Cristina Martufi, soprano Abigaille in “Nabucco” – Intervista a cura di Ezia Di Capua

Cristina Martufi è nata a La Spezia, studia canto presso il Conservatorio Statale di Musica “G. Puccini” di La Spezia e contemporaneamente si laurea in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Parma. Si è perfezionata con il Maestro Angelo Bertacchi e con il soprano Fiorenza Cedolins. Vincitrice di numerosi concorsi internazionali. La sua carriera operistica inizia giovanissima nel 2002. Ha collaborato con moltissimi teatri italiani e stranieri.

La sua carriera  luminosa e ricca di successi non le ha fatto dimenticare la sua città natale. Conoscenza, competenza e disciplina sono fulcro dominante della sua forte personalità. Sugli echi del successo di “Nabucco” messo in scena al Teatro Civico della Spezia, il soprano Cristina Martufi, interprete di Abigaille, ha concesso in esclusiva a Ezia Di Capua Curatore dell’Associazione Coro Lirico La Spezia l’intervista di seguito pubblicata, la cui versione integrale è leggibile nel Blog di Sala Culturale CarGià: http://salacargia.blogspot.it/

La straordinaria interpretazione di Abigaille, applauditissima al Teatro Civico della Spezia, ha messo in rilevo un personaggio straordinario, una tua creazione molto sentita e molto intensa anche nella recitazione. Cosa ci puoi dire, come ci si avvicina ad un’opera monumentale come “Nabucco”?
Con rispetto, grande umiltà e apertura mentale. Il ruolo è tra i più temuti dai soprani di tutto il mondo, e non a torto: al di là della tessitura al limite delle capacità canore, il rischio più grande che si corre è quello di lasciarsi trascinare dalle emozioni e di non rendere giustizia al personaggio come si dovrebbe. E’ un sottile gioco di equilibri, tra controllo ed emotività, tutto teso nel rendere al meglio la partitura verdiana.

Hai lavorato nella tua carriera con i più grandi registi. Chi tra loro è riuscito a valorizzare meglio il tuo talento? Qual è stata, finora, l’esibizione  più emozionante?
Ogni esibizione lascia un segno imperituro in un’artista, ed è giusto che sia così. Inoltre, più passano gli anni più mi convinco che tutti hanno qualcosa da insegnarci, per questa ragione non mi sento di fare nomi perché dimenticherei sicuramente qualcuno e la cosa mi rattristerebbe. L’esibizione più emozionante è stata sicuramente Suor Angelica nel 2013, due mesi dopo il parto: entrare nella psicologia di un personaggio che perde suo figlio nel momento in cui ero appena diventata mamma è stato travolgente e sconvolgente.

Sei legata al M° Massimiliano Piccioli, famoso direttore d’orchestra, cosa cambia per un interprete se sul podio c’è un “familiare” di così forte temperamento e spessore artistico?
Quando un rapporto dura da 15 anni come il nostro, l’affinità musicale arriva a livelli impensabili, basta uno sguardo per capire come condurre una frase, come risolvere un passaggio. Del resto vivere con un direttore d’orchestra molto esigente mi ha formata a livello musicale in modo eccezionale, facendo si che quando lavoro con altri direttori, e questo succede la maggior parte delle volte che mi esibisco, ricevo sempre complimenti per la mia preparazione.

Sei un’artista molto amata che ha avuto molti riconoscimenti. A cosa pensi sia dovuta la profonda sintonia con il pubblico?
Quando si intraprende una carriera di cantante bisogna mettersi in gioco, “donarsi” al pubblico senza riserve, forse il pubblico in me sente questo, che non ho paura di espormi quando mi esibisco, per rendere al meglio il personaggio e la splendida musica che ho la fortuna di interpretare.

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