Massimo Baldino (Comitato Piazza Verdi): “Quando la Soprintendenza pasticcia…”

Ci risiamo.

A tutti coloro che parlano e sparlano di Piazza Verdi, Piazza Europa, Scalinata Cernaia, Viale Amendola e ora Felettino, consiglio di leggere la sentenza nr 6826 del 21/12/15 del tribunale penale di Genova sulla vicenda dell’Acquasola.
Tutti:  Sovrintendenti, funzionari, costruttori sono stati condannati a pene oscillanti fra gli 8 mesi ed un anno e mezzo per aver deteriorato, manomesso, stravolto dalle sue originarie caratteristiche un “bene pubblico” per di più vincolato anche se in presenza di regolari permessi ed autorizzazioni.
E Piazza Verdi e compagnia e ora la Villa Cerretti del Felettino erano e sono “beni pubblici” vincolati o da vincolare.  La sentenza sopraccitata rimanda anche ad un’azione presso la Corte dei Conti per danno erariale contro i condannati perché qualcuno ha sbagliato; che poi lo abbia fatto in buona o cattiva fede poco importa:  chi era preposto ha lavorato male ( pagato dalla Comunità ).

E qui da noi tutti i vari “pasticci” nascono quasi sempre da un’autorizzazione della Soprintendenza delle Belle Arti di Genova, autorizzazioni che per quanto riguarda La Spezia sono sempre passate attraverso procedimenti istruiti dal funzionario responsabile dei procedimenti della provincia di spezia fino al 1/1/2016 data dopo la quale è stato rimosso da questo incarico.

Per Piazza Verdi che la datazione dell’età dei pini fosse sbagliata è innegabile:

– che il Soprintendente di allora Dottoressa Papotti nel 2013 rispondendo alla procura di Genova a seguito del primo esposto dell’Avvocato Giromini di La Spezia riferisca di essere stata tratta in errore dalla documentazione del Comune che datava i suddetti pini al dopoguerra,

– che il nuovo Soprintendente Architetto Rinaldi parli ora di “discutibile progetto di Daniel Buren e Vannetti” definendolo “del tutto estraneo al carattere della Piazza Novecentesca“,

resta il fatto che il bene pubblico Piazza Verdi è stato stravolto dalle sue caratteristiche originarie.

Su Scalinata Cernaia al Comitato era stato riferito dalla Soprintendente “a noi risulta che le piante originarie erano degli arancini” e questo perché da una vecchia fotografia dell’epoca apparivano macchie gialle sugli alberelli ( ma forse le fotografie con il tempo ingialliscono ). E in tutti questi casi se non erano i cittadini che recuperavano delibere e documentazione storica come ora anche Italia Nostra per il caso Felettino, si sarebbero compiuti palesi atti contro la legge . Non c’è giustificazione che tenga, specie se chi li compie è un istituzione pubblica.
Qualcuno deve rispondere e pagare per queste incompetenze, superficialità e non diciamo collusioni di varia natura che hanno distrutto e distruggono beni pubblici producendo danni ( costi quando va bene ) che in ultima analisi paghiamo noi cittadini.
Un’amministrazione comunale indipendentemente da Soprintendenza e quant’altro dovrebbe avere tutto l’interesse a preservare e valorizzare beni pubblici soprattutto se di valore storico – culturale, perché sono proprio questi beni che costituiscono l’identità di una comunità ed il suo valore anche attrattivo. Sembra quasi che queste identità, a La Spezia, faticosamente costruita alla fine dell’800, si debba dissolvere e con essa la capacità dei cittadini ad unirsi e a far valere i propri diritti.

Con il termine “riqualificazione” di aree degradate si nascondono progetti tecnicamente sbagliati ed uso di materiali inadeguati. In pratica la città ottocentesca è stata distrutta anzi che restaurata e conservata, basta pensare a Piazza Brin, Piazza del Mercato, Piazza Saint Bon, Via del Prione ed ora Piazza Verdi e le scalinate storiche. Di questi errori ormai palesi, indipendentemente da qualsiasi valutazione estetica, che richiederanno e richiedono manutenzioni continue, interventi riparatori ed in definitiva vero degrado qualcuno ne risponderà?

Massimo Baldino Caratozzolo  (Comitato Piazza Verdi)

Advertisements
Annunci
Annunci