Intervista a Marcello Delfino. Le ragioni dell’addio alla squadra Pd in Consiglio Comunale

LA SPEZIA – Marcello Delfino, da anni impegnato nella politica attiva, in passato ha ricoperto incarichi di primo piano; è stato Segretario provinciale della Margherita, poi Assessore al Bilancio e Vicesindaco con Giorgio Pagano. È stato tra i fondatori del Pd spezzino. Ad aprile, ha rassegnato le dimissioni irrevocabili dal Consiglio Comunale in cui era stato eletto nelle fila del Pd.  Un gesto che ha fatto scalpore; dalla Giunta erano già usciti  i tre assessori Basile, Pollio e Natale, per protesta contro la rimozione dell’assessore Stretti da parte del sindaco.

Marcello Delfino, vuol spiegare ai lettori le ragioni che, dopo tutti questi anni d’impegno,  l’hanno convinta a “lasciare”?

C’è sicuramente, alla base, un profondo disagio che sto vivendo in ordine ad una appartenenza che mi convince sempre meno vista la profonda trasformazione che l’attuale Segretario nazionale Renzi ha determinato nel mio partito, snaturandolo nei riferimenti ai valori ispiratori, al blocco sociale che lo sostiene ed ai conseguenti interessi da difendere.

Aggiungo che nella nostra provincia la situazione è anche più difficile essendo il partito in mano ad una classe dirigente che lo sacrifica sull’altare di sfrenati personalismi e lo spoglia di qualsiasi ambizione che sia soltanto politica e non legata al successo di qualcuno.

La decisione, in questo contesto, è il risultato di una riflessione “da insonnia”, dopo una battaglia di un buon numero di consiglieri comunali, sulla scia delle coraggiose dimissioni di tre assessori,  volta a riportare la discussione su temi istituzionali sottraendola alle diatribe di corrente.

Non sono rimasto deluso per aver perso una battaglia, io non sono di quelli che pensano che si debbano combattere solo battaglie che si è sicuri di vincere, sono rimasto deluso perché ho avuto la sensazione che non ci sia stata la determinazione necessaria, anche per quanto mi riguarda.

E siccome penso che per finire la consigliatura in maniera utile per i cittadini avremmo dovuto intraprendere nel prossimo futuro confronti/scontri ancora più impegnativi, ho ritenuto non ci fossero le condizioni per poterlo fare.

Non mi sono mai piaciuti i passaggi da un gruppo consiliare all’altro, pertanto ho ritenuto più corretto dimettermi dal Consiglio.

Penso infine che le persone che sanno accettare come dono del cielo l’inclemenza del tempo che passa debbano anche conseguentemente saper dimensionare il proprio impegno politico.

Da qui “i raggiunti limiti di età” che ho evidenziato nella lettera di dimissioni che hanno fatto sorridere qualcuno.

Ma purtroppo non c’è niente da ridere.

Esistono logiche di corrente dentro il Pd? E quanto pesano nel governo della città?

Le logiche di corrente esistono certamente, ma io non mi scandalizzo.

Le correnti, se interpretano sensibilità politiche sono una ricchezza.

Diventano deleterie quando si trasformano in comitati elettorali di qualcuno, quando vi si entra e vi si esce non in base alla condivisione o meno delle posizioni ma al grado di fedeltà al capo.

Ho sempre pensato che l’obbedienza, dopo l’infanzia, non sia più una virtù ma se mai una rinuncia ad assumersi delle responsabilità.

Nel governo della città, le dispute fra correnti non dovrebbero pesare perché le istituzioni meritano un impegno volto esclusivamente all’interesse dei cittadini.

È proprio per questo che abbiamo ritenuto ingiustificata, così come tutta una serie di atti e dichiarazioni nel corso della presente consigliatura, la sostituzione di Stretti soprattutto dopo che il Sindaco ne ha spiegato i motivi.

Visione miope o rischio calcolato? C’è un problema di prospettiva in questo modo di condurre la vita politica locale?

Visione miope, purtroppo. Magari ci fosse qualcuno che calcola i rischi. Si accorgerebbe che Livorno non è davvero tanto distante.

Andando avanti così la prospettiva è quella di trasformare il dibattito politico, qualsiasi cosa riguardi, in apertura di fronti di guerra. O stai con me o sei contro di me. A prescindere.

Quando le strategie di posizionamento non hanno più niente a che fare con il confronto sui problemi accade quello che è accaduto di recente sul waterfront, fino al punto di cambiare posizioni per nobilitare lo scontro con chi non è più funzionale alle strategie personali.

I problemi dei cittadini non sono più il fine da raggiungere ma lo strumento per giustificare alleanze o inimicizie.

Qual è la prossima battaglia in cui s’impegnerà?

Sono impegnato a sostegno dei referendum per l’abrogazione della legge elettorale Italicum ed il respingimento della proposta di revisione costituzionale sostenuta dal Governo.

La Costituzione nata dalla Resistenza è una cosa seria e rappresenta le fondamenta della nostra convivenza civile.

Per modificarla in maniera così importante si doveva ricorrere ad una Assemblea Costituente.

Al di là del merito delle questioni, questo paese, che ha già sofferto vent’anni di berlusconismo, non può diventare come la Turchia o qualche paese sudamericano dove ogni governo eletto mette mano alla Costituzione per promuovere regole che ne garantiscano la durata rendendo sempre più difficile il ricambio e l’alternanza.

Il combinato disposto di revisione costituzionale e legge elettorale, se approvate, feriranno pesantemente il principio della sovranità popolare restringendo sempre più gli spazi di rappresentatività in nome di una governabilità che avrebbe, invece, bisogno di maggior credibilità ed autorevolezza piuttosto che di stampelle costituzionali.

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