La femmina nuda. Recensione di Gaia Fabbri

La femmia nuda
di Elena Stancanelli

Progetto grafico Studio Cerri & Associati

156 pagine 17 €
La nave di Teseo 2016

 

Questo è uno di quei libri che ho proprio divorato. Sarà che è facile immedesimarsi in Anna, una donna di successo, intelligente, con un lavoro interessante, che va in pezzi quando, dopo cinque anni, la sua storia d’amore con Davide affonda in una palude di bugie, tradimenti, ricatti. Comincia così a spiarlo, a leggere i suoi messaggi sul telefonino, sui social. Non dorme più, si ubriaca per riuscire a dormire, non mangia e fuma troppo. Per un intero anno resta vittima dei suoi stessi comportamenti, di un’insana gelosia, per un anno rimane in quello che chiama il regno dell’idiozia, senza riuscire ad uscirne.

Il libro è una lunga confessione a Valentina, la migliore amica di Anna, l’unico momento in cui, sotto forma di lettera, la protagonista riesce a raccontare tutto ciò che ha passato, le umiliazioni, l’ossessione, la morbosità.

“La nostra non era più una storia d’amore, ma un apparato psicotico che mi forniva un’umiliazione costante.”

 

Il dramma di Anna assomiglia a quello di ognuno di noi, al dolore che spesso si portano dietro le storie d’amore, inutile e totalizzante.

“E nemmeno ti racconto questa storia per dimostrarti cosa ho imparato, perché non ho imparato niente. Non ho messo da parte alcuna massima che potrà tornarmi utile, non ho rafforzato le mie difese e, soprattutto, non sono diventata migliore. Non sono neanche sicura che mi sia servita di lezione, così da escludere che mi capiti di nuovo. Anzi.”

 

E’ al corpo che Anna si affida per sconfiggere il dolore, perché è l’unica cosa su cui possiamo sempre contare, l’unica capace di indicarci i nostri confini e i nostri bisogni.

 

Elena Stancanelli: è nata a Firenze nel 1965, ha scritto romanzi e racconti, collabora con “la Repubblica”.

 

Liberitutti

 

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