Bilancio positivo di Marcello Delfino

LA SPEZIA – È finita anche la stagione 2015-2016, un altro campionato che ha visto lo Spezia ancora degnissimo protagonista della serie cadetta, che ha fatto meglio della stagione passata, com’era negli obiettivi, senza però riuscire a toccare il cielo, com’era nei sogni e nelle speranze.

Le emozioni si sono alternate nel corso del campionato che ha visto un’ottima partenza sulla scia del buon esito di quello passato e che ha dato alla squadra il vantaggio, rispetto alle altre, di aver cambiato meno i propri assetti tecnico tattici.

A ottobre 2015 intitolavo il commento settimanale raccomandando di fare attenzione alle vertigini, ma la sconfitta di Cesena, dove eravamo andati con l’obiettivo di conquistare il podio della classifica, ha fatto precipitare le cose verso una china che sembrava non volersi fermare.

Le società in mano esperte non si fanno cogliere di sorpresa, chi sa di calcio sa anche che spesso le negatività si sovrappongono senza soluzione di continuità e determinano quei disagi che nello sport si possono curare solo con il ritorno ai risultati positivi.

Ma chi allora guidava la società, almeno formalmente, era interessato soprattutto a recuperare poteri decisionali in un contesto peraltro complicato, come spesso accade allorché la proprietà affida ad altre mani la conduzione societaria.

A ciò si aggiunse la conoscenza ancora superficiale del calcio italiano da parte della guida tecnica che è emersa allorché si sarebbe dovuto adattare alle diverse necessità il modo di giocare di una squadra che non trovava più sul campo le giuste risposte alla propria disponibilità e generosità.

All’insegna del famoso “via i turchi dalla Turchia” chi aveva ritenuto di avere conquistato ormai tutte le agognate leve del comando ha cambiato la guida tecnica, forse anche con qualche ritardo, estraendo dal cilindro una scelta quanto mai indovinata come quella che ha portato sulle rive del nostro golfo Mimmo Di Carlo.

Ma la fortuna non si è fermata lì, la sorte ha voluto essere oltremodo benigna con gli sportivi cosìcché sopraggiunte incomprensioni di ordine extracalcistico hanno affrancato la società da coloro che, per intenderci, la satira politica oggi chiamerebbe “nani e ballerine”.

Tutto ciò ha favorito la ripresa di un percorso positivo che, dopo la storica avventura dell’Olimpico di Roma, sembrava essere definitivamente tramontato.

La società ha ritrovato la sua efficienza nella serietà ed in quello stile di chi sa che nel calcio sul palcoscenico devono recitare i giocatori, il nuovo allenatore ha potuto mettere a profitto, con una buona dose di intelligente umiltà, tutto il buono che era stato costruito fino ad allora, e non era poco, e dare quel qualcosa in più sotto il profilo della competenza, della professionalità e della consuetudine con il nostro calcio che, vergin di servo encomio, sarebbe da sconsiderati non riconoscergli.

La rincorsa è stata fantastica ed entusiasmante, il pubblico ha seguito con passione e sempre maggior fiducia nei risultati che stupivano e infiammavano ogni settimana.

Siamo tornati ad essere competitivi ed abbiamo inanellato strisce positive, come si dice oggi, ingioiellate da vittorie in trasferta da leccarsi i baffi.

Per il successo finale, si sa, non basta essere competitivi, occorre che si realizzino insieme situazioni fortunate e, soprattutto, che non ne accadano di negative, magari più d’una in concomitanza.

Qualche infortunio di troppo nel momento migliore – Situm e Nenè – qualche partita sfortunata, qualche svista arbitrale di troppo hanno rappresentato quelle strane congiunture che gli astrologi prevedono quando hanno voglia di portare sfiga.

Tutto ciò non può certo far venire meno l’orgoglio e la soddisfazione per un campionato da protagonisti che ha riannodato definitivamente il rapporto col pubblico ed anzi ha riavvicinato al Picco tanti sportivi che se ne erano allontanati.

Il mio giovane compagno di emozioni della fila di sopra, deve essere l’unico a leggermi, mi raccomanda di non stressare il patron con la solita storia delle smentite che gli si chiedono ad ogni notizia di eventuale disimpegno.

Lo accontento. Spero solo che davvero non vi sia chi, al contrario, irresponsabilmente, lavori per allontanarlo dalla nostra comunità sportiva. Gli sportivi non lo capirebbero mai.

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