La partecipazione in Regione Liguria e nei Comuni di Spezia e Sarzana: idee ed esperienze a confronto.

LA SPEZIA– A distanza di due anni da un precedente convegno, Associazione Culturale Mediterraneo, Fondazione Toscana Sostenibile e Comunità interattive Officina per la partecipazione hanno organizzato l’iniziativa sul tema “Ambiente e opere pubbliche: quale partecipazione?”, per fare il punto sull’argomento e verificare i passi avanti compiuti.

Marco Grondacci, della Fondazione Toscana Sostenibile, ha introdotto evidenziando la novità delle tre proposte di legge regionali per promuovere la partecipazione, presentate da Pd, M5S e Rete a Sinistra, e l’avvio di processi partecipativi nuovi, come per esempio le “inchieste pubbliche”, a Spezia e a Sarzana. La partecipazione, ha detto Grondacci, “è fatta di regole e di procedure”, necessita della “conformazione dell’apparato amministrativo”, di “buoni amministratori che vogliono davvero coinvolgere i cittadini” e di “buoni confliggenti”, cioè di cittadini e comitati “con una cultura di governo, che non vogliono rimanere sempre sulle barricate”.

La relazione è stata tenuta da Rodolfo Lewanski  dell’Università di Bologna, che ha tratteggiato i caratteri della “democrazia deliberativa”, intesa come “coinvolgimento fisiologico, istituzionalizzato e strutturato”, fondato su “inclusione, informazione, dialogo, deliberazione, condivisione, influenza”.

Francesco Battistini, Juri Michelucci e Stefano Gaggero, rispettivamente di M5S, Pd e Rete a Sinistra, hanno illustrato le tre proposte di legge: sono emerse differenze ma anche tratti comuni, e  la volontà di tutti e tre i gruppi di impegnarsi per giungere a una proposta unitaria che coinvolga la maggioranza che governa la Regione.

Alice Parodi, assessore a Spezia, si è soffermata sull’esperienza del bilancio partecipativo, mentre Massimo Baudone, assessore a Sarzana, ha parlato della “Città delle idee”, confronto partecipato sul futuro della città le cui conclusioni saranno alla base del nuovo Piano urbanistico, e dell’inchiesta pubblica sul Piano spiagge di Marinella (“lo strumento -ha detto- è stato usato per fare opposizione al progetto”).

Per i comitati e le associazioni sono intervenuti Roberta Mosti del Comitato Sarzana Che Botta, che ha evidenziato i punti salienti delle tre proposte di legge auspicando una buona sintesi; Gianfranco Damiano di Italia Nostra di Sarzana, che si è definito “entusiasta” dell’inchiesta pubblica sarzanese e ,in generale, ha criticato il Comune di Sarzana per “mancanza di dialogo”; Giorgio Pizziolo del “Laboratorio Palmaria”, che ha raccontato un’esperienza di “partecipazione progettante”, fondata sull’apprendimento amichevole per scoprire il senso profondo e l’identità dei luoghi”.

Infine, le conclusioni di Stefania Gatti di Comunità interattive e di Giorgio Pagano di Mediterraneo.
Gatti si è soffermata sulle differenze tra le tre proposte di legge, tra “inchiesta pubblica” e “dibattito pubblico”, e su come lavorare a una proposta unitaria, anche tenendo conto che nella nuova legge nazionale sugli appalti è previsto il “dibattito pubblico”.
Pagano ha proposto che la legge regionale sia costruita in modo partecipato e ha invitato i Comuni, in sintonia con la futura legge regionale, ad approvare “Statuti comunali sulla partecipazione”, che affrontino nodi ancora irrisolti, come l’istituzione di strumenti partecipativi nei quartieri spezzini, che non esistono più da quando sono state sciolte le Circoscrizioni, e la partecipazione ai piani complessi, strategici, urbanistici, economici. “La Spezia 20.20” è stata, ha detto, “una buona esperienza partecipativa sul futuro della città, ma troppo limitata e parziale, tant’è che sull’Enel il Comune ha fatto un tavolo partecipativo ad hoc: ma così si perde una visione complessiva”. Mentre a Sarzana “La città delle idee” è stata “una buona esperienza, che deve però dar vita a un percorso strutturato e permanente e non rimanere un episodio”.

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