Alla scoperta dei luoghi storici spezzini: la Maggiolina

LA SPEZIA- Il nome ufficiale è “Parco XXV Aprile”, ma per tutti gli spezzini è solo e semplicemente La Maggiolina, anche se non tutti sanno perché si chiami così.
La Maggiolina è oggi un parco, meta di bambini e anziani, punto di passaggio per chi deve attraversare il quartiere del Canaletto.

Da dove viene il nome Maggiolina?
Ce lo ha raccontato Anna Maria Barini, insegnante di musica e figlia di Attilio Barini, militare e musicista che, dopo anni di Marina, viene congedato nel maggio 1945 e ritorna alla Spezia, dove decide di costruire un chiosco per la vendita di bibite e gelati su un appezzamento di terreno ottenuto dal Comune; per edificarlo utilizza le macerie di guerra. Il chiosco diventa ben presto un dancing, nel quale si esibiranno tutti i più grandi musicisti spezzini. Il locale, però, non ha ancora un nome. Un giorno rientra in città Manlio Argenti, pittore e musicista, che si esibiva in giro per il mondo e racconta di aver suonato in un locale bellissimo, a Milano, che si chiamava La Maggiolina. Il nome piace. Il locale era ubicato  in viale Italia angolo Corso Nazionale ed era circondato dal lato mare da campi adibiti a coltivazioni con case coloniche e stalle per le mucche e dal lato monte da depositi vari, parcheggi per autotreni e, più in basso, da orti e da un campo di tiro al piattello. Alla Maggiolina si ballava, si suonava, si pattinava: d’estate si aprivano le pareti mobili. Da lì passavano proprio tutti: gli operai che andavano a lavorare in bicicletta e compravano i panini per il pranzo, anziani che cercavano il fresco nei caldi pomeriggi estivi, famiglie che compravano il gelato e, come già detto, musicisti, spezzini e non: Argenti, Biso, Imparato, Lombardi, Termine, Landi, Massa, Guatelli, Michi, Agresti, Florio, Conti, Bonazza, Tony Parisi, Canalini, Parlanti, Joe Sentieri, Tony Dallara, Jimmy Fontana, presentati da Luciano Resta , Franco Levi ( che era anche il direttore di sala) e Nosei. 

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La Maggiolina era in piena attività quando improvvisamente, il 10 gennaio 1967, venne abbattuta, apparentemente senza motivo. In realtà al posto di quel locale si voleva costruire, era questo l’obiettivo: il quartiere si stava espandendo e probabilmente uno spazio così grande senza case doveva essere un pensiero intollerabile. Per la famiglia Barini  fu un grande dolore, una ferita che fa ancora male, ci racconta la professoressa Anna Maria.
Attilio Barini 
è scomparso nel 1992, ucciso da una malattia, ma ancora prima dalla sofferenza per aver visto svanire nel nulla tutto il suo lavoro. Non è stata una perdita solo per la famiglia, ma anche per la città, perché se ne andava un locale che era stato una boccata d’ossigeno nei difficili anni del dopoguerra.
Guardando gli avvenimenti dalla parte dei costruttori, poi, è stato un abbattimento inutile: sulla zona, infatti, è in vigore un piano regolatore del 1903, confermato nel 1933, che impedisce di costruire, vincolando il terreno. Per questo motivo negli anni seguenti lì è sorto il Parco.

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In questa città, insomma, le cose non cambiano mai: in nome del consueto progresso è stato abbattuto un locale che funzionava, che vivacizzava la vita culturale della città e che sarebbe, oggi, di grande pregio, dal momento che l’interno era decorato con pannelli di Manlio Argenti Franco Levi e la nicchia per l’orchestra era affrescata, con colori a smalto, dal pittore spezzino Ercole Salvatore Aprigliano.


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Si ringrazia la professoressa Anna Maria Barini per la consulenza storica e la gentile concessione delle fotografie.

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