Niente dietrologie di Marcello Delfino

LA SPEZIA – Al termine della partita di Como, ancora accasciato sul divano, il processo di autoconvincimento, volto a superare la mia riluttanza a credere che non si trattasse di un incubo ma che fosse tutto vero, era disturbato prima di tutto dal pensiero per Giulio, il mio primo figlio che ha contratto il virus ereditario delle maglie bianche che a sua volta mio padre aveva trasmesso a me.

Non aveva resistito alla tentazione di riprovare la gioia dei pomeriggi di Padova e Verona che, piuttosto che in mille altre trasferte, avevano decretato il trionfo e la soddisfazione totale ed era perciò balzato su un pullman di quelli organizzati dallo storico Club Bragazzi alla volta di Como.
Pensavo con tristezza a quale potesse essere il suo stato d’animo durante il viaggio di ritorno e mi sono ben guardato dal contattarlo telefonicamente per non aggiungere altra pena a quella che entrambi provavamo.

Poi ha prevalso quel tanto di spezzinità che cova in ognuno di noi, grazie alla quale sappiamo trasformare in sorriso, magari amaro, anche la più cocente delle delusioni.

Ed allora ho riflettuto al Picco di qualche anno passato e mi è subito apparso chiaro il commento, quasi generale, che avrebbe sottotitolato la prestazione di Como.

Utilizzando questi moderni mezzi di comunicazione, quei pochi con i quali mi so districare, ho inviato un messaggio grazie a whatsapp al mio giovane amico che siede sopra di me in gradinata e spesso costringo a vestire gli abiti dell’ascoltatore dei miei sfoghi.

Il messaggio era di questo tenore, parola più, parola meno:

“prima dell’era Volpi il commento dominante del tifoso spezzino, dopo una partita come quella di Como, sarebbe stato: ne ghe véno andàe……”

Qualche ora dopo appariva sul sito di Tuttomercatoweb la notizia che Volpi stava vendendo la società per concentrare risorse finanziarie finalizzate all’acquisto della Sampdoria.

Ce n’era abbastanza per mandare l’umore sotto i piedi, prendersi una pastiglia in più di quelle che di solito uso per combattere l’ansia, approfittare del torpore procurato e nascondere nel sonno una mitragliata di delusioni.

Quando ci si sveglia di solito le cose si vedono sotto un altro punto di vista, soprattutto quando ci si alza se è vero che “le cose viste dall’alto fanno sempre meno impressione” come dice Joe (Clint Eastwood) nell’indimenticabile sequenza di “Per un pugno di dollari”.

Ed allora ho considerato che il brevissimo flash apparso su Tuttomercatoweb era firmato da Michele Criscitello, conduttore della trasmissione sportiva Sportitalia da sempre ostile ai nostri colori e soprattutto genero del Presidente del Novara in lotta con noi per un posto nei play off.

Poco credibile dunque e forse interessata quella notizia, per altro riportata e smentita ormai un miliardo di volte.

Ho poi recuperato nella mia memoria, ormai non più viva e reattiva come negli anni migliori, la notizia raccolta di una certa attività di personaggi estromessi dall’attuale di dirigenza che sarebbe proprio, secondo i “si dice”, irresponsabilmente finalizzata alla cessione della società da parte di Volpi con la speranza magari di farsi promotori di cordate alternative che li rimettano in sella.

Ma chi potrebbe essere così malato per poter lavorare a un tale disegno? No, saranno solo dicerie.

Noi ci facciamo altre ragioni, più legate alla normalità e meno alle dietrologie per spiegarci una sconfitta certamente inaspettata, nei numeri e nel modo con il quale si è materializzata e che certamente può aver dato luogo a più di un dubbio.

Pensiamo che sia l’ennesima dimostrazione che, nel calcio, chi gioca senza pensare al risultato dispone di qualche colpo in canna in più rispetto a chi deve liberarsi della tensione che dal cervello si trasferisce ai muscoli attraverso quei percorsi misteriosi e splendidi del corpo umano.

Aspettiamo per venerdì sera quel punto che ci manca, sapendo che, per le ragioni che dicevo, non sarà una passeggiata, ma il pubblico saprà far sentire quella vicinanza e quella passione capaci di sciogliere le inibenti riserve mentali.

Poi si vedrà, se avremo conquistato i play off ce la giocheremo alla pari con tutti, anche perché in quel caso la necessità del risultato peserà sulle gambe dei nostri ragazzi come su quelle degli avversari.

E se dovesse andare male auguriamoci tanti altri anni di serie B. Belli come questi.

Advertisements
Annunci
Annunci