana, a Prato, mentre gli esterni sono stati girati a Lucca. Poi ho girato la soap opera Cuori rubati in onda su Rai 2, la mini-serie Sospetti 3 su Rai 1, la fiction Senza via d’uscita – Un amore spezzato in onda su Canale 5, il film-TV Un amore di strega proposto da Canale 5, e la serie Don Matteo su Rai 1. A teatro, invece, ho interpretato Purificati di Sarah Kane, nel ruolo di Tinker, e uno spettacolo di atti unici di Ionesco, recitati in francese. Nel 2016 ho partecipato al cortometraggio sul tema del Mobbing Oltre lo specchio con la regia di Daniele Ceccarini e Mario Molinari, a fianco di un altro attore spezzino, Matteo Taranto.

 

D.Oltre lo specchio è stato un po’ “un ritorno a casa” così come per Matteo Taranto e per lo sceneggiatore del corto, Paolo Logli, spezzino trapiantato a Roma da ormai 30 anni.

R. Sì. Con Paolo, inoltre, eravamo in giuria nel Golfo dei poeti film festival e sono contento di essere ritornato per fare qualcosa con lui. Matteo Taranto, il protagonista, il regista Daniele Ceccarini e la produttrice Paola Settimini li conoscevo solo di nome e tramite facebook e sono stato contento di conoscerli personalmente e di fare questo piccolo film con loro. Mi sono trovato bene e sono curioso di vedere il “viaggio” che farà questo cortometraggio, che tratta un tema attualissimo, il mobbing, ma poco trattato.

Alberto Bonfigli

 

 

 

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