Per la Sanità Spezzina, la qualità deve venire prima del contenimento dei costi.

LA SPEZIA– La Salute è un diritto fondamentale e sacrosanto per la nostra Costituzione, e la legislazione è affidata  allo Stato e  alle Regioni, ampliando le competenze per i  Comuni. Che la  Sanità sia un settore prioritario, a cui va un occhio di riguardo, rispetto ad altri, penso sia condivisibile da tutti, in particolar modo dai cittadini della nostra Provincia, a causa di una popolazione anziana, che dalle analisi della CCIAA della Spezia, riferite al  2015, è pari al 27,2% di ultrasessantacinquenni. Inoltre la popolazione anziana sta crescendo, la cronicità ha un ruolo predominante  e spesso sono ancora le famiglie il vero welfare. Il nostro Sistema Sanitario Nazionale deve affrontare due sfide: garantire che gli sforzi in atto per contenere la spesa sanitaria non vadano a ledere la qualità, quale principio fondamentale di governo, che deve operare nel rispetto della efficienza, efficacia ed economicità. Sicuramente la “governance della Sanità spezzina” ha messo in secondo piano il miglioramento della Qualità e la riorganizzazione del sistema, e al primo, il contenimento dei costi, oppure una cattiva coniugazione, delle tre E, efficienza, efficacia ed economicità, che sono i cardini di una buona amministrazione, che valgono  sia nel pubblico che nel privato. Purtroppo, per la Sanità, sono diversi anni, che la provincia della Spezia, nelle analisi del “Sole 24 Ore” sulla qualità della vita,  la pongono nelle ultimissime posizioni, infatti, nella recente classifica, era al 105° posto su 107 Province.

La nostra Sanità spezzina un riscatto può averlo da un caso recente; infatti, presso il blocco operativo dell’Ospedale Sant’Andrea,  è stato eseguito dall’equipe del Dott. Stefano Berti, un intervento delicatissimo praticato in videolaparoscopia, del quale non si riscontrano precedenti, che ha permesso il raggiungimento, per la nostra Sanità, di obiettivi qualitativi d’eccellenza. Per il miglioramento della qualità della Sanità Pubblica, è cruciale pensare agli infermieri che, avendo un’elevata competenza ed una visione olistica del paziente potrebbero essere la risorsa determinante nel Ssn con contenimento dei costi. È però necessaria una nuova cultura dell’infermiere professionale, che da noi ancora manca. È necessaria una rivoluzione culturale che cambi il ruolo dei professionisti sanitari, cioè dell’infermiere che si occupa interamente della persona, cercando di armonizzare ed equilibrare corpo mente e anima, cioè un approccio globale, dove  l’infermiere educhi alla salute l’intera famiglia e sappia prendersene carico, che possa aiutare tutti quei famigliari che assistono il loro congiunto ammalato o disabile, oggi  lasciati  troppo soli con il loro problemi e possa sostenere il dolore e la solitudine provocate da una assistenza che non vede aiuto. Questo è quello che ci si aspetta dal Ministero della Salute, che costruisca un Ssn che davvero riesca a rispondere ai bisogni assistenziali e di salute della popolazione italiana.

Mario Bonelli dottore commercialista in La Spezia

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