‘Ndrangheta in Liguria, “i conti di Lavagna”. Un approfondimento di Cristina Porta

GENOVA – La squadra mobile della questura di Genova ha sgominato la locale ‘ndrangheta di Lavagna. Dopo quella di Bordighera e Ventimiglia ora tocca a quella del levante.

Questa nuova indagine, denominata ‘I conti di Lavagna‘ ha fatto tremare il comune di Lavagna, che vede agli arresti domiciliari il sindaco e un consigliere, e indagati a piede libero il vice sindaco, l’assessore ai trasporti e alcuni dirigenti.

Otto le misure cautelari eseguite. In carcere sono finiti: Paolo Nucera, Antonio Nucera, Francesco Nucera, Francesco Antonio Rodà e Antonio Rodà. Agli arresti domiciliari il sindaco Giuseppe Sanguineti, di 69 anni; l’ex parlamentare, nonché storico sindaco di Lavagna, Gabriella Mondello, di 72 anni, e il consigliere comunale Massimo Talerico (uomo di riferimento delle due famiglie calabresi). Complessivamente l’indagine, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Genova, vede 23 indagati, tra amministratori, dirigenti, imprenditori e affiliati alle cosche.
Le accuse, a vario titolo, sono di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di rifiuti e droga, usura, riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Al centro dell’inchiesta, favori elettorali, reati ambientali, una gestione illecita e allegra di rifiuti.

Nel corso delle indagini sono state sequestrate armi e munizioni. Disposti anche il sequestro patrimoniale dei beni riconducibili a Francesco Paolo Rodà. Sotto sequestro anche la società di trasporto dei Nucera, che si occupava della raccolta dei rifiuti urbani e la stazione di trasbordo dei rifiuti, l’Eco Centro.

Un’indagine articolata, durata due anni, fatta principalmente con intercettazioni ambientali e telefoniche, proprio per non lasciare nulla al caso, ma potendo cosi’ filmare e intercettare tutti gli incontri. Secondo gli investigatori, i capi della locale sono proprio Paolo Nucera e Francesco Antonio Rodà, affiliati alla cosca Rodà-Casile di Condofuri, di Reggio Calabria.

Le accuse. Dalle indagini è emerso come il sindaco Sanguineti  avrebbe stretto un patto con le due famiglie calabresi, unite per vincoli di parentela, in cambio di voti alle elezioni del 2014. Tra gli accordi, quello di affidare la delega al demanio e al patrimonio al loro candito di riferimento Massimo Talerico, appunto. Patto chiaramente mantenuto da Sanguineti. Non solo. Tra le promesse pre elettori vi era quella della proroga del contratto di locazione della stazione di trasbordo dei rifiuti della famiglia Nucera. Oltre che a favorire alcune attività di imprenditori legati alle famiglie. Da tramite l’ex parlamentare Mondello accusata d’abuso d’ufficio e di voto di scambio.
Secondo l’accusa, in violazioni alle legge, il sindaco e il vice sindaco, Luigi Barberi (avvocato) non hanno fatto nulla per interrompere le irregolarità dei Nucera nella gestione dell’Eco Centro, anzi hanno loro rinnovato il contratto di locazione della stazione di trasbordo.
Secondo gli inquirenti, infatti, la famiglia Nucera, che a Lavagna opera da oltre 20 anni nel settore dei rifiuti, hanno consentito a ditte non autorizzate di conferire qualsiasi tipo di rifiuti all’Eco Centro, facendoli risultare quali rifiuti indifferenziati, e poi portati alla discarica di Scarpino, addebitando le spese alle casse del comune. Scrive il gip “evitando, di trasportare i rifiuti differenziati presso i previsti centri autorizzati, inducevano in errore il Comune di Lavagna in relazione al tipo di rifiuto ricevuto presso il centro di Trasbordo e smaltito presso i siti di conferimento, così realizzando un triplice ingiusto vantaggio economico”. Un danno erariale stimato in oltre 250 mila euro.
Le famiglie Surace e Rodà sono riuscite a acquisire in modo diretto e indiretto il controllo delle attività economiche, delle concessioni, delle autorizzazioni e degli appalti.

Risultanze. “Già l’operazione Crimine aveva portato a galla le ramificazioni della ‘ndrangheta al nord, e in Liguria – sottolinea Renato Cortese, direttore del Servizio Centrale Operativo – e di come per coordinarsi abbia istituito proprio una camera di controllo regionale, e di conseguenza le sue ‘locali’. L’indagine conferma l’infiltrazione con la pubblica amministrazione e la politica. Indagini che non sono finite, anzi vanno avanti”.
Dalle risultanze investigative emerge un quadro chiaro di come le famiglie calabresi affiliate siano legate alla casa madre, come sostengono i familiari, inviando soldi per i detenuti, ospitando i parenti e i latitanti. Un legame profondo, dettato dai vincoli di sangue, difficile da spezzare.
Alcuni amministratori di Lavagna sapevano benessimo che le famiglie Surace/Rodà erano pericolose, e li tenevano in scacco. Ma lo stesso hanno chiesto il loro appoggio elettorale. I dirigenti che hanno cercato di opporsi, quando è stato chiesto loro di mettere in atto comportamenti illeciti, sono stati sostituiti.
La stessa Mondello sapeva benissimo con chi aveva a che fare, tanto che in più occasioni ha fatto da tramite.
Scrive ancora il gip “risulta, che Nucera Paolo e Antonio nonché Rodà Francesco Antonio e Rodà Antonio mantengano rapporti con soggetti della cosca “Rodà/Casile” di Condofuri, che Nucera Paolo e Rodà Francesco Antonio sostengano economicamente le famiglie dei detenuti sia della cosca Rodà/ Casile, che del territorio Iigure, che abbiano incontri e frequentazioni con soggetti appartenenti alla ‘ndrangheta, che abbiano interessi per le vicende di ‘ndrangheta di cui sono al corrente e di cui discutono scambiandosi informazioni: Infine, risulta che sia a livello di personaggi inseriti nel mondo della politica, che a livello di singoli cittadini, sussista la percezione della mafiosità e della pericolosità degli indagati”.

Conclusioni. Le risultanze investigative sono chiare, hanno portato alla luce tutti gli aspetti. I rapporti con gli imprenditori, con la politica, la capacità di condizionare il voto, facendo eleggere i loro referenti. La capacità di infiltrarsi anche nel tessuto sociale, che non ha saputo o voluto  mettere in atto per contrastarli. Il tutto usando sempre lo stesso metodo: quello delle intimidazioni. Per cui, difficilmente si denuncia.

Dopo Bordighiera, Ventimiglia, e Diano Marina, ora anche a Lavagna vi è la probabilità che gli organi preposti chiedano al prefetto la nomina di una commissione di accesso, che avrà il compito di valutare se l’amministrazione sia stata infiltrata o meno. Atto finale lo scioglimento del comune per mafia.

Cristina Porta

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