Legambiente: basiti di fronte al nuovo protocollo per continuare a colare cemento nella Piana di Arcola

ARCOLA- Abbiamo letto dell’accordo raggiunto da Confindustria, Comune di Arcola e Regione al fine di rialzare gli argini del fiume Magra ad Arcola per permettere l’allargamento di capannoni esistenti e la costruzione di nuovi.
Rimaniamo basiti che a una tale cosa gli Enti pubblici ci abbiamo anche solo pensato! Oltretutto il protocollo avrà come “conseguenza” l’esborso, da parte della Regione Liguria, di un finanziamento di 400.000 Euro, necessari per
realizzare gli interventi. Allora il messaggio che passa qual è? Che tutte le volte chi si vuole colare nuovamente un po’ di cemento nella piana del Magra si può provare a mettere mano al Piano di bacino che vincola certi terreni, e allora per questo si fa o si rialza un argine e op-là il gioco è fatto? Costruzioni e capannoni a gogò con rischio residuo diminuito? E poi abbiamo il coraggio di parlare di piani a zero consumo di territorio? Intanto bisogna chiedersi: alzando un argine ad Arcola per diminuire il rischio idraulico questo cosa comporta valle?  La risposta è semplice! A valle di quel punto  il rischio aumenta! È ovvio che, anziché spalmarsi su un tratto più  ampio il rischio viene solo spostato a valle di Arcola, cioè a Sarzana e ad Ameglia, ma già anche aRomito nello stesso comune di Arcola. Poi ci si riempie la bocca di parole come rischio residuo, che può essere annullato se si passa da una piena trentennale a una centennale e duecentennale, facendo calcoli scritti … sull’acqua! La Sicurezza idraulica totale, come sappiamo, non esiste e il rischio residuo imporrebbe la scelta di buon senso di impedire nuove costruzioni al di là dell’argine per quanto esso possa essere alto. La verità è che industrializzare (e urbanizzare) la Piana di Arcola è stato un errore commesso in un epoca di maggiore ignoranza, quando l’uomo e la sua politica credevano di non aver alcun limite alo sviluppo e di poter dominare la natura anziché adattarvisi; purtroppo certi rigurgiti di quello sviluppismo demenziale pare che allignino ancora nel XXI secolo… quindi se alcune aziende di Arcola hanno bisogno di nuovi spazi, cerchino altrove aree che garantiscano un’espansione in piena sicurezza, anziché esercitare pressioni per poter fare quello che gli pare nella piana. Noi ci opporremo con tutte le nostre forze a una simile scellerata prospettiva.

Il Vicepresidente di Legambiente Liguria Stefano Sarti
Il Presidente del Circolo “Valdimagra” di Legambiente Alessandro Poletti

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