La donna del mese: Waris Dirie, modella somala contro l’infibulazione

Oggi si celebra la Giornata Mondiale dedicata all’Africa (25 maggio: Giornata mondiale dell’Africa) e noi a un’africana vogliamo dedicare l’appuntamento con la donna del mese. 

La donna del mese di maggio è Waris Dirie, modella somala naturalizzata austriaca, nata in un villaggio nel deserto nel 1965, scappa di casa a 15 anni per sfuggire a un matrimonio combinato con un uomo più vecchio di lei di 45 anni). Da Mogadiscio si sposta a Londra, per lavorare come cameriera presso la zia. Conosce un fotografo, posa per lui e inizia la carriera di modella, riscuotendo l’approvazione dei più famosi stilisti; nel 1987 è stata una Bond-girl ed è comparsa anche sul calendario Pirelli.
Ma ciò che la caratterizza e su cui vogliamo soffermarci è il suo impegno civile contro l’infibulazione. Sull’argomento ha anche scritto un libro: Fiore del deserto. Kofi Annan l’ha nominata ambasciatrice delle Nazioni Unite per la sua lotta alle mutilazioni genitali femminili.

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Infibulazione
L’infibulazione è una mutilazione genitale femminile che è, ancora oggi, diffusissima in Africa. Consiste nell’asportazione della clitoride (escissione della clitoride), delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale. Ha origine in Egitto dove si calcola che le bambine sottoposte a tale atroce tortura siano tra l’85% e il 95%, ma il primato tocca proprio alla terra d’origine di Waris, la Somalia, dove raggiunge il 98%. L’antropologo De Villenueve definisce la Somalia il paese delle donne cucite. Bisogna ricordare che questa pratica è un fatto prettamente culturale, non vi sono fondamenti medici e/o scientifici alla sua base. Inoltre, di mutilazioni non si fa menzione nel Corano. Tuttavia una parte di Islam considera l’infibulazione una “dote” irrinunciabile: in Somalia una donna non infibulata viene considerata impura e rischia di essere allontanata dalla società. Nel giugno 2015 in Nigeria è stata vietata.
Non si deve pensare che sia una pratica solo islamica: in alcuni paesi dell’Africa è inflitta anche dai copti (ortodossi e cattolici). L’infibulazione è praticata su bambine piccolissime (quattro, cinque anni) e comporta rischi gravi e irreversibili (oltre che, naturalmente, pesanti ripercussioni psicologiche). Essendo praticata da donne senza formazione medica e con strumenti non asettici, può provocare emorragie e infezioni (tra cui il tetano). D’infibulazione si può anche morire (soprattutto al momento del parto). Attraverso un’operazione chirurgica (de-infibulazione) si possono limitare i danni.

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La storia di Waris Dirie, anch’essa infibulata in tenerissima età, è diventata anche un film, Fiore del deserto, tratto dall’omonimo romanzo (autobiografico). A lei, al suo coraggio e a tutte le donne vittime di queste usanze, tanto barbare quanto inutili, dedichiamo quindi questo appuntamento. Sperando che, grazie a Waris Dirie e tante altre donne come lei, l’infibulazione possa diventare al più presto solo un brutto ricordo.