Non molliamo mai di Marcello Delfino

La Spezia – Il commento sulle labbra di gran parte degli sportivi che martedì sera lasciavano delusi gli spalti del Picco e si avviavano in mesto corteo verso il viale Fieschi era riferito al fatto che tutte le volte che si presenta l’opportunità per fare il passo avanti decisivo, falliamo la ghiotta occasione.

Argomentazione ricorrente, purtroppo, che si esprime a caldo, quando lo sconforto per il mancato risultato atteso è predominante rispetto alla valorizzazione dei buoni risultati precedenti che ci hanno consentito questa opportunità oltre alle obiettive difficoltà che ogni partita ormai presenta, in special modo quelle quelle che ci vedono di fronte ad avversari competitivi .

Ma tornando un po’ indietro non possiamo non commentare l’ottima prestazione che ha consentito di raccogliere un meritato pareggio in casa della capolista Crotone. Risultato di grande prestigio

se si considera che è arrivato dopo la vittoria in trasferta a Cagliari ed a quella casalinga con il Novara.

Un primo tempo davvero eccellente quello giocato dallo Spezia a Crotone, una ripresa più guardinga, con brivido finale che la buona sorte ha reso tuttavia innocuo.

Sabato, a Crotone, abbiamo rivisto all’opera un ottimo Juande che si è presentato proprio come ce lo ricordavamo e che ha giocato con la usuale attitudine davanti alla difesa a fare da argine alle avanzate avversarie ed ad impostare le ripartenze dei nostri attaccanti.

Abbiamo visto ormai vicinissimo al meglio delle sue potenzialità Nico Pulzetti, avviato a tornare quello che era prima dell’incidente che lo ha tenuto a lungo lontano dagli eventi agonistici.

Dopo la sconfitta casalinga con il Trapani, i sette punti conquistati con Cagliari Novara e Crotone sembravano aver fatto dimenticare del tutto la sfortunata parentesi oltre ad averci collocato ai vertici della classifica, in posizione per spiccare l’ennesimo volo capace di proiettarci in maniera più sicura e stabile nelle posizioni di testa.

E l’incontro col Pescara in casa, nel turno infrasettimanale, era proprio l’occasione per distanziare quasi definitivamente un insidioso avversario e per sistemarci la sotto le prime due.

Ed è su questo mancato obiettivo che recriminavano martedì sera i tifosi lasciando delusi lo stadio fra una considerazione e l’altra di ordine tecnico come si addice a chiunque ami questo sport e se ne senta comunque sapiente intenditore.

Il Pescara in vece si è confermato avversario ostico e ben disposto in campo e, nonostante le diverse ed importanti assenze, ha da subito ostentato maggior brillantezza e brio a fronte di una manovra lenta e prevedibile dello Spezia.

A volte ti capitano squadre che, al di là della effettiva differenza di valori, sembrano costruite apposta per renderti difficile la vita, quasi fatte su misura per poterti contrastare meglio.

E’ questa la sensazione che si è avuta da subito al Picco martedì sera.

Supremazia territoriale spezzina con manovra e possesso di palla troppo lente e spigliatezza della squadra ospite che quelle poche volte volte che si portava nella nostra metà campo dava netta l’impressione di poter essere decisiva.

Ed è quello che è successo al termine del primo tempo allorché un impressionante La Padula, non solo per il gol, ha beffato la nostra difesa che sulle palle alte che provengono dalle fasce mostra una inadeguatezza che ci sta costando molto cara.

Stesso film anche a Crotone dove, per fortuna, l’arbitro ci ha generosamente salvato fischiando, in una situazione del tutto simile, un fallo che ai più è parso quantomeno dubbio.

I maestri di calcio di una volta, ma credo anche quelli attuali, insegnavano che deve essere il difensore a spostare l’attaccante per impedirgli di raggiungere la palla e non, al contrario, l’attaccante che allontana, sbracciando, il difensore per poter realizzare indisturbato.

Gli amanti delle statistiche che su certa stampa sportiva si esercitano a contare, quasi quotidianamente, i punti dello Spezia da quando è arrivato Di Carlo per sottintendere ingenerosi paragoni farebbero bene a stilare un elenco delle reti subite per l’inadeguatezza, riguardo soprattutto al confronto aereo, del nostro centrale difensivo al quale riservano, a prescindere, voti altisonanti e presunte doti di assoluta insuperabilità.

Forse si renderebbe un po più di giustizia alla verità.

Ma guardiamo avanti sempre con fiducia, il cammino è difficile, e lo si sapeva, ma non impossibile specialmente ora che sembra assolutamente recuperato Mario Situm “freccia dell’Adriatico” e che si avvicina il recupero di Nenè.

Maggior comprensione meriterebbe “il nostro” Catellani, impiegato in un ruolo a lui non congeniale e che comunque non manca certo di impegno ed attaccamento ai colori.

E comunque, come gridano i ragazzi della curva, non molliamo mai.

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