La donna del mese: Anna Marchesini

A due mesi esatti dalla sua morte, dedichiamo questo appuntamento con “la donna del mese” all’attrice Anna Marchesini. Per anni ha recitato accanto a Tullio Solenghi Massimo Lopez, nel mitico “Trio”, che raggiunse l’apice della popolarità a metà degli anni ’80. Anna Marchesini, nata a Orvieto nel 1953, è stata Bella Figheira, Dolores nella parodia della telenovela sudamericana (quella del Bevi qualcosa, Pedro), la sessuologa Merope Generosa, la signorina Carlo Carlo dall’improponibile cofana e dagli occhiali spessi un dito perché siccome che so’ cecata… e tanti altri personaggi. Attrice, scrittrice e soprattutto autrice di tutti i suoi testi. I suoi ex compagni del Trio hanno dichiarato che “non esiste un solo personaggio di Anna che non sia stato inventato da lei”. 

Dopo lo scioglimento del Trio, Anna si era dedicata alla maternità e, dopo una breve parentesi di lavoro in coppia con Solenghi, alla carriera di attrice teatrale e, anche, all’insegnamento all’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma; proprio lei, che all’Accademia era stata bocciata per ben due volte (ma poi era riuscita a diplomarsi, dopo essersi laureata in Psicologia).

Ricordiamo Anna per la sua bravura di autrice e interprete (e scrittrice, e doppiatrice…), ma anche per il coraggio con il quale ha affrontato, nel corso degli ultimi anni della sua vita, la malattia che l’aveva colpita: l’artrite reumatoide, un’infiammazione degenerativa e anchilosante, dolorosa e violenta. Anna, della sua malattia, aveva parlato in televisione, l’aveva affrontata continuando a lavorare, fin quando poteva, come poteva, anche con fatica. Amava la vita e lo diceva, ma affrontava con lucidità anche il tema della morte, perché, aveva dichiarato, “vi garantisco, ve lo giuro, che sono così “appiccicata”, così obesa di vita, che mi interessa pure la morte. Mi astengo dal giudicare che sia qualcosa di bello o di brutto, è qualcosa che ci accade”.

www.annamarchesini.it

Anna Marchesini a proposito del suo attaccamento all’Accademia. 

Ho già adocchiato una vetrinetta in sala riunioni con un piccolo cofanetto verde di porcellana, credo.
Ritengo sia ideale per contenere le mie ceneri. E’ una aspirazione che piano piano troverò il coraggio di far uscire alla luce. Che detto di un mucchietto di ceneri non è appropriato.
Posso tentare…. e se mi ribocciano?
E se poi l’Accademia trasloca?
E se durante il trasloco il cofanetto verde si rompe? No eh! essere spazzata via dall’Accademia no mai più!

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