I grandi solisti (5): Carlos Santana

Nell’olimpo dei grandi chitarristi della storia della musica, troviamo anche lui, “Devadip” Carlos Santana, artista messicano diventato in seguito statunitense. Un predestinato Santana, nella sua numerosa famiglia si respirava aria di musica, padre e nonno erano musicisti; fossero rimasti in Messico, difficilmente si sarebbero presentate le stesse opportunità dovute al trasferimento a Los Angeles, in California Carlos trovò terreno fertile per il proprio immenso talento. Il quattordicenne Santana, giunto nella città degli angeli ebbe la possibilità di andare ad ascoltare i talenti dell’epoca che frequentavano i locali della Baia, gente come Muddy Waters o i Grateful Dead. Questa serie di articoli parla dei grandi solisti della musica estera e, tecnicamente, Santana sarebbe il nome del gruppo dove Carlos suonava ma trattandosi di un fuoriclasse qui lo intendiamo come un vero e proprio solista. Ben presto, Carlos si aggrega ad altri musicisti e, sebbene il complesso porti il suo cognome, in effetti lui non è il leader ma un componente di un collettivo dove le decisioni ed i ruoli sono paritari. Quello che diventerà l’alfiere del rock latino, ma anche di un certo tipo di jazz e fusion, decise strategicamente di virare verso questo genere dopo aver frequentato la poliedrica scena di San Francisco. La città era già un fermento di sperimentazioni artistiche e Carlos si rese conto che nei locali dove veniva suonata musica latina le ragazze si scatenavano nel ballo in modo sensuale con il risultato di avere una audience amplificata di pubblico. Santana and company, cominciano a farsi una reputazione nell’ambiente ma il successo stenta ad arrivare, vuoi per i frequenti rimescolamenti nella formazione, vuoi perché il treno giusto è in ritardo. Per fortuna, succede che il grande impresario Bill Graham sia un loro fan e che riesca ad inserirli nella scaletta prevista al mitico raduno di Woodstock; il sabato, Carlos e soci si esibirono con ben otto brani e l’immensa folla apprezzò molto “Evil Ways” ma soprattutto un brano strumentale di undici minuti, “Soul Sacrifice”.  Il treno sta passando, Santana sale al volo e la band incide il primo album omonimo che sale subito nelle zone alte della classifica. Dopo questo debutto incoraggiante, esce il secondo album, “Abraxas” e per Santana si spalancano le porte del successo planetario. Considerato uno dei migliori dischi di sempre, “Abraxas” contiene dei classici immortali come “Black Magic Woman”, “Samba Pa Ti” e “Oye Como Va”, ottenendo vendite stratosferiche in mezzo mondo.  Ma, come spesso accade, appena arriva la fama i membri del gruppo iniziano ad avere contrasti sulla strada da seguire; una parte vorrebbe stare su sonorità hard-rock, l’altra, Carlos compreso, su suoni più jazzati e complessi. Tuttavia, il successivo “Santana III” riscosse ancora grande successo ma all’interno della band la situazione peggiorava sia a causa delle droghe che per l’ossessivo avvicinamento alla religione da parte di Carlos. Proprio le tematiche religiose, si avvertono nel quarto lavoro, “Caravanserai” ma soprattutto la svolta jazz e fusion dovuta all’ennesimo rimpasto di musicisti. Intanto, Santana si sposa, con la moglie creerà una fondazione a favore della salute e dell’istruzione dei bambini; la svolta spirituale lo porta a frequentare un guru, da qui aggiungerà il nome Devadip che significa “Lanterna e occhio di Dio”. Gli album live ed in studio del periodo diventano più sofisticati a scapito delle vendite, fino ad “Amigos” che riporta i Santana in auge e contiene un altro classico, “Europa” oltre a “Moonflower”, album uscito nel 1977. In quest’anno, il ’77, avviene un episodio che fece cronaca ed accadde proprio nel nostro Paese. In Italia era un’epoca di scontri sociali e di piazza violenti, la generazione della rivoluzione pacifica del ’68 aveva in parte preso questa strada e molti concerti venivano interrotti e molti artisti “processati” politicamente. Santana era di scena al Velodromo Vigorelli di Milano; dopo circa un’ora di concerto, iniziò una pioggia di sassi e bulloni; gli estremisti esposero lo striscione “Santana servo della Cia” e lanciarono una molotov sul palco provocando un vasto incendio, la serata proseguì tra scontri con la polizia e il fuggi fuggi generale per le vie di Milano. Si rifece nel 1984 all’Arena di Verona dove tenne uno strepitoso concerto con Bob Dylan e, nel corso degli anni, le collaborazioni prestigiose non si conteranno. Tra contrasti con le case discografiche che lo vedevano come animale da classifica, i cattivi consigli del guru spirituale che hanno minato il suo matrimonio, gli estenuanti cambi di formazione e le mode musicale che si sono succedute nel tempo, Santana è riuscito comunque a restare a galla fino ad oggi. Sue sono le musiche delle sigle d’apertura delle reti Mediaset, suo il successo di “Corazon Espinado”, suoi i tantissimi premi ricevuti, gli attestati di stima ed i dischi di platino ottenuti. Uno dei più grandi chitarristi della storia, con quel suono acuto inconfondibile, quel modo suadente ed avvolgente di suonare “alla Santana” che ne ha fatto un mito e che ancora oggi, dopo sessant’anni di carriera, non conosce tramonto.

(Fabrizio Bordone)

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