Laborcolor. Bellegoni: “Accordo capestro, difendiamo i lavoratori”

Mentre i padroni si spartiscono la torta, i lavoratori combattono l’uno contro l’altro per accaparrarsi le poche briciole che cadono dal tavolo. Ecco una efficace sintesi della vicenda del fallimento di Labocolor.” Così Matteo Bellegoni, segretario generale della Camera del Lavoro, che continua: “Se è scontato che c’è chi agisce per tutelare gli interessi padronali, la cosa inaccettabile è che alcuni sindacati agiscano per dividere i lavoratori pur di incontrare i favori aziendali. Per consentire a tutti una migliore comprensione della vicenda, è opportuno chiarire puntualmente i punti salienti di questa triste storia. Innanzitutto, affermare che l’azienda è fallita per colpa di alcuni lavoratori e della CGIL è davvero assurdo, paradossale e fuorviante. La Labocolor è fallita per i debiti accumulati da questa gestione scellerata, che poi avrebbe voluto far ricadere il prezzo sulle teste dei lavoratori e del sindacato. Si afferma che la CGIL ha vietato la sottoscrizione dell’accordo che il nuovo proprietario considerava la condicio sine qua non per affittare la Labocolor. Abbiamo semplicemente svolto con coscienza il nostro lavoro, dando un giudizio estremamente negativo dell’accordo stesso che si basava sul licenziamento di 18 lavoratori, ovvero la metà della forza lavoro, nonostante che, al fine di salvare tutti i posti di lavoro, avessimo fin da subito manifestato la nostra volontà e disponibilità ad attivare i necessari ammortizzatori sociali; rifiutava l’applicazione dei criteri di legge previsti dalla 223/91 (carichi di famiglia, anzianità lavorativa, ect.), applicando criteri totalmente soggettivi; pretendeva la sottoscrizione individuale di un “tombale” nel quale i lavoratori avrebbero dovuto rinunciare a tutti i diritti e le condizioni salariali maturate durante gli anni di lavoro in Labocolor.”

Conclude il segretario CGIL: “Questi sono gli elementi che ci hanno portato a respingere un accordo capestro, ma nonostante ciò, data la democrazia che ci contraddistingue, abbiamo dato la nostra disponibilità a sottoscriverlo a fronte di un voto favorevole dei lavoratori. Ma allora perché tutto è sfumato? Perchè il “signor padrone” voleva l’adesione individuale di tutti i lavoratori, anche dei 18 che sarebbero stati licenziati, così, come si suole dire, sarebbero stati “becchi e bastonati”. Oltre ad essere licenziati, avrebbero dovuto rinunciare a tutto ciò che avevano maturato in Labocolor. Non a caso 5 lavoratori, che si sono rivolti privatamente ad uno studio legale,  hanno legittimamente deciso di non sottoscrivere tale accordo tombale. Pertanto, se si vuole attaccare la CGIL perché è un’organizzazione che non china la testa si faccia pure, ma almeno si racconti la verità e non si dimentichi quali sono i veri responsabili di questa vicenda, che non vanno di certo cercati tra chi per anni ha svolto con professionalità e sacrificio il proprio lavoro. Data l’ampia e immediata disponibilità della politica a farsi carico del futuro dell’azienda, ci auguriamo che si possa reperire una proprietà disponibile a rilevare e rilanciare questa storica azienda, senza arrivare ad accordi sulla pelle dei lavoratori.

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