Bambole, non c’è una lira!, di Marcello Delfino

LA SPEZIA – Nella primavera del lontano 1977, quando c’erano ancora le stagioni e dunque la primavera, la Rai, sulla Rete 1, o primo programma, forse si chiamava così, mandava in onda settimanalmente uno spettacolo di varietà che proponeva agli spettatori televisivi le tormentate vicende di una compagnia di avanspettacolo che doveva fare i salti mortali per riuscire a tenersi finanziariamente in vita.
Il cast era di quelli da leccarsi i baffi per la televisione di allora: con la regia di Antonello Falqui e la direzione musicale di Gianni Ferrio, un gruppo di giovani, allora, e meno giovani personaggi televisivi, da Christian De Sica a Isabella Biagini – che interpretava la soubrette – a Loredana Bertè, Pippo Franco, Gianrico Tedeschi, Gianni Agus e Tino Scotti raccontavano, tra gags ed aneddoti, storie scritte da autori quali Maurizio Costanzo, Gino Landi, Marcello Marchesi e Dino Verde.
Ai più giovani molti di questi nomi non diranno granché, ma quelli con i capelli bianchi o con pochi capelli resistenti, li ricorderanno come la”crema” della tv di allora.
Ebbene, ogni puntata finiva con la solita scena, da cui traeva senso e titolo l’intera trasmissione.
Il capocomico, l’indimenticato Tino Scotti, quello della réclame del famoso lassativo omonimo del regista, radunava lo scalcinato corpo di ballo e, dopo avere informato le danzatrici che a causa dell’incasso insufficiente non sarebbero state retribuite neanche quella sera, all’ennesimo cenno di legittima protesta, rispondeva :”Bambole, non c’è una lira !”
Da lì il titolo dello spettacolo di rivista, come si diceva allora, che mi pare si adatti benissimo alle vicende di mercato dello Spezia.
Inutile girarci intorno con argomentazioni filosofiche, peraltro spesso condivisibili, in ordine alla politica dei giovani, al valore del gruppo piuttosto che delle prime donne, per restare in argomento, ed alla politica del risparmio, spending review per gli anglofoni.
Se, da una parte, conforta sapere come questa scelta sia frutto di un libero convincimento piuttosto che effetto di stato di necessità, dall’altra, credo sia giusto e responsabile dire la verità agli sportivi che, attraverso il rinnovo dell’abbonamento, stanno confermando, non senza sacrifici, il proprio fattivo attaccamento alla squadra.
E sarebbe utile dimostrare consequenzialità e coerenza riguardo ad una politica che, peraltro, un pubblico sempre più maturo e ragionevole non ha difficoltà a condividere, sempre che non conduca a quelle sofferenze di classifica poi difficili da recuperare.
Se si predica la politica dei giovani, cosa buona e giusta, coerenza vuole che si tolgano immediatamente dal mercato Ceccaroni ed Acampora che hanno dimostrato, qui o altrove, di essere ormai maturi per la cadetteria.
Non si capisce in base a quale logica si debbano valorizzare i giovani degli altri e non dare la fiducia che meritano ai nostri.
Gli sportivi per primi, è vero, hanno constatato come siano buttati al vento i soldi spesi per presunte primedonne, ne hanno visti anche troppi di Mastro…..eccetera; meglio cercare ragazzi seri che hanno voglia di sudare ed ambizioni da rincorrere e che sappiano rapportarsi con umiltà con i compagni e con l’ambiente, dentro e fuori dal campo.
Difficile da comprendere allora come ci si sia sbarazzati del prototipo di quel tipo di calciatore, che avevamo in casa e che voleva restare, oltretutto con una fretta un po’ sospetta che rende meno esaustiva la motivazione economica. Sto parlando naturalmente di Andrea Catellani.
Forse, per quel che oggi si chiama trasparenza, sarebbe interessante sapere quanto fuori tetto fosse il suo compenso non essendo molto credibile che altri giocatori, dal capitano in poi, guadagnino molto meno.
Un ragionamento a parte merita il comparto delle cessioni che nella nostra società presenta delle caratteristiche molto particolari.
Lo Spezia non vende mai nessuno, se mai regala brindando al fatto di essersi tolto uno stipendio da pagare, senza contare che comunque si dovrà pagare, speriamo meno, qualcun altro.
A parte Giannetti e i ragazzi nigeriani ceduti alla Roma non ricordo partenze che abbiano avuto come normale contropartita il rafforzamento delle casse della società.
Oggi, comunque, sembra che le priorità riguardino il portiere, un esterno ed un difensore centrale.
La vicenda del portiere di giorno in giorno offre evoluzioni sempre più sorprendenti, anche in ordine alla effettiva proprietà del giocatore. Bisognerà uscirne presto, il portiere è un ruolo decisivo.
Si legge, poi, che si deve sostituire Situm. Mi chiedo se non sia lecito pensare che forse Situm potrebbe essere ancora fra noi se non si fossero interrotte le comunicazioni con la Croazia e se l’allenatore ne avesse davvero apprezzato le qualità esplosive corroborate peraltro da grandi margini di miglioramento, sia per l’età che per la serietà del ragazzo.
E non ci si dimentichi ancora una volta del centrale difensivo.
Serve un giocatore esperto che dia sicurezza e faccia crescere accanto a lui il giovane Ceccaroni per definire un reparto che l’anno scorso ha denunciato troppe distrazioni.
Se l’acquisizione del giovane Piu dall’Empoli è stata accolta da una certa soddisfazione, “mei ciu che meno” l’immediato spezzinissimo commento, per il resto attendiamo con fiducia sperando di non sentirci rispondere :”Bambole, non c’è una lira!”.

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