Sinistra spezzina per il NO. A Roma con D’Alema, di Marcello Delfino

 

ROMA – Il nostro collaboratore Marcello Delfino ha partecipato a Roma il 5 settembre, ad un incontro organizzato da Massimo D’Alema per coordinare i comitati di sinistra per il No alla riforma costituzionale. Pubblichiamo di seguito il suo resoconto.

E così dopo anni di potenzialità deluse, di grande spessore politico e di tanti errori, di qualche colpa, come quella, imperdonabile, di aver liquidato il primo Governo Prodi con la complicità del lupo marsicano Franco Marini, Massimo D’Alema si redime definitivamente davanti al popolo della sinistra – pre, durante e post ulivista – e si offre come riferimento a tutti coloro che, dentro e fuori il PD, di questa riforma-pasticcio della Costituzione non ne vogliono sentire parlare.
A fronte dell’incomprensibile incertezza di quel che rimane di sinistra dentro al PD, Massimo D’Alema rompe gli indugi ed organizza in “Comitato per il NO del Centrosinistra” quel “popolo che è rimasto senza partito a fronte di un partito senza popolo”.
“Non siamo insensibili al grido di…” parafrasando Vittorio Emanulele II nel famosissimo Discorso della Corona del gennaio 1859.
Così inizia, sul palco del cinema Farnese a Campo de’ Fiori gremito in ogni ordine di posti, un’ora di ragionamento stringente e convincente, intervallato da frecciate ed allusioni figlie di una ironia sferzante tanto cara a chi lo ama e tanto scostante per coloro che lo detestano.
Nascono sul territorio i Comitati del NO del Centrosinistra, aperti a tutto quel mondo che in quello spazio ideale e politico si è da sempre riconosciuto.
Non si propone altro – così almeno dice – se non bocciare questa pseudo riforma costituzionale ed impedire che la democrazia italiana venga azzoppata da una legge elettorale che assomiglia molto, troppo, al famoso Porcellum già dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale.
Non vuole dividere il PD, presidente del Comitato è il prof.Guido Calvi che col PD da tempo non ha nulla a che fare, non gioca nessuna partita personale contro Renzi, non vuol fare un’altra corrente del PD anche se, al termine dell’intervento, raccomanda di non perdersi di vista, anche dopo.
Seguendo strettamente la sua scaletta, che ogni tanto interrompe per lasciare pure qualcosa allo spettacolo, parte dalla contestazione delle procedure con le quali si è gestito questo progetto tanto ambizioso quanto inadeguato alle vere necessità del Paese.
Ammonisce che le riforme costituzionali fatte dai governi, finalizzate ad assicurare la governabilità parlamentare, finiscono per creare instabilità istituzionale.
Non senza ironia attacca le troppe superficialità ed inesattezze che i sostenitori del governo hanno distribuito a piene mani ultimamente, dai cinquecento milioni per i poveri al voto dei partigiani veri.
Li invita a riprendere gli studi per appurare quanto non sia vero che il bicameralismo perfetto esista solo in Italia, basterebbe guardare gli Stati Uniti.
Li ridicolizza quando fa sua la narrazione per la quale è stata preparata una legge elettorale su misura di un sistema bipolare, salvo poi affacciarsi alla finestra ed accorgersi che di poli ce ne sono tre.
Li mette alla berlina allorché fa rilevare come si sia immaginato un Senato federale in una organizzazione statuale che ha abbandonato ogni suggestione federalista.
Su questo tema evidenzia un particolare sfuggito ai più: il nuovo Senato delle regioni risulta privo delle funzioni essenziali per realizzare un vero regionalismo cooperativo in quanto non ha poteri effettivi nell’approvazione di molte delle leggi più rilevanti per l’assetto regionalistico come quelle del bilancio dello Stato, le più importanti per impegnare le risorse a favore delle regioni.
Non resiste alla tentazione di sottolineare il sostegno al SI da parte della finanza internazionale, di Confindustria oltre che di Marchionne non senza interrogarsi sui motivi di tutto questo interesse per l’Italia da parte di un… lussemburghese
Mai niente di banale, una analisi condivisibile o non condivisibile, ma mai banale, scontata o semplificata, come si direbbe oggi.
Ma la novità della rentreé dalemiana si materializza come meglio non saprebbe fare un esperto prestigiatore: tira fuori dal cilindro quel che non ti aspetti.
Lo accenna nell’intervento, lo completa ed arricchisce nella replica seguita ad una pletora di interventi ridotti al massimo nella durata, due minuti, visto l’impossibilità di gestirne il numero.
Per smentire coloro che accusano i sostenitori del NO di immobilismo e di conservatorismo, per dimostrare che non è scritto da nessuna parte che se non si realizza questa riforma non se ne faranno altre, per ribadire che se non si fosse voluto utilizzare la Costituzione per plebisciti ad personam si sarebbe potuto costruire un progetto davvero migliorativo e condiviso, annuncia che una nuova proposta uscirà dai Comitati per il NO di Centrosinistra, sarà affidata a pochi costituzionalisti e sarà volta ad intervenire con misura ed intelligenza su quelle che sono le questioni aperte, riconosciute da tutti, quali la riduzione del numero dei parlamentari, il rafforzamento della democrazia partecipativa, la fiducia al governo di competenza di una sola camera, l’efficienza del processo legislativo, l’abolizione del Cnel.
Oggi leggiamo sui giornali che queste proposte, firmate da Gianfranco Pasquino, Andrea Pertici, Maurizio Viroli e Roberto Zaccaria, sono state presentate in parlamento da tre parlamentari, Civati alla Camera, Tocci e Chiti al Senato. È dunque partita una sfida nell’interesse del Paese, soprattutto se questo disegno otterrà le larghe convergenze che si propone di raccogliere.
Concludo sottolineando che, per una volta, alla Spezia  siamo stati tempestivi.
Noi il Comitato del NO del Centrosinstra l’abbiamo già fatto.

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