“Rimpiango i graziotti di un tempo” una lettera di Vinicio Ceccarini

Ricordo i tanti graziotti di una volta Armandino Esperti, Lucio Baroni, Salvatore Coluccia, Pietro Ferro, il prof. Eugenio Nardini erano persone che amavano Le Grazie, profondamente legati alle tradizioni e anche se politicamente su posizioni diverse avevano tutti in comune un forte sentimento di appartenenza. Forse mi sbaglio, ma oggi non ritrovo questi valori nella gente delle Grazie. Hanno buttato giù il muro del Convento degli Olivetani e pare che non sia muro oggi.jpgsuccesso niente. Posso capire che persone venute da lontano da un paese dove non esiste né una Firenze, né Venezia, che non hanno conosciuto il Rinascimento e non sanno chi era Nicolò Corso, che non conoscono la storia del convento degli olivetani un muro non ha un significato, ma gli abitanti delle Grazie e soprattutto chi vanta titoli accademici e ha incarichi importanti ha il dovere di spiegare tutte queste cose chi viene da lontano. Credo che in questo momento le generazioni che ci hanno preceduto si stiano rivoltando nella tomba. Oggi dopo quanto è successo c’è un gran palleggiamento di responsabilità, ma il problema è un altro perché si è perduto il senso di appartenenza che rendeva Le Grazie un paese unico? Personalmente ho paura di quanto potrà essere distrutto e distrutto per sempre? Cosa lasceremo ai nostri figli? Ciò che abbiamo ora sono beni che dobbiamo conservare e trasmettere alle future generazioni come hanno hanno fatto i nostri antenati. Questo impegno tramandato da generazioni è stato spezzato. Perché? Ecco vorrei una riposta che non trovo.

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