La nostra primavera di Marcello Delfino

La Spezia – Questa volta non fu “fatal Novara”.
Anzi, questa volta la primavera, allora era il 23 marzo 1849, ci ha rincuorato con il suo sorriso e non c’è stato nessun Carlo Alberto che abbia dovuto lasciare.
Sempre più in sella, al contrario, e sempre più rafforzato da risultati e generale apprezzamento, Mimmo Di Carlo sta conducendo con equilibrio e buon senso una macchina che risponde bene ai comandi e non delude né dal punto di vista delle performances né da quello dell’affidabilità.
Le prestazioni divengono sempre più accorte e misurate rispetto al risultato che si persegue con intelligenza e spregiudicatezza, l’affidabilità è garantita da una rosa larga ed all’altezza che, grazie anche allo spazio lasciato alle forze più giovani, sembra assicurare ottimi ricambi, anche in corsa.
Certo non c’è un attimo di respiro, non ci sono pause.
Ci aspettano tre gare in dieci giorni, due trasferte, senza tregua.
Ogni partita, per dirla con un luogo comune, è una finale, nel senso che la classifica è così corta che una battuta d’arresto rischia di compromettere anche un cammino lungamente virtuoso come è stato il nostro.
Per questo è comunque importante non perdere, muovere sempre la classifica, perché le difficoltà sono in agguato anche per i competitori, fra scontri diretti e impegni con compagini che lottano col coltello fra i denti per la permanenza nella categoria.
Il successo interno col Novara, per esempio, ci consente di affrontare questa ennesima trasferta, che far i polsi, con più serenità, con la consapevolezza che comunque, a fronte di ogni risultato, saremo sempre nel gruppo dei primi.
Se poi sarà impresa, impresina o di nuovo impresona meglio per tutti. Anzi per noi.
Della partita col Novara vale la pena di ricordare lo splendido e decisivo gol che ci ha regalato la vittoria.
Davvero l’acrobazia di Calaiò, sempre per utilizzare luoghi comuni, valeva da sola il biglietto.
Avremo voluto soffrire meno, abbiamo segnato ad inizio gara, avremmo potuto chiuderla prima, ma in campo ci sono anche gli altri e la perfezione non è di questo mondo.
E, poi, se non si soffre un po’, che gusto c’è. La passione aumenta con il crescere delle difficoltà e la soddisfazione è maggiore quanto più grande è la tensione che l’ha preceduta.
Forse è masochismo, ma forse c’è anche un po’ di verità.
Sempre più integrati e decisivi Piccolo e Sciaudone che hanno davvero completato questa squadra.
Il “nostro” Catellani si spende senza sosta nella speranza di buttarla dentro ed è forse proprio quello che lo danneggia.
Cosa non darebbe per sentire il caldo coro del suo pubblico, dedicato a lui, per una rete realizzata.
Come in un circolo vizioso: più la cerchi e più difficoltà hai nel trovarla.
Come succedeva con le donne, da giovani naturalmente. Le cose più belle capitavano quando non ci pensavi neanche, quando eri in caccia non recuperavi mai niente.
A Crotone avremo due assenze importanti, Errasti e Migliore, due dei giocatori che hanno maggiormente inciso nel recente splendido crescendo della squadra.
Ma la rosa competitiva ci garantirà sostituzioni adeguate ed avremo forse l’opportunità di rivedere Juande, magari caricato a mille per dimostrare di non essere secondo a nessuno.
Non parliamo mai del portiere, vera saracinesca ed esempio di efficienza e compostezza.
Si vede chiaramente l’acquisizione di cognizioni tecniche su di un fisico già di per sé reattivo ed istintivamente predisposto. Se Rollandi lo fa migliorare ancora un po’ nelle uscite, diventa quasi perfetto.
Un ultimo apprezzamento sento di rivolgerlo ancora al mister per l’attenzione e l’equilibrio con i quali sollecita i giovani provenienti dalla Primavera consentendo loro inserimenti appropriati che non li mettano in difficoltà e li rendano invece in grado di dare effettivamente un contributo utile.
È tutto oro per il patrimonio della società.

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