Ottavio Pastore, uno spezzino nella redazione dell’Unità ai tempi di Gramsci.

Tempo fa durante un’intervista allo storico Arrigo Petacco, mi sono ricordato di quando mio nonno mi raccontava della vita di un certo Ottavio. Un eroe romantico dell’antifascismo, che ha riempito la mia fantasia di bambino come Robin Hood. Mio nonno non era un buon narratore. A tavola ogni tanto mi lasciava un frammento di vicende lontane e tanto più erano stringate le storie tanto più mi incuriosivano. Quando parlava di Ottavio Pastore, partiva sempre dalla Liberazione, quando lo incontrò per la prima volta. Mi raccontava con passione della grande capacità di comunicare di questo personaggio e della sua vita incredibile. I racconti proseguivano sempre senza una precisa costruzione temporale. Mi parlava del giornale socialista Libera parola, fondato ai primi del ‘900 proprio  alla Spezia (Il giornale è conservato oggi come una reliquia nella biblioteca civica). Il giornalismo era stato la sua vera grande passione, nel 1917 era redattore capo all’Avanti di Torino dove lavoravano Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti e Alfonso Leonetti.

Mi ricordo di una sera: c’erano state le elezioni comunale o provinciali e intorno al tavolo c’erano molti compagni che parlavano di quando Ottavio Pastore aveva sfidato a duello Curzio Malaparte con Leonida Repaci, come padrino. Un avvenimento che era rimasto nell’immaginario collettivo, come simbolo di sfida alla boria dei fascisti.

In questi giorni, ho ritrovato la testimonianza di Raf Vallone che ricorda “quando scrivevo sulla terza pagina dell’Unità affidatami da Davide Lajolo, il direttore era Ottavio Pastore, il più indipendente dei dirigenti comunisti torinesi. Se ne infischiava della linea del partito: portava avanti la sua, con allegria. Una volta rischiai di fargli venire un infarto. C’era stata affidata una parte degli scritti di Gramsci, che il partito passava all’Einaudi per la pubblicazione. Quando restarono solo poche pagine, mi venne la tentazione di tenermele. Così dissi a Pastore: “Guarda che non le ho più, le ho dato a te”. Ottavio era un vecchio bianco e pallido, ma in un attimo divenne tutto rosso. Gli ho detto che stavo scherzando, e l’ho abbracciato.”

La vita di Ottavio Pastore era stata una lotta continua. Incarcerato per la prima volta nel 1917, con altri dirigenti socialisti, per le sue posizioni di contestazioni alla guerra. Il Primo maggio 1919 è l’oratore ufficiale della manifestazione unitaria di socialisti, anarchici e democratici alla Spezia (dalla Spezia partirà l’occupazione delle fabbriche). Nel ’21 è tra i fondatori del Partito comunista. Nel 1924 è il direttore dell’Unità. Arrestato nell’ottobre del 1926 è liberato sei mesi dopo. Comincia una vita da latitante a Roma, Milano fino alla fuga in Francia. In un libro di mio padre “Il Tribunale Speciale per la difesa dello stato” leggo che nel 1927 è condannato in contumacia, a tre anni di carcere e tre di vigilanza speciale. Nel suo esilio in Francia si occupa di attività sindacale. Nel 1928 va in Belgio, dove collabora all’edizione del periodico antifascista Il Riscatto e scrive il saggio I sepolti vivi di Civitavecchia. Fugge a Mosca. La moglie Olga ed i figli Mirella e Giorgio riescono a raggiungerlo attraverso mille peripezie. Ottavio lavora all’Internazionale dei sindacati rossi al Komintern e insegna alla scuola Leninista e col nome di Carlo Rossi scrive sulla Pravda. Nel 1934 diventa direttore di Radio Mosca, la voce dell’Italia libera e antifascista. Nel 1936 è in Spagna a combattere nelle Brigate Internazionali. Nel 1938 rientra in Francia per dirigere La voce degli italiani. Nel 1943 è arrestato e inviato in Italia. Incarcerato, riesce ad evadere e va a combattere col CLN Alta Italia con i partigiani della Val di Susa. Alla Liberazione Ottavio Pastore torna a Torino, dove lavora dapprima alla casa editrice Viglongo e poi di nuovo a L’Unità, di cui è direttore della pagina torinese. Eletto al Senato nella prima legislatura, è confermato nel 1953 e nel 1958. Alla Spezia Ottavio Pastore ha ricoperto la carica di vicesindaco e di consigliere comunale. Un protagonista da ricorda e da proporre ai giovani come esempio di combattente antifascista. Troppe cose oggi vengono dimenticate.

Di Daniele Ceccarini 

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