I grandi solisti (8): Janis Joplin

 Nella storia dei “maledetti” della musica trovano spazio quasi solo uomini; tra le rarissime eccezioni femminili, un posto di diritto spetta a lei, Janis Joplin. Il termine “maledetti” deriva dalla dissolutezza delle loro vite, dall’intensità delle loro opere, dall’aver lasciato un segno indelebile nella storia musicale, un segno che non si stempera nel tempo. Una vita breve, condensata in otto anni di carriera, bruciata dal vizio e finita a soli 27 anni così come gli altri compagni di sventura: Jim Morrison e Jimi Hendrix su tutti, le tre “J” storiche (vedi anche questo articolo http://www.laspeziaoggi.it/2015/04/07/il-club-27-e-la-maledizione-del-rock/).

Era una ragazza texana nata in una famiglia normale, figlia di un ingegnere e di un’impiegata, non la classica sbandata come molti grandi artisti. Il suo carattere irrequieto e trasgressivo la avvicinò al blues e al folk, appena poteva andava ad ascoltare i migliori esponenti dell’epoca; per assecondare la propria passione lasciò gli studi, sebbene il profitto fosse molto buono. La voce di Janis Joplin, sporca, roca, blues e soul allo stesso tempo, è sempre stato il suo marchio di fabbrica, riconoscibile tra mille altre. Il primo embrione della produzione musicale di Janis risale alla collaborazione con il grande Jorma Kaukonen (altra lettera “J” …) che in seguito sarà il chitarrista dei mitici Jefferson Airplane; insieme incidono dei nastri con brani blues, pezzi che verranno inseriti dopo la precoce morte come testimonianza postuma. Nel 1965 si trova in California dove canta in alcuni locali e dove viene ingaggiata, tramite un impresario, nella band Big Brother & the Holding Company, ovviamente come voce femminile e si stabilisce nei pressi di San Francisco. Quell’area è una fucina di talenti in quegli anni e Janis Joplin si mette in luce con la band al punto di venire invitati al famoso Festival Pop di Monterey dove ottiene uno strepitoso successo personale per l’interpretazione di “Ball and Chain” di Big Mama Thornton. Con il gruppo avevano appena fatto uscire l’album omonimo ma il secondo, “Cheap Thrills” raggiunge e conserva la vetta delle classifiche per otto settimane. In questo album c’è il brano simbolo della carriera di Janis Joplin, la versione di un pezzo di Gershwin, l’immortale “Summertime”. L’interpretazione sofferta, con quella voce inconfondibile, rende questa canzone uno dei classici di sempre della musica, più volte imitata da altri ma mai eguagliata: “Una di queste mattine tu ti alzerai, ti alzerai cantando, stenderai le tue ali. Bimbo, toccherai, toccherai il cielo Signore, il cielo…”. Questo splendido album, contiene anche “I Need A Man To Love” e “Piece Of My Heart”:” Prendi un altro piccolo pezzo del mio cuore, bambino. Oh, oh rompi! Rompi un altro piccolo pezzo del mio cuore, tesoro, si, si, si, si. Oh, oh abbi! Abbi un altro piccolo pezzo del mio cuore, bambino, ehi. Lo sai che puoi, bambino, se ti fa sentire meglio…”. L’anno seguente, Janis Joplin vuole cimentarsi come solista e si fa accompagnare dalla Kozmic Blues Band con la quale incide “I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama!”, un disco blues rock dove dà sfoggio della propria bravura d’interprete con brani come “Kozmic Blues”, “Maybe”, “Little Girl Blue” e “Lord”. La vita intensa e fugace di Janis ha fine circa un anno dopo l’uscita di questo disco, siamo nell’ottobre 1970; viene trovata riversa nella stanza d’hotel dove alloggiava stroncata da un’overdose di eroina. Nonostante le apparenze, era una gran perfezionista e questo la metteva in conflitto con le band con le quali lavorava, tant’è vero che lasciò anche i Kozmic per incidere con i Full-Tilt Boogie Band l’album finale, uscito dopo la morte, “Pearl”. E proprio di perle si tratta visto che contiene brani come “Mercedes Benz”, brano ironico sul consumismo cantato a cappella, “Me And Bobby Mc Gee” e “Cry Baby”, un grande classico: “Non sai dolcezza che nessuno ti amerà nel modo in cui io ho provato a farlo? Chi calmerà il tuo dolore dolcezza, e anche il tuo male al cuore? E se hai bisogno di me, sai che ci sarò sempre se mai mi vorrai. Vieni qui e piangi, piangi baby, piangi baby, piangi baby…”. Janis Joplin aveva sposato la causa hippie, sosteneva le battaglie per l’uguaglianza tra bianchi e neri; aveva partecipato a Woodstock ed al concerto per Martin Luther King. Durante un concerto in Florida fu fermata, schedata e denunciata per linguaggio osceno salvo venire assolta al processo dove le venne riconosciuta la libertà d’espressione. A Francoforte fece salire sul palco una fan che l’aveva assediata in albergo ed anche persone del pubblico per cantare e ballare tutti insieme. Ebbe una notte di passione con il grande cantautore Leonard Cohen, circostanza raccontata nel di lui brano “Chelsea Hotel #2” con particolari anche piccanti ed un testo polemico verso la successiva freddezza dimostrata dalla cantante. Di Janis Joplin si hanno molte più raccolte che dischi in studio, la si è voluta celebrare con la dovuta considerazione che si riserva solo ai grandi nomi della musica. Una voce inconfondibile, sporca, roca ed indimenticabile.

(Fabrizio Bordone)

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