Spezia calcio: Coerenza e passione

LA SPEZIA– La campagna acquisti dello Spezia, per come si sta prefigurando, presenta aspetti per certi versi confusi se non contraddittori e poco chiari,  e per altri evidenzia qualche elemento che non manca di destare simpatica allegria.

Siamo solo all’inizio e sarebbe fuori luogo pronunciare giudizi come fossimo al termine del percorso. Il calciomercato si apre ufficialmente in questi giorni e noi, da spezzini veri, già storciamo la bocca come quell’anziano tifoso che al fischio d’inizio della prima partita della stagione, senza far passare neppure cinque minuti dal fischio d’inizio, facendo una smorfia, tra il fumo della sigaretta che usciva di bocca, biascicò la famosa scientifica constatazione :”L’è pezo de l’ano scorso…..

Eppure le indiscrezioni che leggiamo sulle pagine sportive della stampa locale, cartacea ed online, le riflessioni dal sen fuggite a qualche addetto ai lavori, le interviste allegramente rilasciate da chi dovrà ancora dimostrare di essere all’altezza dei compiti affidati,  qualche perplessità la destano, eccome.

Ed allora è più onesto esternare i timori fin da subito piuttosto che accomodarsi sui rami che si affacciano sul bordo del noto fiume per aspettare cadaveri e sentenziare condanne.

Molti, io compreso, speravano che Guido Angelozzi, tanto per parlare di qualcuno che ha già dimostrato le proprie capacità, potesse tornare a guidare la fase estiva di calciomercato.

La possibilità che ciò accadesse si è rivelata, nei fatti, non realizzabile e un po’ di delusione si è fatta sentire.

Io mi auguro che sia stato l’apprezzamento di chi beneficia del suo lavoro a trattenerlo al suo posto, peraltro prestigioso, piuttosto che una eventuale  mancata garanzia sulla concreta disponibilità ad investire da parte della società al fine di  rafforzare una squadra già abbastanza forte ma che si priverà di individualità di indubbio valore.

In questi mesi abbiamo assistito al  solito ping pong di notizie in ordine all’eventuale vendita della società da parte della proprietà che gli sportivi, a ragione, non cambierebbero con chicchessia.

Si è avuto più della  semplice sensazione che ci fosse chi,  per riconquistare il proscenio, lavorasse dietro le quinte per trovare acquirenti di cui poter fare il portavoce.

Se questo tentativo ci sia stato davvero sarà difficile averne riscontri, certo sembra fortunatamente fallito.

In occasione delle ripetute smentite sulla vendita della società è stato più volte ribadito che non ci sarebbero stati sostanziali cambiamenti, che gli obiettivi sarebbero rimasti sempre gli stessi: fare meglio dell’anno precedente, possibilmente spendendo di meno.

Desta se mai qualche preoccupazione il non volere tenere conto, nella ricomposizione di un gruppo,  dell’utilità di presenze capaci di portare quel qualcosa in più rispetto alle proprie capacità tecniche, come sia controproducente, insomma, perdere gli uomini che dimostrano  passione per la maglia e feeling con la città sportiva.

Non si tratta di fare del romanticismo, sappiamo bene che il calcio è più industria che sport, ma abbiamo constatato nei fatti come i risultati, utili anche all’azienda, arrivino più facilmente se nel gruppo ci sia un’anima costituita soprattutto da quei giocatori che sono particolarmente attaccati alla squadra ed all’ambiente e che sanno andare oltre all’impegno professionale per il quale sono più che dignitosamente pagati.

In questa ottica non si capisce questa fretta di liberarsi di  Catellani senza fare, mi pare, i dovuti tentativi per trattenerlo, naturalmente a condizioni accettabili per la società.

Bene, se il problema è di insuperabili distanze economiche, si può anche capire, ma diventa più difficile da accettare il discorso per il quale Catellani vada venduto perché non adatto al modulo che ha in mente l’allenatore.

Ma perché l’allenatore sa fare un modulo solo ? L’allenatore non prepara alternative al proprio sistema di gioco che, talora, si è costretti a cambiare anche nel corso della stessa partita?

Il rischio di schierarsi sempre alla stessa maniera, con gli stessi movimenti, non è quello di diventare prevedibili ?

Anche sul portiere c’è qualcosa di poco chiaro.

Chichizola vuole salire di categoria e, ammesso che ci sia davvero interesse a quei livelli, credo che vada accontentato, anche nell’interesse della società, tenuto conto che il portiere è un ruolo non impossibile da sostituire.

Ma, secondo qualche tecnico, almeno per quel che si legge,  bisogna prendere un portiere alto e forte nelle uscite perché i nostri difensori non sono forti di testa.

Ho sempre pensato che il portiere è completo quando è bravo fra i pali e nelle uscite e che anche i difensori sono adeguati, specialmente quelli centrali, quando sono all’altezza sia con i piedi che con la testa.

Non sarà meglio allora cercare portiere e centrale bravi e completi ?

E visto che vogliamo fare la politica dei giovani, assolutamente da condividere, per quale motivo non dobbiamo puntare sul giovane difensore centrale che si è fatto le ossa a Ferrara crescendo al punto che alla Spal fanno carte false per tenerselo e che, se non sbaglio, è bravo anche di testa ?

Ne cerchiamo uno più bravo ?

Certo non commettiamo l’errore di “passare” su questo ruolo, come nello scorso mercato invernale, le distrazioni del capitano ci sono costate troppo lo scorso anno.

E, per ultimo assume toni grotteschi, la vicenda Iemmello.

Ma cosa c’è a Foggia di così irrinunciabile per cui il ragazzo tutti gli anni fa il matto per non andarsene da là ?

Mi auguro qualche bella ragazza, ma sarebbe troppo scontato.

Sarà così devoto di Padre Pio da non volersi allontanare dal Gargano ?

Viene per tutti il momento in cui è necessario misurare le proprie capacità in contesti più complicati del proprio nido.

Rimaniamo in attesa di risposte coerenti ed all’altezza con le prestazioni di questi anni.

(Marcello Delfino)

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