Savona: la signora Lidia sepolta viva tra gli escrementi e una vergognosa indifferenza

IMG_3080Accade a Savona, nella città dove tutti sono volontari e dove tutti si impegnano nel sociale. Episodi di ordinaria inciviltà come quella che vado a raccontarvi. La storia è quella di Lidia (nome di fantasia) classe 1943 che vive in una casa popolare. L’ho conosciuta qualche anno fa per strada. A fatica porta due sacchetti della spesa. Mi fa tenerezza e mi offro di portarglieli io. Mi guarda spaventata ed insospettita, poi però accetta il mio aiuto. La accompagno fino a casa, mi dice di essere sola al mondo e così gli lascio il mio numero di telefono…

Di rado la incontrerò ancora diverse volte, poi più nulla fino a qualche settimana fa quando mi telefona e mi chiede se posso fare per lei qualche commissione. Vado da lei, mi apre la porta di casa e vengo colto da un conato di vomito a causa dell’odore.

Mi chiede se posso andarle a comprare dei pannoloni, vado. Al mio ritorno, con vergogna mi chiede se posso buttare 5 sacchetti. Al loro interno pannoloni usati.

Cerco con delicatezza di capire la situazione, e mi accorgo che la donna che non cammina più, è abbandonata a se stessa da mesi, in mezzo ai propri escrementi.

Mi attivo immediatamente chiamando due volontarie che collaborano con la Rete L’Abuso, una di loro è un’infermiera. Sempre con molta delicatezza chiedo alla signora Lidia se il giorno successivo posso portare con me le due volontarie, per dare una mano e fare un pochino di pulizia in casa.

La signora, subito intimorita dal fatto che non può pagare fa presente la cosa, io rispondo che non servono soldi, lei si mette a piangere ed acconsente.

Il giorno successivo mi reco da lei con le due volontarie, l’infermiera conferma immediatamente i timori sia igienici, ma soprattutto di salute della donna costretta da mesi ad uno stato di abbandono al quale neppure le bestie vengono lasciate.

Mi attivo allora interpellando i servizi sociali del comune di Savona, prima quelli di via Quarda, i quali però si occupano di minori e mi dirottano dopo aver telefonato, a quelli di via Zara i quali mi confermano di essere al corrente della situazione.

Per un nanosecondo vengo colto dall’ottimismo, un nanosecondo appunto!

Subito dopo mi dicono che la signora rifiuta qualunque tipo di aiuto, cosa che non concorda per nulla con l’atteggiamento che la signora ha avuto con me e con le due volontarie, cosa che comunque sia non giustifica il fatto che una donna non autosufficiente venga lasciata in mezzo ai propri escrementi.

Lamentano anche il fatto che Lidia non li lasci entrare in casa, allora rispondo di venire la mattina successiva, in casa ci sono anche io, aprirò. L’assistente sociale, a questo punto mi risponde che non è loro competenza, se voglio possono darmi un appuntamento venerdì.

Rispondo che non è il caso e decido, dal momento che le denunce agli uffici competenti le ho fatte secondo procedura, di intervenire personalmente.

Questa mattina chiamo il suo medico, arriva in pochi minuti e gli chiedo di fare un ricovero urgente per la signora Lidia. Scopriremo anche che la signora ha una trombosi, è piena di funghi e sono mesi che non si lava, perché non può.

Chiamo il 118 denunciando le gravi omissioni che la signora ha subito dal “sistema”, chiedo l’intervento di un’ambulanza sottolineando che ho un foglio per il suo ricovero.

L’ambulanza arriva, contrariamente alle dichiarazioni dei servizi sociali la signora non oppone alcuna resistenza al ricovero, chiede solo alle due volontarie, per dignità, di essere lavata prima di andare.

Nel frattempo arriva anche la Polizia Municipale con le mascherine, l’ARTE e i servizi sociali, che il giorno prima sostenevano di non essere competenti.

Come se non bastasse scopro che tutti sapevano da tempo lo stato di degrado in cui la donna viveva, ma tutti hanno taciuto.

Dicono di me che sono un piantagrane. E’ vero. Io pianto di queste grane, e spero tanto che prima o poi dal terzo mondo venga qualcuno a civilizzarci.

Francesco Zanardi

NDR: attenzione, le immagini potrebbero urtare la Vostra sensibilità, come han fatto con la nostra. Alcune sono rovesciate per una strana sorte: ce ne scusiamo

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