I grandi solisti (2) : Jimi Hendrix

Una delle figure più leggendarie della musica moderna è sicuramente lui, il Re indiscusso della chitarra elettrica, l’uomo considerato il più grande chitarrista della storia, James Marshall Hendrix, per tutti Jimi. Una fama conquistata in un’esistenza tanto breve quanto intensa, contrassegnata da eccessi, dissapori, performance memorabili ed una manciata di dischi, pietre miliari del rock duro, della tecnica di suono della sei corde. Il simbolo di Jimi Hendrix è la sua inseparabile Fender Stratocaster, LA chitarra per eccellenza, chiunque si sia cimentato dopo di lui con questo strumento, paga un debito di riconoscenza verso questo incredibile artista. Pensare che il suo primo strumento, da bambino, fu una scatola di sigari dove sopra aveva aggiunto un elastico, l’unica possibilità per un bimbo nero costretto alla fame come la maggior parte dei suoi coetanei non bianchi. Era mancino Jimi, la sua prima vera chitarra era per destri e per tutta la carriera suonò rovesciando lo strumento. Cominciò ben presto a suonare in piccole band della sua città, Seattle, finché a 19 anni non venne arrestato nel giro di pochi giorni per aver guidato auto rubate, finendo in carcere. Gli venne proposto di arruolarsi nell’esercito e, pur di uscire da quell’inferno per neri, accettò seppur per un breve periodo finito il quale venne congedato. Gli anni seguenti lo portarono a trasferirsi da una città all’altra, in particolare si trattenne a Nashville, una delle culle del rhythm and blues dove accumulò preziosa esperienza. La sua indole errabonda ed irrequieta, lo portò a cambiare band in continuazione, nel frattempo affinava sempre più la tecnica di suono, era geniale in questo. Dopo tanto girovagare, Jimi Hendrix si stabilisce a New York, siamo nel 1964, all’Apollo Theater vince a mani basse un concorso per artisti emergenti venendo poi ingaggiato dalla Isley Brothers Band, gruppo prestigioso dell’epoca. Folgorato da un giovane Bob Dylan, Jimi è sempre più instabile; forma un suo primo gruppo, conosce un altro mito della musica, Frank Zappa, il quale gli suggerisce un effetto chitarristico divenuto poi famoso, il wah wah. A 24 anni avviene la svolta; Jimi fa amicizia con la fidanzata di Keith Richards dei Rolling Stones che gli fa da apripista per un provino con esito poco brillante. La ragazza insiste e lo presenta anche a Chas Chandler, il bassista degli Animals, altro grande gruppo storico; stavolta la prova è superata perché il concerto di Jimi, al quale assiste, comprende una versione di un classico blues magistralmente riadattato e stravolto, “Hey Joe”. Jimi Hendrix viene convinto a trasferirsi a Londra, tra l’altro gli viene promesso che lì conoscerà Eric Clapton, suo idolo e, ironia della sorte, colui che per i critici verrà considerato il numero due dei chitarristi proprio dietro Jimi. Giunto nella capitale britannica, a Jimi vengono affiancati due musicisti e nasce così il suo gruppo più famoso, la Jimi Hendrix Experience, con il bassista Noel Redding ed il batterista Mitch Mitchell. Le loro esibizioni live sono un concentrato di energia che da subito li fa lievitare come fama lasciando stupefatti lo stesso Clapton ed un altro immenso artista, Jeff Beck. “Hey Joe” diventa subito un grande successo ed il primo classico di Hendrix, subito bissato da un altro grande brano, “Purple Haze” e l’album “Are You Experienced?” arriva al secondo posto delle classifiche superato solo da “Sergent Pepper’s” dei Beatles. Il terzetto è sulla bocca di tutti, Paul Mc Cartney fa in modo che Hendrix e soci possano partecipare al prestigioso Festival Pop di Monterey in California, l’occasione giusta per sfondare anche in patria. Infatti, l’esibizione della J.H.E. spopola tra il pubblico, Jimi Hendrix violenta la Fender sia nel suono che mimando con essa un rapporto sessuale, fino a darle fuoco al termine dell’esibizione. Questa performance fa il giro del mondo, Jimi è al massimo della fama ed il secondo album è attesissimo, “Axis: Bold As Love” esce tra mille contrattempi e vede una maggior ricerca sonora da parte del perfezionista Jimi che esaspera i suoi due compagni d’avventura. Tale irrequietezza lo riporta in carcere a Stoccolma per aver distrutto la stanza d’albergo in preda all’alcool. La pignoleria in sala d’incisione, si accentua con il terzo disco, il doppio “Electric Ladyland” con la rottura con il fidato Chandler ed un viavai di turnisti tra i quali il grande Steve Winwood dei Traffic. Se la produzione musicale è di altissimo livello, la vita di Hendrix è costellata di guai con la legge per possesso di droghe leggere e pesanti, di violenti scontri tra polizia e pubblico durante i suoi concerti, di assedi da parte degli scatenati fans. La leggenda di Jimi si completa con l’attesissima esibizione al più famoso raduno pop della storia, quello di Woodstock. L’esecuzione dell’inno nazionale americano distorto e suonato per riprodurre i bombardamenti in Vietnam, lo rendono immortale. Al raduno dell’Isola di Wight, Jimi è minato da alcool e droghe, all’ultimo concerto in Germania il pubblico lo contesta. Muore soffocato dal vomito pochi giorni dopo, nel settembre del ’70 a 27 anni. Entra nel Club dei 27 con Jim Morrison e Janis Joplin, il macabro consesso di morti alla stessa età e delle lettere “J” (vedi anche http://www.laspeziaoggi.it/2015/04/07/il-club-27-e-la-maledizione-del-rock/ ). La fine precoce del più grande chitarrista della storia, lo consegna alla leggenda.

(Fabrizio Bordone)

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