I continui “dietro-front” dell’amministrazione De Ranieri

AMEGLIA- Va tutto bene, ma anche no. In un susseguirsi di annunci e comunicazioni di cui al cittadino è pervenuta solo una minima parte, in questi giorni si è consumato l’ultimo (almeno per ora) atto della vicenda AST, la ormai famigerata società partecipata che il facente funzioni Sindaco De Ranieri è deciso a vendere a tutti i costi.

E sui costi, appunto, verte quest’ultima vicenda. In data 6 maggio l’ufficio segreteria del Comune produceva una determina, la numero 327, pubblicata il giorno dopo, in cui veniva affidato al Centro Studi Enti Locali l’incarico di organizzare e gestire il bando di gara; era un cosiddetto “affidamento diretto”, cioè l’assegnazione del lavoro ad una ditta scelta direttamente dall’amministrazione, senza che ci fosse stata una comparazione tra diverse offerte. Nella proposta del Centro Studi si potevano leggere i seguenti compensi che il centro avrebbe ricevuto: 15.000€ da ogni potenziale acquirente che avesse avuto accesso alla documentazione, fino a un massimo di 60.000€, più altri 30.000€ dall’acquirente finale.

In data 10 maggio abbiamo protocollato la richiesta di sospensione immediata dell’affidamento, a causa di manifeste irregolarità, ed un confronto per la verifica della legittimità dell’atto. Per tutta risposta, in un incontro tra il Sindaco FF ed il candidato portavoce del M5S Daniele Manfredi, De Ranieri ha minimizzato i contenuti della richiesta da noi avanzata, sostenendo l’assoluta regolarità dei procedimenti adottati. Posizione reiterata nella successiva mail in risposta al nostro protocollo e nei comunicati stampa apparsi sulle testate online e cartacee del 16 e 17 maggio. Nei comunicati De Ranieri afferma che “[…] Il Segretario comunale, in possesso di un preventivo da parte di una società, ha ritenuto di dare corso alle indicazioni della Giunta attraverso un affidamento diretto previsto dall’attuale normativa in materia di contratti al di sotto della soglia dei 40.000€ prevista dal D.Lgs 163/06 e dal nuovo D.Lgs 50/16.

Peccato che questa procedura non sia lecita: come avevamo fatto notare nella nostra richiesta di sospensione, anche considerando gli importi al netto dell’IVA come previsto dalle normative, l’importo corrisposto al Centro Studi Enti Locali andrebbe da un minimo di 45.000€ ad un massimo di 90.000€; ben oltre il limite massimo consentito di 40.000€ per la procedura di “affidamento diretto”, come determinato dall’art. 29 del Codice degli Appalti pubblici, dalla Direttiva 2014/23/UE e dall’art. 35, comma 14 del D.Lgs n.50/2016.

Infatti, a conferma della nostra analisi, in data 18 maggio viene pubblicata dal Segretario comunale la determina n. 359 nella quale il Revisore dei Conti dott. Parolini fa rilevare che “[…] dalla procedura l’affidatario dell’incarico potrebbe incassare un compenso fino ad un massimo di euro 90.000, superiore al limite dei 40.000 euro stabilito per l’affidamento diretto e che quindi ritiene opportuno, vista l’importanza strategica dell’operazione, di affidare il contratto dopo l’espletamento di una procedura comparativa;…”, a conferma della nostra analisi ed in netto contrasto con le affermazioni dell’Amministrazione.

Nella stessa determina, subito dopo aver riportato il parere del Revisore, il Segretario tenta di minarne la legittimità reiterando che, non essendo l’onere economico del contratto a carico del Comune, bensì a carico dell’acquirente, esso non debba essere considerato come costo ai fini del limite massimo per l’affidamento diretto, cosa che, come abbiamo già detto, non corrisponde al vero e che denota un disperato tentativo di negare la realtà pur di non ammettere l’errore compiuto.

A tal proposito non possiamo fare a meno di notare che ad essere irregolare non sia solo la determina di affidamento del Comune, ma anche la proposta del Centro Studi: è infatti illegale chiedere un compenso (peraltro decisamente esoso: 15.000€ a testa!) ai potenziali acquirenti per l’accesso ai documenti necessari per la definizione della loro offerta; è vietato espressamente dal D.lgs 50/2016.

In definitiva, il Comune non può fare altro che prendere atto di aver provveduto, con la determina precedente poi revocata, ad un affidamento illegittimo del servizio richiesto, a cui deve ovviare provvedendo ad una regolare aggiudicazione secondo la normativa sui contratti pubblici.

Il FF De Ranieri ha recentemente affermato che le questioni di legalità degli atti compiuti in questo caso non riguardano la politica. Il Sindaco FF non prende nemmeno in esame che quello del Sindaco non è un ruolo politico, ma di amministratore della cosa pubblica, che comporta costituzionalmente il dovere di legalità, equità e trasparenza. Soprattutto se non ci si presenta a capo di partito politico, ma di una sedicente lista civica.

Movimento 5 Stelle Ameglia

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