Isola Palmaria, trenta denari di asfalto (un intervento di Massimo Nardini)

PORTO VENERE– La cartina di tornasole dell’assenza di una qualsiasi visione di complessiva tutela e di sviluppo dell’isola Palmaria, da parte dell’Amministrazione Cozzani, è il triste destino di “casa Carassale”.
Questo fabbricato, che sorge immediatamente alle spalle del Terrizzo, risulta infatti già nella disponibilità del Comune di Porto Venere, non facendo parte dei beni immobili ricompresi nel protocollo d’intesa con la Marina Militare, bensì acquisito tramite il “federalismo demaniale”.
Ci saremmo aspettati che un’amministrazione virtuosa ne avesse fatto l’embrione della propria visione strategica dell’isola e che, magari verificando la possibilità di utilizzare i fondi Fesr già individuati dalla Regione per Palmaria (circa 500 mila euro), provvedesse alla sua ristrutturazione, nell’ottica di quell’albergo diffuso che noi auspicavamo, o comunque al servizio delle attività da porre in essere sull’isola. Ciò avrebbe potuto quindi indirizzare, con una scelta lungimirante, anche il previsto masterplan in una direzione precisa e condivisibile.

Nulla di tutto questo. Il Comune ha stabilito (vedi Documento Unico di Programmazione 2017-2019, approvato dalla Giunta comunale con deliberazione n. 155/2016) che “casa Carassale” si porrà in vendita.
Chiunque penserebbe che questa scelta dolorosa sia dettata dalla necessità di vendere un pezzetto di Palmaria per destinare la cifra (si pensa di ricavare dalla vendita 600.000 mila euro)  ad opere strategiche nell’isola stessa, magari per le fognature che, in un sito Parco terrestre e marino,  costituiscono senza dubbio il problema strutturale principale.

Nulla di tutto ciò. I proventi della vendita di “casa Carassale” finanzieranno banalmente un po’ di asfalti in giro per le frazioni del comune di Porto Venere.
Questa scelta sciagurata si configura come un vero e proprio tradimento per tutti coloro che amano l’isola, dimostrando come la parola d’ordine “Palmaria Bene Comune” sia scolpito nel cuore di molti, ma certamente non in quello degli aridi amministratori.

La vendita del primo “pezzo” (e temiamo non l’ultimo) di Palmaria tradisce inoltre anche lo spirito stesso del Federalismo Demaniale, concepito per valorizzare e riqualificare quegli immobili che lo Stato ha lungamente trascurato. Occasione unica per attivare processi di rigenerazione urbana, individuando per gli immobili le destinazioni d’uso più idonee alle esigenze economiche, sociali e culturali della comunità locale. Se il Sindaco Cozzani utilizza i beni più appetibili per operazioni di normale gestione come le ordinarie asfaltature, con quali risorse valorizzerà e riqualificherà poi tutti gli altri immobili acquisiti? Il rischio è quello di perpetuare l’attuale degrado oppure di assistere ad una vendita dietro l’altra. Siccome al peggio non c’è freno, il D.U.P. 2017-2019 prevede anche la vendita della “Casa del Capitano” a Porto Venere. Un altro altissimo tradimento. In un comune che vive un costante e drammatico spopolamento, con intere generazioni deportate nei comuni dell’entroterra per ottenere una casa, l’amministrazione comunale, proprietaria di un’unità residenziale, non pensa minimamente di destinare la stessa o i suoi proventi alle politiche abitative, ma pensa sempre e solo alle asfaltature.
È sotto gli occhi di tutti il pessimo stato di moltissime strade del comune, che necessitano di  interventi in tal senso con assoluta necessità ed urgenza, ma non a queste condizioni. Prima di privarsi dei gioielli di famiglia sarebbe più opportuno porre fine alle spese futili. L’amministrazione non può continuare a gestire la cosa pubblica al di sopra delle proprie possibilità, per ottenere un effimero consenso, sacrificando il patrimonio di tutti.
Peraltro, nella prossima seduta del Consiglio comunale del 19 settembre p.v. si porterà in approvazione il Piano delle Alienazioni e valorizzazioni immobiliari. In tale documento si fa riferimento ad un unico immobile di proprietà comunale ubicato a Porto Venere (Casa del Capitano).

È necessario che l’amministrazione faccia chiarezza sulle future intenzioni e sulla coerenza dei suoi atti.

Il consigliere comunale Massimo Nardini

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