Una riflessione sul referendum, di Mario Bonelli

Ho da sempre interesse, come cittadino, alle cose della politica locale e nazionale, ed è mia intenzione partecipare anche a quella che si presenta come una occasione determinante per le sorti future del nostro paese. Gli Italiani aspettano da sempre riforme di cambiamento, ma vengono costantemente delusi da promesse, da mezze riforme, che sembrano cambiare tutto per non cambiare niente o che promuovono cambiamenti pericolosi per i valori su cui l’Italia è stata costruita e costituita. Oggi scendono in campo una moltitudine di giornalisti, intellettuali, attori, magistrati e semplici cittadini con motivazioni diverse sul Sì e sul No.
Una domanda me lo sono fatta: perché i nostri padri costituenti, hanno voluto fortemente una democrazia parlamentare basata su due camere, Senato e Camera dei Deputati? Forse perché erano reduci di una dilaniante guerra civile interna e per questo volevano mettere al riparo i giovani, gli italiani le italiane, dal pericolo di altre dittature? Un padre costituente, nel 1947 scriveva “nella preparazione della Costituzione, il governo non ha alcuna ingerenza nel campo del potere costituente, non può avere alcuna iniziativa neanche preparatoria. Quando l’assemblea discuterà pubblicamente la nuova costituzione, i banchi del governo dovranno essere vuoti; estraneo del pari deve rimanere il governo alla formulazione del progetto, se si vuole che questa scaturisca interamente dalla libera determinazione dell’Assemblea Sovrana”.

Invece l’attuale Governo ha interferito in maniera continua sui tempi di discussione e approvazione. Ieri a Roma il Governo era in piazza a sostenere con enfasi il Sì al referendum, per la riforma Renzi /Boschi. In questo caso non si può certo dire che il testo della riforma sia frutto della libera autonomia dell’Assemblea Sovrana. Se poi guardiamo oltre confine, per fare una sorta di comparazione, grandi Stati, con sistema monocamerale sono la Turchia e la Cina non certo esempi da imitare, quanto a istituzioni democratiche. Pertanto, anche se non ho vissuto il periodo dittatoriale italiano, essendo nato nel 1947, mi sembra determinante dire che la Carta che ci hanno lasciato i Padri fondatori, è un Testamento, e noi sappiamo quale valenza ha un Testamento anche se può essere impugnato. Il nostro pensiero, deve andare sulle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, è li dove è nata la nostra Costituzione, italiani morti per riscattare la libertà e la dignità. In Italia per mantenere e coltivare, una sana e forte democrazia, l’attuale composizione delle due Camere, sono una polizza di assicurazione.
Mario Bonelli Dottore commercialista in La Spezia

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