Aspettando “El diablo”, di Marcello Delfino

LA SPEZIA – La trasferta di Terni ha confermato le valutazioni che facevamo la settimana scorsa.
La squadra, almeno per quello visto fino ad oggi, non sembra giustificare particolari ambizioni e quindi legittimare simmetriche delusioni.
I commenti su Ternana-Spezia sono stati generalmente concordi nel giudicare una partita soporifera, determinata da due reciproche ingenuità che, sole, potevano smuovere il risultato dallo zero a zero.
E tuttavia, a dire il vero, in campo si è vista, eccome, la differenza fra le due formazioni.
Lo Spezia ha dato netta l’impressione di stare un gradino di sopra e di gestire a suo piacimento la partita.
Credo che nemmeno il tifoso aquilotto più apprensivo abbia mai temuto di soccombere – poi vabbè nel calcio ci sta tutto – grazie alla disinvoltura con la quale la squadra gestiva, a memoria, le operazioni in campo.
È questo il risultato che naturalmente ci si attendeva da un mercato che ha cambiato poco, quasi niente, con i ragazzi che oggi si ritrovano a recitare una parte che conoscono bene e che oramai eseguono senza bisogno di ripassi.
Ma c’è, come in tutte le cose, il rovescio della medaglia.
Talora cambiare poco, se favorisce la continuità, danneggia la fantasia, la voglia di rimettersi a costruire qualcosa di nuovo, l’interesse nella ricerca di soluzioni diverse ed alternative a quelle abituali e consuete.
Giusto la squadra un po’ seduta che ci pare di vedere.
Adagiata nei suoi rituali e per questo assolutamente prevedibile per sé e soprattutto per gli altri.
Se a questo aggiungiamo il venir meno di qualche pezzo capace, di quando in quando, di piazzare l’acuto, allora ci sono più chiare le odierne difficoltà.
Abbiamo perso anche quel poco di gioventù che vivacizzava le prestazioni: la media di età dei giocatori scesi in campo a Terni è di circa 28 anni, un po’ troppo alta per una società che, all’inizio del campionato, dichiarava di voler puntare su giocatori giovani e vogliosi di affermazione.
Ma è lecito sperare che, nel corso del campionato, l’allenatore sappia trovare le giuste motivazioni, capaci di dare la scossa necessaria ad una formazione che comunque conferma compattezza e solidità soprattutto in virtù di un centrocampo esperto e vigoroso.
Ci sono questioni tecniche e tattiche che vanno sistemate.
Qualcosa in avanti si dovrà studiare perché il solo Nenè non può certo garantire la necessaria potenzialità realizzativa.
Gli esterni non ci sono, inutile inventarseli, lo stesso Okereke fa fatica a giocare sulla fascia, non basta avere buona disponibilità alla corsa per svolgere quel ruolo, si intristisce, esce sempre deluso e rischiamo di bruciarlo; il giovane neoacquisto uruguagio Baez viene istintivamente calamitato verso gli spazi cari alle seconde punte, dove, peraltro, fa le cose migliori; Piccolo, che deve recuperare la miglior brillantezza, ormai occupa con sempre maggior frequenza la zona dietro alle punte, non si sa se per propensione volontaria o per ordini di scuderia, e sulla fascia destra lascia deserti inesplorati o esplorati dagli avversari.
Diventano così difficili gli inserimenti di Sciaudone e di Pulzetti che non trovano sugli esterni le necessarie sponde che li mandino in porta.
Tutto viene dunque accentrato su Nenè che deve fare la spalla per l’uno-due con chi viene da dietro, deve recuperare sul giocatore avversario che riparte e, quando capita, deve fare anche gol.
Il tecnico, bravo, serio e preparato, saprà studiare le giuste soluzioni, ne sono certo, magari ricorrendo a schemi a lui meno familiari ma oggi necessari.
Troverà anche il modo per consentire a Migliore di esprimere tutte le sue potenzialità nella fase offensiva, presenza di cui oggi si sente la mancanza e di cui la squadra ha bisogno sia fuori casa, per gli efficaci ribaltamenti, sia in casa per allargare le difese avversarie.
Ora il pubblico si attende di vedere all’opera “El diablo” Granoche che, per le sue caratteristiche umane e per la sua storia di confidenza col gol, sembra fatto su misura per risollevare motivazioni ed entusiasmi.
La sua presenza a fianco di Nenè impone comunque una puntuale rivisitazione del modo di stare in campo della squadra e dunque dipenderà dagli accorgimenti che il tecnico saprà utilizzare per comporre le diverse esigenze.
Come si diceva la scorsa settimana, senza grandi aspettative, ma neppure senza apprensioni, diamo il tempo necessario per fare il meglio possibile con ciò che passa il convento.
Che comunque non è poco.

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