Mangia Trekking, il Rifugio del lago Acuto deve vivere

I Rifugi sono  un indiscutibile servizio sociale ed un presidio relativo alla sicurezza per chi frequenta la montagna. Così, per quanto precede ed in virtù del rapporto di amicizia, nato nel tempo, tra alcuni associati di Mangia Trekking ed Adriano, gestore del Rifugio del lago Acuto, si impone che oggi l’associazione dell’alpinismo lento intervenga per sostenere ed evidenziare alcune istanze dell’amico Adriano, le quali riguardano evidenti necessità della struttura appenninica.

Il rifugio del lago Acuto non ha un telefono fisso o un ponte radio con relativo trasmettitore da cui lanciare una eventuale richiesta di soccorso. Ogni comunicazione è affidata ad una instabile rete di telefonia mobile. Il  tetto del rifugio ormai fatiscente, è abitato da intere famiglie di ghiri, che ne hanno eroso ogni coibentazione. Anche il tetto della legnaia è in evidente stato di deterioramento, ed i teli di nylon sono rimasti l’ultima soluzione per conservare la legna per l’inverno. Allora l’associazione Mangia Trekking, mentre ripercorre la storia del Rifugio e degli ingenti investimenti pubblici destinati alla struttura, si domanda se tutto, invece che valorizzato e potenziato, può essere lasciato così, ad  andare a morir lentamente. Come è noto agli appassionati, il Rifugio del lago Acuto è situato all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, in prossimità del lago e poco sotto la vetta della montagna omonima. Lungo il percorso tra il Passo del Cerreto ed il Passo del Lagastrello, tra la Lunigiana e l’Emilia. Esattamente nel territorio di Miscoso, nel Comune di Ramiseto.
Nel passato la sua struttura era composta di travi di ferro e lamiera. Si racconta che venne realizzata tra la fine degli anni settanta ed il 1980 (anno della sua inaugurazione)  con contributi economici della Cassa di Risparmio di La Spezia, dell’Amministrazione Provinciale di La Spezia e del Comune di Sarzana, che ne ottenne l’assegnazione dell’appellativo “Città di Sarzana”.  Qualche anno dopo,  il Parco Regionale dell’Alto Appennino Reggiano (allora denominato anche “Parco del Gigante” ed oggi inglobato nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano), rinnovò la costruzione, realizzando una vera e propria casa interamente in legno.
I progetti di demolizione e ricostruzione della vecchia struttura furono predisposti dal Parco del Gigante e finanziati insieme alla Regione Emilia Romagna.
Il Parco Regionale dell’Alto Appennino Reggiano si fece carico di circa il 30 % della spesa totale e le rimanenti risorse necessarie a completare l’impresa, furono reperite attraverso  fondi stanziati dalla Regione Emilia Romagna e Statali. Nei giorni scorsi quindi, una rappresentanza del Mangia Trekking è salita al Rifugio, a far visita ad Adriano e suo figlio Elia, e nella circostanza, mentre sottolineava la bellezza del percorso e del luogo, lanciava a tutte le autorità competenti un messaggio: “il Rifugio del lago Acuto deve continuare a vivere e garantire la sicurezza di chi sale in montagna “.

 

 

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