La Spezia: approvato OdG su sprechi alimentari e farmaceutici

LA SPEZIA – Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del neo-consigliere M5S Fabio Vistori:

Ieri sera il consiglio comunale spezzino ha approvato a larga maggioranza una mozione e due ordini del giorno riguardo gli sprechi alimentari e farmaceutici. Uno di questi OdG porta la firma dei consiglieri del M5S La Spezia, Carlo Colombini, Marcella Ariodante, Terenzio Dazzini e del sottoscritto Fabio Vistori.

Le nostre richieste riguardavano il favorire l’attività di distribuzione dei farmaci, la promozione del family bag per le attività di ristorazione, l’introduzione di percorsi educativi e meccanismi premianti per le scuole che si distingueranno nel recupero e nel tracciare in modo trasparente i beni nelle fasi della donazione. Di seguito il mio intervento completo.

“Secondo dati della FAO, a livello mondiale, solo il 13% dello spreco di cibo è ascrivibile alla catena di distribuzione, mentre ben il 22% di spreco avviene a livello del consumatore e nella ristorazione.

Secondo Food waste Europa sono oltre 100 milioni le tonnellate di cibo sprecate all’anno in Europa e questo escludendo le perdite nella produzione agricola e i rigetti in mare di pesce.

Stando alla “European Commission DG Health and Consumers” la ripartizione del “Food waste” in Europa per anello della filiera è ascrivibile per il 42% al Consumo domestico: (circa 38 milioni di tonnellate, pari a circa 76 kg per abitante/anno), per il 39% allaTrasformazione industriale, per il 14% alla Ristorazione e solo al5% è riconducibile alla Distribuzione.

Venendo all’Italia, secondo l’Osservatorio Waste Watcher 2015 il Valore economico dello spreco alimentare domestico italiano è di 13 miliardi di euro/anno.
Il valore reale è con molta probabilità più elevato. La stima effettuata dall’Osservatorio WW è basata sull’auto-percezione dello  spreco da parte di un campione rappresentativo di soggetti, ma da esperienze realizzate in diversi paesi europei è emerso che il dato auto-percepito è generalmente sottostimato rispetto a quello reale.

Anche analizzando il dato italiano, se andiamo a vedere nel dettaglio si scopre che il Quantitativo di prodotti non raccolti (lasciati in campo) nel 2013 è di circa 1,4 milioni di tonnellate, pari a circa il 3% della produzione agricola nazionale.

Lo Spreco alimentare nella Trasformazione industriale è di circa 2 milioni di tonnellate mentre quello legato alla Distribuzione commerciale è solo di circa 300 mila tonnellate (fonte Università di Bologna – Last Minute Market).

Partendo da questi dati abbiamo trovato degli spunti per cercare di dare contributi costruttivi alla meritoria mozione presentata dai colleghi della maggioranza.
I dati appena elencati suggeriscono che sarebbe utile e necessario attivarsi  e sollecitare la Regione Liguria affinché si stipulino accordi e protocolli di intesa per promuovere l’adozione e l’uso del family bag, il contenitore da asporto, affinché proporlo ai clienti diventi la regola e non l’eccezione per le attività di ristorazione locali.

Questo perché è nella ristorazione ancor più che nella distribuzione, che si genera lo spreco di alimenti.

Sempre la FAO fornisce una analisi qualitativa dei settori in cui sono maggiori gli sprechi.

Leggendoli si scopre che vanno sprecati il 45% della frutta e verdurae dei tuberi e il 30% del pesce e dei prodotti a base di pesce e dei cereali.

Favorire la filiera locale del riuso e avere un ruolo nel controllo o nella predisposizione di adeguati centri di raccolta e conservazione per il deposito temporaneo dei beni alimentari, diventa quindi essenziale.
L’importanza di tracciare i beni che vengono donati va oltre il mero controllo di verifica del rispetto delle condizioni di legge e diventa fondamentale per impedire che i beni vadano comunque sprecati dopo la donazione, sfuggendo solo  formalmente alle statistiche. Occorre garantire serie verifiche affinché le condizioni di conservazione dei beni più deperibili, siano rigorosamente rispettate.

Dal punto di vista sociale ed etico, lo spreco alimentare rappresenta una contraddizione intollerabile di fronte al numero crescente di persone assistite dalle associazioni caritative e al tempo stesso un’opportunità persa per tutte quelle realtà che quotidianamente  sostengono con il proprio lavoro persone in difficoltà, attraverso il recupero delle eccedenze e dei prodotti invenduti lungo la filiera agro-alimentare.

Secondo la Relazione 2013 dell’AGEA (Agenzia Italiana per le erogazioni in agricoltura) sulle attività di distribuzione degli alimenti agli indigenti, il numero di persone raggiunte in Italia dal sistema di distribuzione di prodotti alimentari destinati alla popolazione indigente ammontava a gennaio 2013 a 4.068.250 persone con una crescita del 47,2% (pari a 1.304.871 persone) rispetto al 2010.

La sensibilizzazione della popolazione più giovane, oltre l’indubbio valore formativo, ha il vantaggio di raggiungere, attraverso i ragazzi delle scuole, le loro famiglie e amplificare così il messaggio.

Questo è fondamentale, visto che una buona parte dello spreco avviene proprio a livello domestico.

Pensiamo inoltre che sia attraverso concorsi che coinvolgano le scuole o comunque meccanismi premianti per le stesse quando queste raggiungano buoni risultati anche direttamente, con le proprie mense, nella riduzione dello spreco alimentare, che sia più facile raggiungere l’obiettivo di un maggiore recupero delle eccedenze alimentari.

Ultimo punto ma non per questo meno importante: è doveroso ricordare che la legge nazionale di riferimento riguarda non solo gli sprechi alimentari ma anche quelli farmaceutici e il recupero di vestiario.

E’ logico, a nostro modo di vedere, estendere quanto più possibile i vantaggi fiscali o gli incentivi anche alle attività non direttamente collegate alla filiera alimentare.

Le persone bisognose lo sono anche in termini di spesa legata alla salute. Si deve fare in modo  che non solo chi possiede un’attività nel settore alimentare sia portato a donare ma anche chi lavora nell’ambito farmaceutico e dei negozi di abbigliamento sia quanto più possibile incentivato a distribuire le eccedenze”.

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