Oltre le porte della percezione: The Doors

La maggior parte dei gruppi musicali nella storia hanno sempre avuto un leader, di solito il cantante, che catalizza la scena. È successo per gli Stones con Mick Jagger, i Queen con Freddy Mercury, i Nirvana con Cobain e via dicendo. Fanno eccezione in pochi, Beatles e Pink Floyd su tutti, ma non è certo il caso dei Doors. Jim Morrison, è stato un’icona per generazioni di giovani, un simbolo, un mito, alla stregua di un Che Guevara o Bob Marley. Molti ragazzi hanno conosciuto questo gruppo formidabile dopo molti anni dalla morte dello stesso Jim, soprattutto dopo l’uscita del film nel ’91, ma ancora oggi il fascino che suscitano le musiche e le parole della band californiana è immutato.
Parlare dei Doors, significa, inevitabilmente, parlare quasi solo di Morrison; il carisma non è acqua e Jim ne aveva da vendere, vuoi per le poesie che faceva tradurre in musica dalla band, vuoi per le decine e decine di comportamenti eccessivi, oltraggiosi e sopra le righe messi in atto nei brevi ma intensi sei anni di vita. Eppure, il gruppo era formato da validi musicisti, conviene ricordarli, anche per rendere loro il giusto merito visto quello che hanno dovuto passare vivendo a contatto con un personaggio così forte e scomodo: Ray Manzarek (Tastiere), Robby Krieger (Chitarra), John Densmore (Batteria) e lui, The Lizard King, il Re Lucertola con le sue visioni lisergiche. Il padre di Jim, un ammiraglio della Marina, voleva per il figlio una carriera militare ed i continui spostamenti della famiglia contribuirono a formare il carattere insofferente del giovane Morrison. A scuola era un fenomeno, divorava libri di ogni genere, la sua cultura era inusuale per un adolescente; in particolare, amava Rimbaud e tutti quegli scrittori e poeti che parlavano della percezione reale della vita tramite la stimolazione della mente. Il nome scelto da Jim per la band, deriva infatti dal libro di HuxleyLe Porte Della Percezione” ed in particolare, da una frase ivi contenuta di William Blake: “Se le porte della percezione fossero spalancate, ogni cosa apparirebbe all’uomo come realmente è, infinita”. Influenzato da queste letture, ribelle di natura, nemico della disciplina, ben presto mette in pratica quanto letto con l’aiuto di alcool e droghe.

Per capire il carattere complesso di Morrison, è necessario conoscere l’episodio chiave che lo influenzò in modo profondo e che venne rivelato dallo stesso Jim, vale la pena di riportarlo testualmente: “ La prima volta che ho scoperto la morte… eravamo io, mia madre e mio padre, e forse anche mia sorella, e i miei nonni, e stavamo attraversando il deserto in auto all’alba e un autocarro pieno di lavoratori indiani era andato a sbattere contro un’altra macchina o non so cosa, ma c’erano indiani sparpagliati per la strada, sanguinanti e moribondi… ecco, questo fu il mio primo impatto con la morte, dovevo avere quattro o cinque anni. Abbiamo accostato e ci siamo fermati… io ero solo un bambino, e un bambino è come un fiore con la testa scossa dal vento… penso davvero che in quel momento l’anima di uno di quegli indiani, o forse gli spiriti di molti di loro stessero correndo in giro come impazziti e siano balzati nella mia testa e io ero come una spugna pronta ad assorbirli. Questa non è una storia di fantasmi. È qualcosa che ha un significato profondo per me. ».

L’album di esordio, “The Doors”, già contiene dei classici straordinari come “Light My Fire”, “Alabama Song”, “The End”, ma tutto il disco è considerato una delle migliori opere prime del rock. “The End” è importante perché utilizzata da F.F.Coppola nel finale di “Apocalypse Now” e per la versione “edipica” usata da Jim in concerto che gli valse uno dei tanti arresti (Padre? Sì, figliolo? Voglio ucciderti. Mamma, voglio sc……tutta notte). Jim Morrison è stato censurato varie volte sia per i testi che spesso parlavano esplicitamente di sesso che per gli atteggiamenti sul palco dove si presentava sempre come minimo ubriaco. Non si contano i concerti annullati per l’impossibilità di esibirsi a causa delle sue condizioni alterate. Ma la genialità di Morrison andava oltre gli eccessi che lo porteranno ad una morte precoce. Tra i tanti brani memorabili, ne citiamo uno per ogni album in studio :“The Crystal Ship”, “People Are Strange”, “When The Music’s Over”, “Hello I Love You”, “Roadhouse Blues” e “Riders On The Storm”. La storia musicale dei Doors è tutta condensata in sei anni intensi, fatti di concerti con folle acclamanti, di pause forzate e si conclude con la morte di Jim Morrison avvenuta nella vasca da bagno della sua casa di Parigi, alla fatidica età di 27 anni, sorte toccata a molti suoi colleghi (vedi il seguente articolo precedente: Il Club 27 e la maledizione del rock).

 Questa band leggendaria ha influenzato la storia della musica come poche altre e tutte le vicende di contorno hanno creato, nel bene e nel male, un alone di leggenda che, come il fuoco di “Light My Fire”, sarà difficile estinguere. Ladies and gentlemen, from Los Angeles, California…The Doors…

(Fabrizio Bordone)

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