“Exodus” ora avrà un vergognoso utilizzo ad opera dell’Autorità Portuale con la complicità del Comune.

LA SPEZIA– “Exodus”,ovvero l’esodo degli ebrei dal Molo Pagliari a La Spezia diretti ad  Israele, molo vincolato dai Beni Culturali come monumento nazionale in ricordo di tale pagina di storia che fruttò alla nostra città il nome “Porta di Sion” e, cosa che più conta, una medaglia d’oro al valor civile il quale  ora avrà un ben vergognoso utilizzo ad opera dell’Autorità Portuale con la complicità del Comune.

Mentre in città si concludono i festeggiamenti, con il Sindaco e la sua fascia tricolore sul petto e le massime autorità cittadine per questo storico fatto,  assistiamo al vergognoso utilizzo che Autorità Portuale, complice il Comune che ha dato la sua approvazione, ha avviato un progetto per l’edificazione di una baraccopoli totalmente privatistica alla faccia della decisioni del ministero per un molo mantenuto pubblico a disposizione della città.
Non certo come lo hanno tenuto sino ad ora: pieno di porcherie , con pescherecci attraccati e quant’altro, che offendono anche la lapide, che  non si legge nemmeno più dallo sporco che la ricopre, che ricorda quei giorni in cui gli ebrei sostarono su tale molo per attendere che le due navi fossero pronte a prendere il largo.

Exodus

È sopra lo stesso, naturalmente messo a posto per lo scopo e per i cittadini, che ogni anno si dovrebbe tenere la manifestazione, non altrove. Forse ce lo chiediamo solo noi del Levante,  ma tutta la città dovrebbe chiedersi  cosa stia accadendo, perché un monumento storico, invece di essere valorizzato, venga utilizzato per uso e consumo di alcuni privati solo per permettere all’Autorità portuale di procedere alla sua opera di ampliamento, secondo molti inutile se non dannosa, del porto mercantile e naturalmente esiste già il progetto esecutivo.

Tutta la città dovrebbe sentirsi offesa per le decisioni assunte dall’autorità Portuale con il parere favorevole dell’Amministrazione cittadina.

Per i Quartieri Del Levante

Franco Arbasetti e Rita Casagrande

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