Italicum e governabilità, di Marcello Delfino

LA SPEZIA – La discussione sul merito della proposta di revisione costituzionale collegata alla nuova legge elettorale “Italicum”, meriterebbe forse qualche ulteriore riflessione.
Nella foga dello scontro accade, infatti, di accreditare affermazioni prive dei necessari riscontri e di metabolizzare luoghi comuni che, per il fatto solo di essere ripetuti a tamburo battente secondo il miglior marketing da supermercato, alla lunga finiamo per acquisire come presupposti indiscutibili.
“Dobbiamo sapere chi ha vinto le elezioni la sera stessa dello scrutinio!!!”.
Perché? mi chiedo. Se passa una settimana cosa succede?

Più di sostanza è, invece, il tema relativo al collegamento fra legge elettorale e governabilità.
Si dà per scontato che la governabilità dipenda principalmente dalla legge elettorale e, di conseguenza, si ritiene di garantire governabilità e stabilità rendendo sempre più maggioritarie le regole elettorali.
Ma siccome l’esperienza di questi decenni ci insegna come tutto ciò sia illusorio, di questo passo scopriremo che la più sicura stabilità ci sarà garantita quando perderemo l’abitudine di votare.
Io penso che l’obiettivo più ambizioso di una legge elettorale non possa che essere quello di fare in modo che le istituzioni rappresentative, quelle attraverso le quali si esercita la sovranità popolare, siano il più aderenti possibile agli orientamenti del corpo elettorale.
Più le istituzioni rispecchiano le opinioni dei cittadini, più il popolo esercita la sua sovranità, più la democrazia è piena.
Non si può accettare che venga manipolata la volontà popolare con forzature regolamentari per rendere più semplici i percorsi di chi vince e più arduo il compito di chi deve esercitare il diritto dovere di opporsi per riproporsi come alternativa.
Ed è dimostrazione di grande insensibilità ed irresponsabilità istituzionali utilizzare le regole elettorali per ostacolare o consolidare gli orientamenti elettorali del momento con il rischio, fra l’altro, di ottenere risultati opposti a quanto desiderato nel momento in cui cambi il quadro politico di riferimento.
Se fu sacrosanto opporsi alla Legge del 1953, forse un po’ ingenerosamente battezzata dagli oppositori “legge truffa”, che peraltro non sarebbe intervenuta in maniera decisiva sul risultato elettorale consolidando nelle istituzioni il peso di chi comunque avesse raccolto la maggioranza assoluta dal corpo elettorale, a maggior ragione è doveroso impedire, oggi, il tentativo di alterare il verdetto delle urne garantendo in parlamento maggioranze a forze politiche o alleanze cui i cittadini non hanno riconosciuto il consenso sufficiente e necessario per governare.
Sarà bene, allora, affrontare il problema per quello che è.
La governabilità viene garantita dall’autorevolezza di una classe politica cui i cittadini riconoscano attitudine e preparazione per affrontare i problemi del paese.
Sono i partiti di oggi, veri o presunti, che non appaiono in grado di garantire una seppur minima capacità di governo e che, al contrario, a causa del degrado morale e del basso livello politico che vengono loro riconosciuti, hanno perso qualsiasi credibilità, non sanno più stare fra i cittadini che si allontanano dalle urne, immiserendo la nostra democrazia.
Se il problema sono i partiti, non conosco democrazia senza partiti, ci se ne occupi seriamente iniziando ad attuarla la Costituzione, piuttosto che a cambiarla, dando gambe all’art.49 cioè regolando per legge la vita democratica dei partiti.

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