Lo spettacolo deve continuare: i Queen

Lo spettacolo deve continuare, Lo affronterò con un largo sorriso. Avanti con lo spettacolo. Sarò l’attrazione principale, esagererò. Devo trovare la volontà di andare avanti” .

Molti pensano, erroneamente, che “Show Must Go On” sia il testamento musicale di Freddy Mercury, ma non è così. Questo brano è stato scritto dal chitarrista della band, Brian May, ma l’interpretazione come sempre magistrale di Mercury, è l’emblematico epitaffio del carismatico leader morto precocemente. I Queen sono stati una delle band che ha venduto di più al mondo e che ha fatto della teatralità e della molteplicità di stili musicali il proprio marchio di fabbrica.

Si diceva del carisma di Freddy Mercury: è stato considerato finora il maggior frontman, autentico animale da palcoscenico. Nessuno sapeva trascinare e coinvolgere il pubblico come lui, i concerti dei Queen erano delle immense rappresentazioni sceniche e teatrali, coreografate dall’abbigliamento glam e dandy del gruppo intero. Farrokh Bulsara, questo era il vero nome di Freddy, era nato nello Zanzibar ed aveva origini indiane; cresciuto a Londra, ammiratore di Jimi Hendrix, era cantante e pianista di buon livello.
La formazione definitiva si completò nel ’71 con l’entrata nel gruppo del bassista John Deacon che si aggregò al succitato Brian May ed al batterista Roger Taylor. La scelta del nome della band fu fatta dallo stesso Mercury che voleva un termine breve, facile da ricordare e legato alla tradizione britannica. Il simbolo del gruppo, disegnato da Freddy, rappresenta i segni zodiacali dei componenti con connotati quasi araldici:  due leoni per Taylor e Deacon, il granchio per il cancerino May e due fate per la vergine Mercury, il tutto a contornare lo stemma della casa reale inglese sormontato dalla fenice, simbolo di rinascita continua.

Una caratteristica dei Queen è la non etichettabilità del loro genere musicale perché sebbene da molti considerati hard-rock, hanno spaziato attraverso i generi più disparati e per dipanare questa matassa, ci aiuteremo con i loro brani più famosi. Partiamo da quello che è considerato il loro pezzo meglio riuscito, “Bohemian Rhapsody”, con l’intro inconfondibile di pianoforte che dà al brano un’impronta classica ed uno sviluppo progressive che sfocia in un cantato corale in stile operetta ed un finale rock-melodico. “Somebody To Love”, una specie di gospel rockeggiante dove troviamo un pallino di Mercury ossia i cori. “Another One Bites The Dust”, il singolo in assoluto più venduto con sette milioni di copie, è un misto tra funky e disco-music con un giro ossessivo di basso che la fa da padrone. Fu Michael Jackson a spingere i Queen a pubblicarlo come singolo, il successo fu immediato e planetario. Poi ci sono i due brani che in concerto servono a scatenare il pubblico e che sono diventati dei classici tra le tifoserie negli stadi: “We Will Rock You” e “We Are The Champions”. Il primo è un blues-rock sostenuto da un sottofondo di battimani che ne scandiscono il ritmo, impressionanti le immagini delle folle dei loro concerti che lo eseguono a tempo. Il secondo è un rock melodico che ormai è un inno consolidato in occasione di premiazioni sportive per via del testo, decisamente esplicito. “Crazy Little Thing Called Love”,  un semplice brano rockabilly pensato in tre minuti da Freddy ed inciso in mezzora; questa hit mondiale è particolare perché suonata alla chitarra dallo stesso Mercury ed è stata ripresa da Michael Bublé per uno spot pubblicitario. “I Want To Break Free”, un pop-rock scritto da Deacon il cui videoclip provocò una frattura tra i Queen ed il mercato americano perché girato dalla band in abiti femminili venendo cosi’ censurato per sette anni da MTV. “Who Wants To Live Forever”, splendido rock-sinfonico scritto da May ed inserito nella colonna sonora del film Highlander, una delle canzoni più struggenti della band con un’interpretazione magistrale di Mercury. Per chiudere questa parziale carrellata sui tanti generi proposti dal gruppo britannico, non poteva mancare “Radio Ga Ga”, un pop-rock elettronico  scritto da Taylor ed ispiratogli dal figlioletto quando iniziava a parlare. Quando i Queen lo hanno eseguito al celebre concerto per l’Etiopia Live Aid, l’effetto provocato dalla folla che lo ritmava all’unisono ha fatto il giro del mondo ed è diventato un momento tipico delle esibizioni live dei quattro inglesi. Il relativo video è ispirato dal film Metropolis del 1927 e Lady Gaga deve il suo nome d’arte a questo pezzo.

I Queen sono considerati il miglior gruppo dal vivo di sempre, hanno venduto sfracelli di dischi, il loro Greatest Hits ha superato Sgt. Pepper’s dei Beatles. Citazioni nei film e cover di altri artisti, premi e riconoscimenti, meriterebbero un articolo a parte. La malattia di Freddy Mercury venne tenuta nascosta il più a lungo possibile fino alla scomparsa nel ’91, a soli 45 anni. Una broncopolmonite intervenuta sul suo corpo minato dall’Aids gli fu fatale. Quel corpo di un uomo che si agitava gioioso e fiero sui palchi di mezzo mondo, un uomo rimasto nel cuore dei fans della prima ora e di quelli acquisiti dopo la sua morte, come si conviene ai grandi.

(Fabrizio Bordone)

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