Venerdì 1 aprile alla scoperta della Spezia del Seicento

Sulla carta attuale in rosso i palazzi antichi e le mura esistenti nel 600, in blu quelli scomparsi
Sulla carta attuale in rosso i palazzi antichi e le mura esistenti nel 600, in blu quelli scomparsi

LA SPEZIA – Venerdì 1 aprile alle ore 17 nella Sala Marmori in Camera di Commercio, si terrà il secondo incontro della rassegna “La Spezia e i suoi palazzi”, le conferenze e visite guidate organizzate nei weekend dal 10 marzo al 6 aprile dalle Edizioni Giacché con l’associazione “Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia” e con il “Lions club”, una sinergia tra operatori e associazioni culturali della nostra città che ha prodotto un programma ricco e multidisciplinare, con presentazioni diffuse sul territorio.

L’oggetto di questo secondo appuntamento è la Spezia di metà Seicento, ricostruita dagli architetti Federica Lazzari ed Elisabetta Scappazzoni; una città profondamente diversa dall’attuale, poiché il tessuto urbano nei diversi momenti della storia unitaria è stato più volte stravolto, ferito e radicalmente modificato.

Una Spezia che, oggi, senza lo studio di questi due architetti non riusciremmo forse neppure ad immaginare, e che grazie alla loro ricostruzione ci viene riconsegnata, casa per casa, con le sue contrade e le sue piazze, le mura e le porte, i pozzi, i giardini e gli orti “vineati e fruttiferi”, all’epoca tanto estesi.

Lo studio di Lazzari e Scappazzoni, che nella conferenza si avvarranno dell’ausilio della proiezione d’immagini, di carte e confronti fotografici tra l’antico e l’attuale, è pubblicato nel volume “La Spezia nel Seicento” ed è basato sulla “caratata” del 1646, un estimo ad uso fiscale della Repubblica di Genova, che ci presenta un borgo con sei porte guardate da altrettanti portinari addetti a «serarle alla sera & aprirle alla mattina a hore debite». Era difeso dai baluardi, dal castello e dalle mura appena costruite che dalla Porta della Marina misuravano «palmi 18 sino allo cordone e palmi 6 di sopra lo cordone».

La comunità provvede alla loro cura così come a quello dei canali e delle strade pubbliche perché «sijno mantenute in buono stato» e si provveda «a tutto quello che sarà necessario per mantenimento di muraglie, baluardi, artiglierie», o, ancora, «che li canali o torrenti siano ben fortificati» e che «le acque non si stagnino e causino cattiva aria».

Nel borgo scopriamo, dunque, che il Pozzo del Gallo era luogo assai frequentato e «tenuto in consideratione»; che nella Contrada dei Biassa, si trovavano palazzi «con chiostro con alquanti alberi», e che la zona residenziale per eccellenza era l’antica palazzata a mare di Piazza di Sant’Agostino. Via del Prione era il principale asse viario commerciale, con le sue botteghe e le attività, mentre il centro politico e amministrativo era la Piazza Pubblica, con la celebre colonna di San Rocco, a cui si affiggevano le liste dei creditori e debitori della Repubblica.

Al termine la storia del Monastero delle Clarisse e della Chiesa di Santa Cecilia, la cui costruzione ebbe inizio nel 1593. Al complesso le autrici hanno dedicato, oltre ad un ampio excursus storico corredato da ricostruzioni e rilievi architettonici, anche un progetto di recupero dell’antica struttura.

Gli incontri sono a ingresso libero (info Edizioni Giacché: 0187 23212)

Advertisements
Annunci
Annunci