I crocieristi di Forcieri e i due polli di Trilussa.

La statistica è una brutta bestia e andare a leggere i dati dietro agli annunci trionfali, spesso può essere noioso.

Noi lo facciamo lo stesso, perché riteniamo che il compito di chi fa informazione sia soprattutto quello di dare dati e, appunto, informazioni.

Con questo spirito abbiamo “pesato” la notizia che il Porto ha diffuso, dei 40 milioni di euro che i crocieristi avrebbero speso “a terra” sul territorio spezzino (Qui il report completo).

Intanto, prima cosa, sono dati che provengono da un sondaggio che la stessa Autorità Portuale ha commissionato a una ditta privata. Tutto legittimo, per carità, ma non sono dati di provenienza neutra, sono di parte e come tali andrebbero presi. Non sappiamo come sia stato selezionato il campione statistico (40 operatori su quanti?), e abbiamo pochissimi dati su quali criteri siano stati usati nel rilevamento per fare questa “proiezione”. Problema non di poco conto (Come si fanno i sondaggi – Università Bocconi)

Infatti è di questo che si tratta, di stime, appunto. Non sono dati reali.

Leggiamo nel report alla voce “spesa diretta” che: secondo il procedimento seguito e le stime realizzate per questo studio, i 667.000 crocieristi movimentati nel porto della Spezia nel 2015 avrebbero speso – a prescindere dal luogo – oltre 41 milioni di euro a terra implicando un valore medio di 62€, frutto dell’alto ricorso ad escursioni organizzate che hanno un costo medio superiore agli 80€.”

Come dobbiamo leggere questi dati? Se i crocieristi hanno acquistato a bordo il “pacchetto”, a chi sono andati i soldi che si dichiara essere stati spesi “a terra”?

“Attraverso varie fasi di calcolo – ci spiegano – si è giunti a determinare un valore di spesa delle compagnie di crociera per La Spezia, che esclude i costi di tour operating di escursioni a terra già inclusi nella stima delle spese sostenute dai crocieristi, di poco superiore ai 6,25 milioni di euro. Considerando le tre direttrici appena citate, il contributo dell’attività crocieristica per il territorio della Spezia nel 2015 è stimabile in una spesa diretta di 30,9 milioni di euro.”

Ma di quale Spezia parliamo? Della Provincia.

La città, a quanto pare, viene scelta solo dall’1% dei crocieristi.

Dunque i 40 milioni (che poi erano 30,9) sono già scesi a 400mila euro incassati probabilmente in parte dalle compagnie, in parte dai tour operator, ecc (treni, battellieri, ecc).

Ma quale sarà l’obiettivo di questa “uscita”? A dar retta ai rumors, secondo i più sarebbe una boutade elettorale.

Diciamo che senz’altro uno degli obiettivi è quello che dichiara lo stesso Forcieri: “I valori economici oggi presentati sono la base su cui rinnovare l’impegno che da diversi anni Autorità Portuale spezzina ed i vari operatori profondono nell’ampliamento e miglioramento continuo dei servizi offerti alle compagnie ed ai passeggeri.”

“Ora lavoriamo per fornire ancora maggiori certezze agli armatori con la realizzazione del molo e della stazione crocieristica”.

Tra gli operatori della città (negozianti, artigiani, ecc) non sono molti quelli che hanno “visto” i croceristi nei loro negozi. Spezia città non sembra aver beneficiato se non in misura molto modesta del traffico.

Dunque per il Porto il business c’è ed è di diversi milioni di euro e chiaramente spinge per fare altri tombamenti, sottraendo ancora aree alle altre attività (rimessaggi e muscolai) senza preoccuparsi troppo dell’inquinamento (le banchine non sono ancora state elettrificate), quello sì, tutto a carico degli spezzini.

Caro Forcieri la sua statistica ci ricorda la storia dei due polli di Trilussa:

Sai ched’è la statistica? È na’ cosa

che serve pe fà un conto in generale

de la gente che nasce, che sta male,

che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa

è dove c’entra la percentuale,

pè via che, lì, la media è sempre eguale

puro co’ la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno

seconno le statistiche d’adesso

risurta che te tocca un pollo all’anno:

e, se nun entra nelle spese tue,

t’entra ne la statistica lo stesso

perch’è c’è un antro che ne magna due.

Er compagno scompagno:

Io che conosco bene l’idee tue

so’ certo che quer pollo che te magni,

se vengo giù, sarà diviso in due:

mezzo a te, mezzo a me… Semo compagni.

No, no – rispose er Gatto senza core –

io non divido gnente co’ nessuno:

fo er socialista quanno sto a diggiuno,

ma quanno magno so’ conservatore.

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