I grandi solisti (6). Bob Dylan

Tornato prepotentemente alla ribalta in questi giorni grazie al Nobel per la Letteratura, Bob Dylan è stato ed è il più influente cantautore della musica moderna. L’assegnazione del prestigioso premio ha fatto discutere molto sull’opportunità o meno di assegnarlo ad un cantante, tirando in ballo scrittori o letterati ritenuti più meritevoli. Un artista dello spessore di Robert Allen Zimmerman, questo il suo vero nome, lo avrebbe meritato ben prima dei suoi 75 anni, non fosse altro per l’impulso che ha dato attraverso generazioni di giovani nel corso di una carriera iniziata nel lontanissimo 1959. Nessuno come Dylan ha saputo convogliare i disagi e le istanze di tanti ragazzi, prima negli Usa e poi nel mondo, nelle parole dei suoi brani, soprattutto negli anni sessanta, periodo di lacerante rottura con il passato. È stato il cantastorie della sanguinosa guerra del Vietnam e se le sue parole non hanno potuto fermare l’uso del napalm e della diossina nei villaggi vietnamiti, hanno forgiato la coscienza di milioni di giovani non violenti che credevano in un mondo migliore. Oltre al Nobel, Bob Dylan ha ricevuto numerose onorificenze e i più importanti premi musicali oltre ad essere detentore di diversi record. La rivista Rolling Stone (che prende il nome oltretutto da una sua celebre canzone), lo ha decretato al secondo posto dei migliori artisti di sempre, preceduto solo dagli inarrivabili Beatles ed al settimo posto dei migliori cantanti mentre per i cantautori, il primo posto è ovviamente il suo. Dylan è stato il primo ad avere un singolo di successo che non fosse della durata classica di tre minuti (Like A Rolling Stone), il primo ad uscire con un album doppio (Blonde On Blonde), il primo videoclip è stato il suo nel 1965, l’album “Great White Wonder” ha inaugurato la moda dei dischi non ufficiali, i bootlegs, mentre il triplo antologico “Biograph”, è stato il primo box-set. Un Nobel per la musica non esiste ufficialmente ma ha vinto il Polar Music Prize che ne è l’equivalente ed ha vinto pure un Oscar con “Things Have Changed”. Il prestigioso Time lo ha inserito tra le cento personalità più influenti del ventesimo secolo e l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Ebreo con ascendenze turche e lituane, il giovane futuro Bob Dylan passa l’infanzia ad ascoltare musica alla radio; da ragazzo è attratto dal country e dal rock ‘n roll, la musica imperante all’epoca ma ad un certo punto si avvicina al folk. Il rock è coinvolgente come ritmo, ma a Dylan la banalità dei testi non soddisfa mentre il folk racconta storie non superficiali e più profonde. Influenzato dalle poesie di Dylan Thomas, ne trae il nome d’arte; dopo varie esperienze con band giovanili, dopo aver girato varie città ed esser giunto a New York, dopo aver suonato ed essersi fatto conoscere nell’ambiente, Bob Dylan sta per spiccare il volo.  Dopo un primo album omonimo composto in prevalenza da cover, il secondo lavoro, “The Freewheelin’ Bob Dylan”, ha un effetto deflagrante, soprattutto grazie al brano che è da sempre il manifesto del pacifismo e di Dylan stesso, “Blowin’ In The Wind”: “Quante strade deve percorrere un uomo prima che tu possa definirlo un uomo? E su quanti mari deve volare una colomba prima di riposare sulla terraferma? E quante volte devono fischiare le palle di cannone prima di essere proibite per sempre? La risposta, amico mio, ascoltala nel vento, la risposta ascoltala nel vento…”. In men che non si dica, Bob Dylan diventa un personaggio famoso, la sua vena creativa è ai massimi livelli, il folk ha trovato il suo Re, un Re originale ed innovativo. La sua armonica a bocca e la sua voce nasale diventano un marchio di fabbrica, persino i Beatles diventano suoi fan sfegatati, movimenti politici pacifisti di ogni luogo lo eleggono a beniamino e portavoce. Nei suoi brani, Dylan racconta di fatti di cronaca dove i soprusi, verso i neri o i più deboli in genere, vengono denunciati senza mezzi termini. Questa responsabilità, dover fare da megafono con le canzoni, in parte inizia a pesargli e gli costa qualche episodio di nervosismo e varie gaffe, oltre a parecchie censure. In questo periodo troviamo nei suoi dischi anche brani d’amore; la difficile storia con la ragazza dell’epoca viene rappresentata in vari pezzi ma Dylan avrà anche una storia importante con un’altra icona, Joan Baez. Le pressioni portarono ad un episodio oscuro dove non si seppe mai se ebbe davvero un incidente in moto o tutto fu inventato per stare lontano tanti mesi dall’ambiente. Tra le canzoni più celebri citiamo: “The Times They Are a-Changin’”, “Mr. Tambourine Man”, “Like A Rolling Stone”, “Just Like A Woman”, “Lay Lady Lay”, “Knockin’ On Heaven’s Door”, “Hurricane”, “Sara”, “Gotta Serve Somebody”, “I Shall Be Released”. I più grandi nomi della musica hanno collaborato con lui, l’elenco di chi a lui si è ispirato è interminabile, tra gli italiani citiamo Francesco De Gregori. Passato attraverso crisi personali, creative e religiose, feroci critiche dovute alle grandi aspettative nei suoi confronti, Bob Dylan, con questo Premio Nobel, si consegna definitivamente alla Storia dopo una carriera che non ha eguali. D’altronde, “Quante strade deve percorrere un uomo prima che tu possa definirlo un uomo?”.

(Fabrizio Bordone)

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