E adesso? di Marcello Delfino

LA SPEZIA – Circa dieci minuti dopo le 22, nel sereno dopocena di una tranquilla città di provincia, un urlo plurimo, somma di migliaia di urla, ha trapassato le finestre dei palazzi ormai socchiuse per l’incombente calura ed ha squarciato il cielo come un assordante quanto inaspettato boato.

Un grido che si è idealmente affratellato alla incontenibile gioia di chi ha oltrepassato gli appennini ed ha raggiunto il mare opposto in nome e per conto di una città intera.

E adesso?

Quelli che, dopo le sconcertanti prestazioni con l’Ascoli e soprattutto di Como, quasi per esorcizzare un’eventualità che avevano persino paura di prendere in considerazione, sottovoce brontolavano “ne ghe vèno andae…..”, quelli, appunto, sono certamente i più contenti di tutti per essere stati smentiti da una serata foriera di gioia vera e di giustificato orgoglio.

Noi spezzini siamo così, diffidenti e pessimisti al punto che abbiamo persino paura di sperare nel meglio ed allora, nel dubbio, preferiamo mettere le mani avanti e fingere di convincere prima di tutto noi stessi come non sia il caso di farsi illusioni per non correre il rischio di patire la tristezza della temuta delusione.

Ma siccome non vogliamo neppure accreditare gli avversari di qualità superiori alle nostre, neanche quando le hanno, allora….. “ne ghe vèno andae”

Se la partita di Como rimane un piccolo mistero, la vittoria di Cesena, a questo punto, sgombra il campo da ogni alibi, per la squadra e per noi.

Abbiamo superato un ostacolo che agli occhi degli sportivi appariva quasi proibitivo per due ordini di ragioni che si sovrapponevano e si trasformavano in un macigno che lasciava poche speranze.

Le ragioni, obiettive, traevano legittimazione dalla indubbia qualità di un avversario forte, fortissimo sul suo campo, che aveva dalla sua la possibilità di conseguire due risultati su tre, da un terreno di gioco non congeniale ai nostri ragazzi, dal clima surriscaldato da un pubblico corretto ma numeroso, dalla storia sportiva recente di una squadra più abituata, anche dal punto di vista societario, a frequentare palcoscenici prestigiosi.

Le ragioni, soggettive, dagli incubi che a causa delle ultime due gare avevano turbato i nostri sonni, sonni già inquieti per un popolo che da troppo tempo non vede nelle sue viscere il proprio mentore, di persona, a sognare e soffrire insieme dando corpo alle più disparate ipotesi.

Adesso, non possiamo più dubitare, abbiamo il dovere di guardare a sabato senza riserve mentali, consapevoli che si vince o si perde sul campo e che ogni traguardo è possibile.

Certo è gratificante sentire i complimenti di commentatori ed addetti ai lavori che magari fino a ieri ti avevano snobbato considerandoti se mai una piacevole sorpresa. Non spegneresti mai la TV.

Soprattutto quando puoi esserne davvero orgoglioso perché la tua squadra ha fatto una partita impeccabile sotto tutti i punti di vista.

Forse, come ha acutamente osservato Di Carlo, il Cesena ha pagato quello che abbiamo scontato noi lo scorso anno contro l’Avellino: avere due risultati a disposizione induce psicologicamente a optare per quello che si può raggiungere correndo meno rischi ed a giocare soprattutto per difendere. E così è più facile perdere.

Ma diamo il giusto merito ai nostri ragazzi per lo spirito, l’acume e la tecnica con i quali hanno interpretato la gara.

Vivi, coraggiosi, intelligenti, cinici, generosi fino allo stremo delle forze, uniti.

È il frutto di un lavoro che parte dall’anno scorso, allorché si è costruito una squadra di uomini veri e di ragazzi seri, qualunque sia la loro nazionalità, ragazzi generosi e saldi nei loro valori morali.

Di Carlo, potendo lavorare su queste basi, ha dato quella svolta di acume tattico e di intelligenza calcistica di chi ha dimestichezza con il calcio italiano ed ha saputo conservare se non migliorare lo spirito di gruppo anche a fronte di innesti importanti che, se non gestiti per il meglio, avrebbero potuto inquinare l’aria degli spogliatoi.

Inutile fare nomi, stilare classifiche, dare voti.

Farei torto al vero valore aggiunto di questa squadra, la compattezza e il rispetto reciproco.

Abbiamo già raggiunto un risultato storico, ma non possiamo fermarci adesso.

E adesso? Dobbiamo lottare per andare in serie A.

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