Equilibrio e realismo, di Marcello Delfino

LA SPEZIA – Dopo l’imbattibilità venuta meno con la sconfitta casalinga inflittaci dal Carpi, si è persa anche l’imbattibilità esterna, questa volta per opera dell’altro castiga matti Avellino.
Ci attende un mese difficile con sfide importanti ed impegnative.
Sarebbe davvero fuori luogo perdere il controllo dei nervi e creare le condizioni perché paura ed insicurezza si aggrappino alle gambe dei giocatori e ne paralizzino i muscoli.
Già l’anno scorso, dopo il tonfo di Cesena, ci furono reazioni di questo tipo – non a caso riappaiono sulla stampa cittadina le opinioni degli urologi – ed iniziò la crisi che si concluse con il licenziamento di Bjelica e la riconquista della nostra identità italica grazie all’interruzione del cosiddetto progetto croato.
Ma se, a quell’epoca, nella dirigenza c’erano forze, allora predominanti, interessate più alle vicende societarie piuttosto che al bene della squadra, oggi ci sono tutte le condizioni perché l’ambiente accompagni con intelligenza ed attenzione un percorso di rilancio che sappia interrompere quella che, al contrario, potrebbe diventare una “serie” di risultati negativi.
Per dirla col buon senso degli sportivi normali, che non si atteggiano come il sottoscritto al ruolo da opinionisti in tarda età, “non erano fenomeni prima e non sono brocchi adesso”.
E’ questo l’equilibrio che tutto l’ambiente deve saper mantenere per dimostrare di aver conquistato quella maturità necessaria per navigare senza troppi affanni in una categoria particolare e pericolosa, piena di sorprese dietro ad ogni angolo, ricca di potenzialità che possono esprimersi in qualsiasi momento e cambiare i valori in campo, e caratterizzata da una durata esasperante che pretende una diversa prospettiva nella valutazione delle prestazioni del momento.
Credo che il commento più appropriato lo abbia fatto mister Di Carlo, fra altri meno condivisibili:
questa squadra per conquistare il massimo dei risultati possibili deve dare, ogni volta, il cento per cento delle proprie possibilità.
Questa mi sembra un’analisi realistica che si misura col fatto che non sia possibile dare il cento per cento ogni settimana e non solo a causa di assenze importanti.
E’ però con questa consapevolezza che vanno preparate le partite, ben sapendo che ogni gara ha una sua storia e dinamiche particolari per cui è assolutamente fuori luogo paragonare le sconfitte l’una all’altra, facendo magari riferimento alla forza degli avversari.
Una squadra come la nostra, che per necessità spesso basa il proprio gioco anche sulle caratteristiche avversarie, è abbastanza naturale che si adegui all’interlocutore per cui è facile che si esprima bene contro una squadra forte e male contro chi fa già di per sé confusione.
La qualità che oggi serve di più è dunque l’umiltà, proprio partendo da quella sintetica e perfetta analisi del mister.
Umiltà da parte di tutti, dalla società che deve mantenere il massimo della concentrazione dei ragazzi sul campo di gioco evitando distrazioni da calciomercato, ai commentatori che, al di là delle comprensibili esigenze giornalistiche devono conservare equilibrio e sobrietà, al pubblico che deve vivere ogni partita come una battaglia a se stante senza sognare inutilmente né sprofondare nello sconforto, al tecnico e ai giocatori che devono leggere ogni vittoria, contro chiunque, come il frutto di una impresa mai scontata e dimenticare rapidamente le delusioni e riproporsi per l’impresa successiva.
Una classifica relativamente soddisfacente, nonostante le due sconfitte consecutive, ci può aiutare ad avere gli atteggiamenti giusti sapendo, appunto, che la strada è lunga e tutto, in un senso o nell’altro, può essere ugualmente effimero e perciò modificabile.
I numeri non mentono mai e i numeri ci dicono che prendiamo pochi gol e ne facciamo pochi.
Da qui la necessità, ahimé banale, di cambiare qualche cosa in modo da rafforzare le capacità offensive senza danneggiare la forza della squadra che, tutta insieme, sa realizzare un sistema difensivo eccellente.
Altro dato oggettivamente fin qui riscontrato è la crescita di alcuni giovani che offrono così maggiori soluzioni ed alternative all’allenatore.
Sabato si è aggiunta anche la conferma di Ceccaroni che qualifica sempre di più il serio ed apprezzabile lavoro sui ragazzi che sarebbe stato ancora più prestigioso se si fosse evitato di cedere Acampora.
Però i giovani vanno protetti e non esposti a brutte figure che potrebbero comprometterne la crescita.
Ma Di Carlo coi giovani sembra ci sappia proprio fare.

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