Vendita Casa di riposo Sabbadini e dissesto Sarzana Patrimonio

SARZANA– Siamo proprio sicuri che la vendita della casa di riposo Sabbadini, un tempo fiore all’occhiello della Sarzana in stile emiliano, serva per la manutenzione delle scuole e per tappare le buche delle strade? Abbiamo il fondato sospetto che la svendita di una conquista sociale abbia un altro motivo: coprire la voragine infinita, lo sperpero di denaro pubblico prodotto dalla società comunale Sarzana Patrimonio.
La società – vale ricordarlo – fu creata nel 2007 dalla giunta Caleo (Cavarra assessore alle finanze) per raggirare il blocco dei mutui (Sarzana era già troppo indebitata). Il Comune costituì la società alla quale vendette una serie di immobili comunali (il vecchio mercato, i terreni di Tavolara). La società pagò aprendo uno scoperto di conto corrente temporaneo con la Cassa di Risparmio. Gli operatori economici sanno che lo scoperto è la forma più costosa di finanziamento bancario. Invece di un solo anno il debito, lievitato fino a sei milioni e mezzo, è stato protratto per nove anni con un costo d’interessi spropositato. In buona parte (cinque milioni) è stato saldato con l’operazione al contrario: il Comune ha ricomprato i beni da Sarzana Patrimonio, pagandoli con gli oneri di urbanizzazione del Piano Botta. Si è così privato delle risorse per il parcheggio sotterraneo e gli uffici in piazza Terzi, per la nuova viabilità dal sottopasso di via Murello. Rinunciando alle opere, ha dovuto restituire quattro milioni di fondi FAS assegnati a Sarzana a quello scopo. Da tre anni è rimasto un debito di un milione e mezzo sul quale continuano a lievitare interessi, ignorando l’obbligo di legge a liquidare la società. La giunta Cavarra ha incaricato (e pagato) due consulenti di chiara fama per sapere cosa ne deve fare di Sarzana Patrimonio. Non conosciamo il responso, ma possiamo anticipare il nostro parere: liquidare la società e pagare il debito con interessi e penalità verso la Carispe. A questo serve la vendita della Sabbadini.
Sarebbe interessante che il 15 giugno, giornata della trasparenza voluta dal sindaco Cavarra, l’amministrazione rendesse noto il responso dei due esperti, dove reperirà i denari necessari a liquidare Sarzana Patrimonio e i suoi debiti. E, ancora, che ricordasse ai sarzanesi quanti milioni di oneri di urbanizzazione destinati alle opere pubbliche del Piano Botta sono stati distratti per ripianare il debito della società. A quanti milioni di fondi FAS il Comune ha dovuto rinunciare.  E, visto che ci siamo, quanti interessi i contribuenti sarzanesi hanno pagato in più alla Carispe con lo scoperto di conto corrente e quanto l’operazione è costata tra restituzione di capitale, perdita di finanziamenti e corresponsione  d’interessi negli ultimi tre anni per tenere in vita la società a dispetto del buon senso e della legge. Noi diciamo ben oltre dieci milioni di euro. È un’operazione di trasparenza e di verità che l’amministrazione può fare anticipando la Corte dei Conti.

Il direttivo del Comitato Sarzana, che botta!

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