Con lo sguardo rivolto al futuro di Marcello Delfino

LA SPEZIA – Dobbiamo archiviare una bellissima favola che avremmo voluto non finisse mai, ma, si sa, le favole hanno sicuramente il lieto fine solo quando devono conciliare il sonno dei nostri cuccioli.

La favola che abbiamo vissuto nel corso di questo campionato è stata storia vera e come tale si è misurata con la realtà fino in fondo, fino a quando ha purtroppo visto calare il sipario proprio nel nostro stadio alla presenza di un grande pubblico, entusiasta e responsabile, appassionato e maturo, generoso e consapevole.

L’avventura è infatti praticamente finita al termine della gara di andata contro il Trapani, con una sconfitta casalinga largamente immeritata.

Abbiamo forse pagato l’esaltante successo ottenuto contro il Cesena, direi contro tutti, abbiamo evidenziato le nostre difficoltà strutturali in zona gol nonostante la disponibilità di attaccanti di qualità, abbiamo ancora una volta sofferto di una direzione di gara che ha commesso un gravissimo errore, purtroppo ai nostri danni.

Poi i “se” e i “ma” sappiamo bene come lascino il tempo che trovano, soprattutto nel calcio, e la verità è che martedì sera non siamo stati capaci di battere gli avversari, la sfortuna, l’arbitro ed altro come invece avevamo saputo fare a Cesena.

Il ritorno di sabato a Trapani è stato il monotono ripetersi della partita di andata, appesantita dalla necessità di compiere un’impresa che diveniva sempre meno credibile con il passare dei minuti di fronte ad una squadra umile, ben organizzata, che si è accontentata di difendere un risultato che la metteva sufficientemente al vento da improbabili ribaltamenti.

Sarebbe servita una super impresa per la quale i ragazzi non avevano più le forze necessarie, sia fisiche che mentali.

Prendiamone atto senza troppe recriminazioni, se mai con la consapevolezza di avere disputato un campionato straordinario, ben cominciato, poi rovinato da un periodo di involuzione e di ingenuità tattica ed infine rimesso in salute da svolte societarie e tecniche che ne hanno consentito un rilancio entusiasmante.

Ed è allora da quell’inizio e da questa fine che dobbiamo ricominciare.

La scelta dei giocatori fatta secondo criteri non solo tecnici, che garantisca la formazione del cosiddetto “gruppo”, una squadra cioè dove le individualità si sappiano mettere a disposizione degli obiettivi comuni, dove la convivenza in campo e fuori sia consolidata da rapporti di reciproca lealtà e fiducia.

Il gruppo attuale mi pare, in generale, un’ottima base su cui lavorare per preparare il perseguimento di nuovi traguardi ed ulteriori soddisfazioni.

Una società che si avvalga di persone serie e competenti e che, senza clamori, dopo aver individuato gli attori e preparato il palcoscenico, lasci lo spettacolo a chi va in campo.

In questo senso certi ipotizzati ritorni, se praticabili, sarebbero assolutamente utili alla causa e perciò apprezzati dagli sportivi.

Per quanto riguarda il tecnico non c’è bisogno di delinearne le caratteristiche giuste, basta pensare a quello che abbiamo e tenerselo.

Gli sportivi sono grati alla società per questi anni di serie B, specialmente per gli ultimi vissuti da protagonisti, senza dimenticare le storiche imprese di Coppa Italia.

La serie A rimane un sogno e non un incubo.

Non disturba i nostri sonni, che sono se mai rannuvolati dal terrore di tornare nell’anonimato, fra le squadre dai nomi composti e sconosciuti, nei campionati di semiprofessionisti.

Dicevo la settimana scorsa che gli sportivi vivono con amarezza e dispiacere le difficoltà di ordine lavorativo che impediscono al Presidente, quello onorario, di partecipare con loro alle gioie ed alle amarezze settimanali.

Un’assenza che intristisce forse più di un risultato negativo anche perché dà l’alibi a qualche interessato di mettere in circolo malevole indiscrezioni che rappresentano, quelle sì, il vero incubo per gli sportivi.

Per i risultati raggiunti quest’anno, gli sportivi, quelli veri, ringraziano e non recriminano.

Ringrazierebbero con maggiore serenità se potessero avere il conforto di una presenza rassicurante che consenta di guardare al futuro con la curiosità e la spensieratezza che in questi anni ci hanno restituito una squadra di cui essere orgogliosi.

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