Stiamo comunque vivendo un sogno di Marcello Delfino

LA SPEZIA – I ragazzi non hanno mollato, almeno loro.

La sconfitta interna col Pescara, dolorosa ma ineccepibile, avrebbe potuto avere un effetto-valanga trascinando con sé fatiche e speranze, sacrifici ed illusioni, passato e presente riservandoci un futuro di rimpianti e di recriminazioni.

Ma i ragazzi ed il loro mister non hanno perso la Trebisonda, hanno trovato, ognuno in se stesso e tutti insieme, quell’equilibrio intellettuale e quella forza morale che ha consentito loro di riprendere con apprrezzabile serenità il cammino solo interrotto.

A Vicenza non hanno sfoderato una partita strabiliante, hanno mostrato una squadra autorevole, consapevole della propria forza, che ha saputo tenere a bada tensioni ed emozioni.

Una partita normale, insomma, dove è normale che chi vanta sedici punti in più in classifica vinca con   relativa facilità.

È apparso tutto semplice, anche se semplice non era davvero. Il gol iniziale è stato certamente d’aiuto, ma la squadra ha ostentato una solidità ed una compattezza definitivamente acquisite ed una armonica assuefazione al sistema di gioco ormai completamente metabolizzato per il quale ognuno sa cosa deve fare, quasi a prescindere dagli avversari.

Sono probabilmente queste sicurezze che consentono di superare qualche colpo d’incontro che nel pugilato fa crollare anche il migliore incassatore.

Il colpo lo si accusa, come è normale che sia, ma si riparte ritrovando il ritmo giusto e la giusta convinzione.

Difficile dire se il segreto stia nell’aver costruito un gruppo che sta davvero bene insieme, dentro e fuori del campo, come testimoniano gli stessi ragazzi, o nella capacità dell’allenatore di riuscire a far prevalere nella mente dei giocatori la lucidità dei comportamenti che sa proteggere dall’eccessivo trasporto delle emozioni.

Forse entrambe le cose, sostenute e rafforzate dalla coscienza di aver fatto sempre il proprio dovere, fino in fondo, e di aver dato il meglio di sé.

Anche l’affetto che il pubblico trasmette, oggi viene gestito con più equilibrio, col giusto distacco in modo da viverlo come una forza capace di spingere piuttosto che come un condizionamento, talora negativo, allorché il desiderio di non deludere diviene tale da pesare troppo sulle gambe.

Dal punto di vista tecnico, poi, la squadra sembra riuscire a dare sempre il meglio di se stessa e nel calcio questo non è mai scontato, anzi, si ha spesso la sensazione che si possa fare comunque meglio.

A Vicenza, dicevo, i punti di differenza si sono visti tutti e una volta tanto anche noi, che seguiamo con passione e trepidazione, abbiamo potuto partecipare senza troppa apprensione.

Un giovane amico tifoso che condivide con me gioie e patimenti, verso la fine della partita, mi ha inviato un messaggio che sottolineava come, per una volta, non si dovesse nemmeno soffrire.

Le scelte di Di Carlo sono sempre ragionevoli e motivate dal lavoro della settimana.

La rosa è davvero larga e di livello ed offre soluzioni che facilitano comunque la necessità di gestire al meglio fatiche e diffide.

Abbiamo rivisto al “Menti” il laterale destro Martic di cui avevamo quasi perso le tracce e lo abbiamo ritrovato, impegnato e generoso, assolutamente all’altezza del compito.

E che dire di Dario “scooter” Canadjija che oltre alla consueta caccia al pallone ed agli inseguimenti degli avversari, ha saputo inserirsi al momento giusto e depositare in fondo alla rete con apparente facilità la geniale ispirazione di Sciaudone.

Per non parlare del nostro scugnizzo Acampora che non era ancora entrato in campo e già levava al cielo il parastinco dedicato alla sua amata.

E, infine, dovremo valorizzare un po’ di più le prestazioni di Piccolo che magari non segna quanto ci auguravamo ma che unisce qualità e sacrificio, pericolosità e sicurezza, allorché alterna con generosità le due fasi di difesa ed attacco sulla fascia destra.

Salutiamo con entusiasmo la ricostituzione della fascia sinistra più forte del girone con Migliore e Mario “freccia dell’Adriatico” Situm di nuovo all’opera per sventrare le difese avversarie.

È comunque già un sogno quello che stiamo vivendo.

E anche a Latina, con calma e nervi saldi……. si può fare.

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